anche le poste si adeguano

Vecchia buca delle lettere addio Ma te la puoi mettere in casa

Vecchia buca delle lettere addio Ma te la puoi mettere in casa
07 Agosto 2019 ore 06:00

Nell’epoca della mail e di whatsapp nessuno imbuca più nulla e così le care vecchie buche delle lettere tristemente sono sempre più vuote. Ce n’erano 67mila sparse per l’Italia, con il loro bel design un po’ bombato e quel colore rosso inconfondibile. Se ne stavano fedeli, aggrappate ai muri delle case, pronte a inghiottire le nostre lettere o cartoline. Hanno raccolto per decenni chissà quanti messaggi d’amore, quante speranze, e quanta partecipazione al dolore. Sono state delle depositarie di frammenti importanti della nostra vita e pensare alla loro rottamazione fa piangere il cuore…
Quelle che ancora resistono sono vicine alle stazioni o in luoghi strategici, ma anche il loro destino sembra segnato. Poste italiane ha infatti annunciato quello che in termini delicati viene chiamato un “piano di rimodulazione” per il 2020 che terrà conto dell’effettivo utilizzo delle buche. Il piano verrà presentato all’Autorità per le Comunicazioni e se ci sarà come prevedibile un ok qualche migliaio di cassette verranno messe su eBay come oggetti di modernariato, da usare per arredamento. L’eliminazione delle buche è uno dei punti del Contratto di Programma che Poste dovrà siglare con il governo. Ovviamente non si tratta di un azzeramento ma di una sostituzione come elementi al passo con i tempi, quindi digitali. Le lettere inviate saranno registrate da sensori, che registreranno l’ora dell’invio per migliorare anche la qualità del servizio. Ma le nuove buche saranno soprattutto dei locker dove verranno lasciati i pacchi degli acquisti fatti online e che non è possibile recapitare a casa. In alcuni paesi sono già stati installati e hanno un aspetto che richiama le vecchie buche delle lettere così da arginare la nostalgia…

 

Le cassette sono parte della nostra storia collettiva, elementi di archeologia urbana che hanno intercettato milioni e milioni di frammenti importanti della nostra vita. Non a caso alle buche delle lettere poco tempo fa era stato dedicato anche un libro, scritto da Manuela Alessandra Filippi. È lì che si scopre che la prima buca comparve nel lontano 1632, nel palazzo priorale di Montesanto a Spoleto, che allora era territorio pontificio. L’utilità fu subito evidente: si potevano lasciare messaggi senza dover fissare un appuntamento con il corriere. Era anche uno strumento molto democratico perché presto avrebbe permesso a tutti di usufruire dei servizi postali. Su una cassetta di Bertinoro stava infatti scritto “Al ricco e al povero deve consentirsi di viaggiare di qua e di là”.
Ovviamente non erano ancora le cassette rosse che ben conosciamo con la doppia feritoia per le lettere in città o per fuori, e che comparvero per la prima volta a Napoli l’8 aprile del 1961: nell’arco di una notte le vecchie cassette vennero tolte e sostituite con le nuove.
Ora scocca l’ora anche per loro. Se ci dovesse prendere la nostalgia, pensiamo che dovremmo guadagnarci in efficienza. Le Poste non potranno più “nascondere” le nostre lettere, perché tutto sarà monitorato. E in mancanza di qualità del servizio scatteranno sanzioni.
Intanto le cassette se ne staranno tranquille a fare bella scena nelle case di chi sarà corso a comperarle per pochi euro…

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