Tre Ted Talk

Perché ci sono poche donne leader (dovremmo essere tutti femministi)

Perché ci sono poche donne leader (dovremmo essere tutti femministi)
Cronaca 23 Agosto 2017 ore 09:59

Quando Madeleine Albright diventò Segretario di Stato degli Stati Uniti nel 1996 una delle prime domande che le vennero rivolte fu cosa significasse essere la prima donna in quella posizione. «Sono stata una donna per sessant’anni ma sono Segretario di Stato da pochi minuti», rispose lei. Nelle tante riunioni alle Nazioni Unite si trovò spesso ad essere l’unica donna di fronte a 14 uomini, la sola voce femminile a rappresentare uno Stato. Per lei, come per tante altre donne impegnate in politica, la chiave del successo è stato il fare della sua “diversità” un punto di forza. Così, in un Ted Talk del 2011, ha spiegato le potenzialità delle donne nelle relazioni personali, la loro obiettività nel dire le cose come stanno, la loro capacità di mettersi nei panni degli altri e provare empatia. Qualità fondamentali nell’ambito della carriera professionale e politica, come dimostrato dall’operato dei giudici donna inseriti nei tribunali per i crimini di guerra o nella gestione del conflitto tra Hutu e Tutsi in Rwanda.

 

 

Dovremmo essere tutti femministi. Anche per la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie la questione della donna è un tema fondamentale, soprattutto da quando ha ottenuto il successo internazionale nel 2005, a 28 anni, con il libro L’Ibisco Viola, vincitore del Commonwealth Writers' Prize. Una fortuna consolidata con il volume Metà di un Sole Giallo e nel 2014 con il best-seller Americanah. Nel suo Ted Talk We should all be feminists (Dovremmo tutti essere femministi) la Adichie parla della difficoltà d'essere una femminista africana, di dover fare i conti con i pregiudizi di una società in cui, per esempio, quando la donna paga in un negozio è l’uomo che viene ringraziato, dato che è da lui che si presume lei abbia ricevuto i soldi. Una società dove a Chimamanda alle elementari non le è stato dato il ruolo di capoclasse nonostante avesse i voti più alti. «È un compito per ragazzi» le aveva detto la sua insegnante. Per la Adichie è allora arrivato il momento di ridefinire cosa vuol dire essere donna, insegnando a ragazze e ragazzi che la mascolinità non può essere solo legata al potere e ai risultati e che una donna non dovrebbe sentirsi in colpa perché ha troppo successo. «Una donna non sposata a una certa età incarna un fallimento personale. Un uomo nella stessa condizione è, semplicemente, ancora indeciso», conclude la Adichie.

 

 

Perché ci sono poche donne leader. Altra figura di rilievo sul fronte della parità di genere è Sheryl Sandberg, attuale COO di Facebook. Prima di impegnarsi nel capostipite dei social, fu lei a convincere, lavorando in Google, il provider America Online a trasformare Google nel suo motore di ricerca. Ma fu nel 2008, quando fu assunta da Facebook, che finalmente la Sandberg arrivò a una posizione adeguata alle sue competenze, diventando direttore operativo. Quattro anni dopo fu la prima donna a entrare nel consiglio di amministrazione. Famosissimo è il suo Ted Talk Why we have too few women leaders (Sul perché le donne leader sono troppo poche) dove esamina la questione partendo dall’assunzione che le donne sottostimano le proprie capacità. «Quando si domanda ad un uomo perché ha successo risponde quasi sempre “Perché sono bravo”. Una donna, invece, cita chi l’hai aiutata ad arrivare fin lì, la fortuna che ha avuto, quanto duro ha lavorato» dice la Sandberg. Una diversa percezione del proprio valore che spinge moltissime donne a pensare di non meritare il successo. Peccato che, come ricorda la Sandberg, a nessuno arriva una promozione se non crede di meritarla e non ha abbastanza fiducia in se stesso.

 

 

Uno schema da superare. Gli uomini guidano ancora il mondo, nonostante metà della popolazione mondiale sia donna. Uno schema societario che aveva senso, come ricorda la Adichie, decenni fa, quando era la forza fisica a determinare la sopravvivenza. Una schema che cambierà solo, come sottolineato da Sheryl Sandberg, quando le donne inizieranno a credere in se stesse e a negoziare il proprio successo. Così si sentiranno, come Madeleine Albright insegna, più voci femminili nelle stanze dei bottoni. Una prospettiva già chiara agli occhi della nipotina della Albright: «Che cosa c'è di strano se nonna Maddie fa il Segretario di Stato? Solo le donne sono Segretari di Stato»