Chi ha profanato il corpo di Pamela Genini, sapeva cosa stava facendo. E anche come farlo: un taglio preciso, dritto alla base del collo, nessuna macchia di sangue. Probabilmente, qualcuno che sapeva maneggiare seghe o attrezzi simili. Questo è quanto emerge dalle prime analisi, dopo la macabra scoperta avvenuta nel cimitero di Strozza lo scorso lunedì 23 marzo, quando gli operai incaricati di trasferire la bara nella cappella di famiglia si sono accorti che era stata manomessa.
Una persona lucida e ben organizzata, forse con dei complici
Pamela aveva 29 anni quando è stata uccisa dal tuo ex compagno, Gianluca Soncin, a Milano lo scorso 15 ottobre. La sepoltura era avvenuta una decina di giorni più tardi, il 24 ottobre: temporaneamente, il suo feretro era stato collocato in uno dei loculi, in attesa che venisse trasferito nella cappella di famiglia.
È proprio in quei giorni che, pare, sia avvenuta la profanazione. E non a marzo, quando è stata scoperta. Le ossa, come riporta Corriere Bergamo, hanno fornito un’indicazione temporale di massima: anche se fosse confermata, sarà comunque difficile (se non impossibile) risalire alle immagini di videosorveglianza di quei giorni, considerando che vengono cancellate in circa dieci giorni.
Ad occuparsi dell’esame delle ossa sarà il laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Nel frattempo, l’esame del corpo di Pamela effettuato da due medici legali e da un antropologo forense, racconta di un ignoto (o, probabilmente, più ignoti) lucido, ben organizzato, che sapeva cosa fare. Che una notte, forse di ottobre, è entrato in quel cimitero e ha aperto la bara e, con un taglio dritto e preciso alla base del collo (e non alla nuca), ha decapitato il cadavere della giovane.
Non è ancora chiaro con che attrezzo abbia eseguito un gesto tanto macabro, ma non dovrebbe trattarsi di una lama seghettata. Il resto del corpo non è stato toccato, neanche il rosario stretto tra le mani. Non è chiaro nemmeno il motivo: forse, legato a una questione economica. Intanto, il medico legale del Papa Giovanni Matteo Marchesi, l’antropologo forense Marco Cummaudo (nominati dal pm Giancarlo Mancusi) e il medico legale Antonello Cirnelli (per la famiglia) cercheranno di fare più chiarezza, mentre attendono l’esito dell’analisi dei campioni prelevati.
Al momento, non sarebbero state individuate né impronte digitali, né tracce di sangue. I Ris dovranno analizzare i tamponi, alla ricerca di Dna estraneo a quello di Pamela (o comunque di chi potrebbe aver lecitamente avuto contatti con il corpo), oltre che dei peli, repertati, per capire a chi appartengano. Intanto i carabinieri di Zogno e il nucleo investigativo di Bergamo dovranno cercare di rispondere a una domanda: come è possibile che nessuno, nemmeno chi abita nelle vicinanze del cimitero (specialmente in un Comune piccolo come Strozza) si sia accorto di nulla?