Il dilemma dei concorsi

Il caso delle scuole senza presidi e l’assurda lentezza dello Stato

Il caso delle scuole senza presidi e l’assurda lentezza dello Stato
Cronaca 19 Settembre 2018 ore 09:45

C’è una figura non prevista nella scuola italiana con cui famiglie, professori e alunni hanno sempre più a che fare. Li hanno chiamati “reggenti”. In Italia sono ormai oltre duemila, quest’anno cinquecento in più rispetto all’anno scorso. Chi sia il “reggente” ormai è ben noto a tutti: è colui che fa le funzioni del preside in una scuola che è rimasta senza dirigente. Il reggente è preside in un altro istituto ma viene chiamato a coprire provvisoriamente il buco che si è aperto in una scuola. Gli effetti sono facili da immaginare, in quanto le scuole con reggente hanno tutti i processi decisionali rallentati e soprattutto non hanno spazio per costruire una loro progettualità. Ritrovarsi nella scuola a reggenza con un preside, se va bene, solo per un’ora al giorno, non è il massimo. Si può solo sperare che i docenti siano poi, con il reggente, ancora disponibili a dare una mano concreta, oltre lo specifico dei loro incarichi.

 

 

Perché si è arrivati a questa situazione paradossale? Il problema è che, dal 2011, non si fanno concorsi per immettere nuovi presidi nelle scuole e intanto, data l’età media piuttosto alta, in molti in questi anni hanno lasciato l’incarico perché sono andati in pensione. Così, tra sedi lasciate libere dai pensionamenti e scuole sottodimensionate perché con pochi alunni, oltre un quarto delle ottomila e cinquecento scuole del Paese sono senza un proprio dirigente. Questo vuol dire che, essendo appena seimila e quattrocento i capi d’istituto in servizio, uno su tre deve accettare una reggenza e oltre metà degli istituti italiani dovrà dividere un preside in condominio. Lo Stato non ha fretta di risolvere il nodo, anche perché la situazione si traduce in un notevole risparmio: il costo lordo di un preside sfiora i cinquemila euro mensili (stipendi intorno ai 2.500 euro); la reggenza viene invece compensata con rimborsi di circa settecento euro lordi. Non ha fretta neanche sui tempi del concorso per 2.450 nuovi posti: la prima prova così assurda, con migliaia di domande sulle quali farsi trovare pronti, ha indotto molti alla rinuncia. Su 34.580 iscritti se ne sono presentati diecimila in meno, alle fine solo il 38 per cento ha superato la prova selettiva. Lo scritto è stato fissato per il prossimo 18 ottobre, ma va sottolineata l’età media degli aspiranti presidi: 50 anni.

 

 

Fino a otto anni fa, la situazione era diversa. Quando una scuola rimaneva senza preside, si nominava un incaricato provvisorio in attesa di un nuovo preside di ruolo, vincitore di concorso. Poi è stato abolito l’istituto dell’incarico di presidenza e, in base a un accordo tra governo e sindacati, è stato creato l’istituto della reggenza. Oggi i sindacati sono ovviamente pentiti di quell’accordo, ma il pasticcio è stato ormai combinato. Così si sono create situazioni surreali, come quella del preside dell’istituto comprensivo di Sedegliano, in provincia di Udine, che governa 29 plessi distribuiti sul territorio con 3.200 alunni. Com’è facile intuire, in alcuni non ha mai neanche potuto metterci piede…

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