Cronaca
La ricerca della Columbia University

Ci vuole "naso" per vivere a lungo

Ci vuole "naso" per vivere a lungo
Cronaca 15 Luglio 2015 ore 11:50

Ci vuole ‘naso’ per vivere più a lungo. Non ci riferiamo certo alla forma di quest’organo, ma alla sua capacità super fina di riconoscere odori, anche quelli più comuni. Ovvero uno sviluppo dell’olfatto, particolarmente spiccato, metterebbe una credenziale sugli anni d’argento, allontanando il rischio di morte precoce. Lo ha attestato un recente studio condotto dalla Columbia University di New York, negli Stati Uniti, e pubblicato sulla rivista Annals of Neurology, confermando anche i dati di una precedente ricerca, sempre americana.

Quanto conta l'olfatto. A fare la differenza è il fiuto. Quasi da cane da tartufo. Possederlo significherebbe garantirsi la possibilità di gustarsi i sapori, i piaceri e i profumi (è il caso di dirlo) della vita più a lungo nel tempo. All’incirca per un lustro in più. Almeno secondo una ricerca americana che ha valutato il tasso di longevità di oltre 1.100 anziani, testandone il fiuto. Incredibile ma vero, gli arzilli partecipanti hanno dovuto grattare e annusare strisce imbevute di 40 sostanze odorose differenti, rispondendo poi correttamente alla profumata opzione fra quattro diverse possibilità. I volontari sono stati monitorati poi per 4 anni ed in questo periodo di tempo i ricercatori hanno dovuto dare l’addio a 349 anziani. Con stupore hanno evidenziato non solo che la maggior parte di essi apparteneva al gruppo con punteggi minori alle prove olfattive dove si erano raggiunti anche tasso di mortalità con punte perfino del 45 percento, rispetto a una percentuale di dipartita solo del 18 percento fra soggetti in età dal naso sopraffino. Percentuali che si sono confermate tali anche dopo che i ricercatori avevano perso in considerazioni altri parametri di rischio, come ad esempio le condizioni di salute generale degli anziani e l’eventuale demenza. Un dubbio sulle capacità predittive, in termini di longevità dell’olfatto, però resta perché - spiegano i ricercatori - il test è stato eseguito solo sugli anziani e per dare credibilità alla prova olfattiva occorre estenderla anche ad una popolazione più vasta. Ovvero occorre valutare se disturbi dell'olfatto o una ridotta capacità di identificare gli odori in giovani e/o adulti possano rappresentare un indice di rischio di mortalità ‘prematura’ una volta arrivati alla terza età.

I rischi delle difficoltà olfattive. Che qualche potere ‘longevo’ il naso però l’abbia, è lecito pensarlo. Perché un precedente studio condotto dall’americana University of Chicago, pubblicato sulla rivista Plos One nel 2014, aveva già evidenziato come avere difficoltà olfattive nel riconoscere odori anche semplici e di esperienza quotidiana potesse essere correlato a rischio più elevato, anche raddoppiato, di morte a breve termine, entro 5 anni dalla 'diagnosi' di questi disturbi dell'olfatto. L’indagine era stata svolta su oltre 3mila individui con età compresa, all’inizio dello studio, fra i 57 e gli 85 anni sottoposti a un test con cinque particolari odori tra cui menta, pesce, agrumi, evidenziando che 430 decessi occorsi nei 5 anni successivi erano riferiti soprattutto a partecipanti con disturbi olfattivi da lievi a gravi. Esiti che avrebbero fatto ipotizzare ai ricercatori che la riduzione di capacità olfattiva potesse essere associabile sia a un eventuale rischio di morte a breve termine, ma anche essere considerata un fattore predittivo della presenza o sviluppo di malattie importanti quali insufficienza cardiaca o tumori.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter