Di record in record

La squadra che non perde più

La squadra che non perde più
11 Dicembre 2015 ore 10:55

In questo periodo gli occhi dell’America sportiva sono tutti puntati su una squadra: i Golden State Warriors. Il motivo? Sembra che la compagine cestistica californiana abbia dimenticato come si perde. I campioni in carica sono ancora imbattuti, e iniziando il campionato con 23 vittorie consecutive hanno infranto un record che vigeva da più di 130 anni. Nel 1884 una squadra di baseball, i St. Louis Maroons, iniziò la stagione con 20 vittorie filate: da allora nessuno negli sport professionistici americani era riuscito a fare tanto. Nessuno tranne gli Warriors, campioni in carica apparsi ancora più forti della scorsa stagione: non perdono dal 9 giugno. C’è chi è arrivato a domandarsi se possa già essere considerata la squadra più forte di sempre. Già il porsi questa domanda fa impressione se si pensa che solo dodici mesi fa molti erano scettici sulle loro chanche di successo. E anche una volta vinto l’Anello, diversi detrattori affermavano come il loro trionfo fosse stato frutto della fortuna, che il titolo di miglior giocatore della Lega, vinto dal loro capitano Stephen Curry, lo avrebbe meritato il rivale James Harden; che questa stagione la squadra avrebbe pagato la mancanza del loro allenatore Steve Kerr (bloccato dalle complicazioni di un’operazione alla schiena, ora allena il vice Luke Walton) e che avrebbe sofferto l’appagamento della vittoria. Tutti fattori che, invece, sono stati benzina sul fuoco dell’orgoglio di Golden State, dando il “la” al miglior inizio nella storia dello sport americano.

Numeri e ragioni di un dominio. I numeri sono impressionanti, parlano di un dominio totale: non era mai successo che una squadra battesse i propri avversari con quasi 15 punti di scarto di media, come sta facendo Golden State. Che ha anche il miglior attacco della Lega, con 116 punti segnati a partita, e tira con percentuali che ad oggi sono le migliori dell’intera storia NBA. Cosa si cela dietro alla marcia finora inarrestabile della squadra della California? Un’eccellente difesa, un sistema di gioco consolidato in cui ognuno conosce il proprio ruolo, una gran capacità di tirare da 3 punti, ed il miglior giocatore della Lega. Stephen Curry sta giocando a livelli perfino più alti dell’anno scorso ed è senza dubbio, al momento, il più forte giocatore del pianeta. La sua capacità di segnare quasi senza sforzo da ogni posizione del campo lo rende un incubo per le difese avversarie, che devono esporsi in difesa marcandolo lontanissimo da canestro, liberando spazio per i suoi compagni e per le penetrazioni in area dello stesso Curry. L’MVP segna 32 punti a partita in soli 34 minuti, la sua percentuale di tiro effettiva dal campo è del 65%, un numero irreale, pareggiato nella storia solo da Wilt Chamberlain, gigante di 2.16 e di un’altra epoca cestistica.

 

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Il gioco di Golden State gravita attorno alla sua stella, e tutta la squadra danza in campo al suo stesso ritmo. Klay Thompson, Draymond Green, Iguodala, Barnes, Bogut, Ezeli, sono tutte armoniche pedine in uno scacchiere che finora ha prodotto 23 “scacco matto”. La loro versione con il quintetto piccolo (il cosiddetto small ball) in cui i giocatori di tutte le 5 posizioni sanno correre, difendere, passare e tirare da 3 punti è un’arma che non sembra avere rivali, tanto da essere stato rinominato The Lineup of Death, il Quintetto della Morte. Il che non vuol dire che gli Warriors siano imbattibili, ma che per batterli serva qualcosa di speciale, oppure sperare in una serata no di Golden State. Ma la forza degli Warriors sta anche nell’avere il miglior giocatore del mondo, che in una serata no dei compagni può accendersi e decidere di vincere la partita da solo, letteralmente. Segnando in un quarto più punti di tutti gli avversari messi insieme, come accaduto pochi giorni fa contro Charlotte: 28 punti in un solo periodo ed un senso di onnipotenza cestistica che ricorda Michael Jordan.

 

 

Cosa riserva il futuro. Dopo aver fatto segnare la miglior partenza di sempre, quali record ed obiettivi attendono i Golden State Warriors? Il maggior numero di vittorie consecutive è 33, fatto segnare dai Los Angeles Lakers nel 1971/72. Gli Warriors sono 23-0 in questa stagione: gli americani, con un sistema particolare, non conteggiano i playoffs ma tengono valide le ultime partite della scorsa stagione regolare, per cui il record ufficialmente è di 27 partite consecutive. Per raggiungere 33, i californiani dovranno arrivare imbattuti fino alla partita di Natale, dove ad attenderli ci saranno i Cleveland Cavaliers, nella rivicita delle finali dell’anno scorso. Proprio la squadra di LeBron James, che fu protagonista nel 2013 della seconda striscia di vittoria più lunga di sempre, 27, con Miami. Sia Miami nel 2013 che i Lakers del 1972 vinsero poi il titolo Nba, ed è questo l’obiettivo principale di Golden State. La storia insegna che portarsi in bacheca due anelli consecutivi è molto difficile, ma al momento la compagine della california sembra avere tutte le carte in regola per farlo. All’orizzonte, nel cammino per giungere di nuovo alle finali, c’è poi il record assoluto di vittorie in una stagione, le 72 (con 10 sconfitte) dei Chicago Bulls di Michael Jordan del 1995/1996. Che vinsero a loro volta il titolo. Un’impresa che è sempre stata ritenuta irreplicabile, numeri e record che nessuno ha pensato di avvicinare o raggiungere. Fino a quest’anno, fino ai Golden State Warriors 2015/16. E questo, oltre a tutto il resto, fa capire la portata di quello che stanno facendo Steph Curry e compagni. Far dubitare il mondo che la loro, in fondo, possa davvero essere la squadra più forte di sempre.

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