Il lato positivo

Che bello lo smart working se sei mamma di due bimbe e lavori a Milano

Giulia lavora in una redazione tv e racconta come il “lavoro agile” le abbia cambiato in meglio la quotidianità. Anche in famiglia

Che bello lo smart working se sei mamma di due bimbe e lavori a Milano
10 Ottobre 2020 ore 17:03

di Heidi Busetti

Punto primo, un netto risparmio sulla spesa di benzina e autostrada. Punto secondo, un netto risparmio in termini di tempo. Punto terzo, la vita di casa che si fa quotidianità. Certo, quando i bambini erano a casa per il lockdown la fatica di lavorare nello stesso spazio era immane. Ma ora che le scuole sono iniziate, lavorare da casa (il famoso smart working) è diventato più semplice.

«Il vantaggio è che io guadagno un’ora di viaggio sia all’andata che al ritorno, per un totale di due ore passate al computer anziché al volante – racconta Giulia Revera, che lavora in una redazione per programmi televisivi -. Inoltre ho più flessibilità nella gestione del lavoro perché, può sembrare strano, ma non avendo i colleghi intorno riesco a concentrarmi meglio su ciò che sto facendo raggiungendo prima gli obiettivi. Con le bambine è relativo: certo con la piccola di un anno e mezzo ho dovuto trovare una soluzione alternativa, mentre la bimba di cinque esce al mattino alle nove e torna alle cinque, lasciandomi parecchio respiro».

Niente nido? Chiediamo. «Assolutamente no. Ho dovuto ripiegare su una tata per via del Covid. Infatti con i provvedimenti per cui con un po’ di raffreddore si doveva tenere a casa il bambino, ho pensato non fosse opportuno pagare una retta rischiando poi di ritrovarmi ad assumere una tata in caso di quarantena. Il primo anno di nido poi è il più complicato, è quello in cui ti portano a casa qualunque virus. Ecco perché ho preferito non rischiare. Certo, se entrambe le bimbe trascorressero le giornate al nido e alla scuola d’infanzia, lavorerei probabilmente il doppio rispetto all’ufficio».

Non a caso si chiama smart working, ovvero lavoro agile. Diminuisce il traffico in città, si recupera tempo prezioso evitando gli spostamenti e non occorre più investire in locali che facciano da ufficio. Una vera rivoluzione. «Con i colleghi mi sento ogni mattina per fare il punto della situazione. Abbiamo installato ogni sorta di app, da Zoom a Meeting, a Microsoft Teams e in base al cliente scegliamo la piattaforma sulla quale incontrarci. Tra di noi invece usiamo WhatsApp per suddividerci i compiti e decidere il da farsi. Al termine della giornata si tirano le somme, così da non perdere il punto, avere la situazione sempre sotto controllo».

E se chiediamo a Giulia se proseguirebbe nell’esperienza dello smart working la risposta è di quelle scontate. Un sì detto quasi sottovoce, ma deciso, come a voler dire: potrei mai affermare il contrario?. «Lavoro a Milano e la vita dei pendolari è davvero dura – termina Giulia -. Certo, se lavorassi a Bergamo non esiterei a tornare in ufficio. Anche le relazioni con i colleghi sono di fondamentale importanza».

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