Bip, sms, notifiche

Che fatica fa il nostro cervello ogni volta che suona lo smartphone

Che fatica fa il nostro cervello ogni volta che suona lo smartphone
08 Agosto 2015 ore 11:36

Di quei bip, notifiche di un messaggio sul cellulare, ne arrivano a raffica. Ogni giorno, rasentando talvolta il centinaio per i più social, se si contano pure gli sms tradizionali, gli mms, gli Whatsapp, i Viber, i like su Instagram e le notifiche Facebook. Microsuoni che ci raggiungono anche in momenti inopportuni: negli istanti privati, al lavoro, durante il tempo libero e persino nel corso di cerimonie religiose.

Ma gli esperti mettono in guardia da questa dipendenza da messaggistica digitale, distraente per il cervello al pari di una qualsiasi telefonata, e di cui spesso di sottovalutano (o non conosciamo affatto) le conseguenze. È quanto hanno dimostrato un gruppo di esperti della  Florida State University, negli Stati Uniti, con una ricerca, la prima sul tema, pubblicata sulla rivista Journal of Experimental Psychology.

 

 

L’effetto sul cervello. Per lo più non annunciano niente di importante, né un fatto da risolvere con urgenza. Eppure, indipendentemente dalla natura del messaggio o della tipologia con cui esso arriva – un bip, il display che si illumina o vattelapesca cos’altro -, l’effetto collaterale che si genera sull’organo più importante che possediamo, il cervello, con tutta la sua complessa attività neuronale, è lo stesso: lo spegnimento istantaneo dell’attenzione e il blocco totale dell’azione, del pensiero o del lavoro che si sta compiendo. Una reazione, insomma, che distacca dal contingente, aumentando lo stato di ansia, tensione e stress, con relativo calo del rendimento sulla prestazione in corso e un sensibile incremento del margine di errore. Tutto per un dannato bip!

La spesa mentale. I costi (anche se non economici si intende) di quel trillo sull’attenzione sono reali, dimostrati da uno studio condotto da ricercatori americani. Questi hanno perso in esame 150 volontari, suddividendoli in due gruppi, con l’intento di analizzare il rapporto cerebrale tra l’arrivo di un segnale sul cellulare e il rendimento professionale o altre possibili conseguenze e implicazioni. Tutti i partecipanti all’esperimento sono stati messi di fronte ad una prova, un qualsiasi lavoro da svolgere al computer, ma con qualche differenza.

 

 

Perché nel corso dell’operazione, parte del gruppo veniva interrotto nel compito assegnato dall’arrivo di un bip di aggiornamento sul cellulare, parte da un sms e parte dalla  richiesta di risposta a una telefonata. Con sorpresa, i ricercatori hanno potuto osservare che gli effetti sul cervello sollecitato da un qualsiasi stimolo sonoro, fosse esso la telefonata, un’email o un messaggino, era il medesimo: un aumento delle probabilità di compiere errori tre volte maggiore a causa della disconnessione dei neuroni dal proprio operato, con ripercussioni (alla lunga) sul risultato finale della performance sia di lavoro ma anche di studio.

Troppa distrazione digitale. Il succo è tutto qui, perché lo studio americano avrebbe fatto emergere che gli smartphone, gli iPad e compagnia bella sono in grado di ridurre o distrarre l’attenzione delle persone anche se queste non interagiscono direttamente con il dispositivo stesso, ma ne avvertono solo la presenza fisica e virtuale.

 

 

In maniera sempre più evidente, sta diventando difficile (per non dire quasi impossibile) separarsi dai cellulari; abitudine che, secondo i ricercatori, potrà rendere sempre più labile e complicata la capacità di concentrarsi pienamente su un’operazione alla volta, qualunque essa sia. A preoccupare gli esperti è soprattutto il fatto che la distrazione sembri sopraggiungere anche senza alcun segnale da parte del cellulare, ma pure dal semplice dubbio, da un solo pensiero, o dal sospetto di avere lasciato il marchingegno in borsa o da qualche altra parte. Insomma dalla paura di perdere un bip, quasi mai urgente e per lo più rinviabile.

Il problema sta nel momento in cui la distrazione arriva. Perché potrebbe giungere proprio nel punto sbagliato, come ad esempio quando si è alla guida. Ragion per cui, concludono i ricercatori, in talune occasioni in cui la sicurezza è fondamentale e indispensabile, sarebbe opportuno silenziare il cellulare, allontanarlo, non tenerlo a portata di vista (per via del display che si illumina) o di mano per non cadere in tentazione di mandare un qualsiasi cosa mentre si è al volante.

Tanto che la ricerca proseguirà con uno studio che testerà un gruppo volontari muniti di cellulare davanti a un simulatore di guida per verificarne i livelli di attenzione, i rischi, ed educarli a comportamenti corretti, prudenti, responsabili per la vita, se stessi e l’altro ignaro guidatore della costosa distraibilità del suo dirimpettaio automobilista.

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