Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano Tipo l’Adeste Fideles a Casazza

Cinque notizie che non lo erano Tipo l’Adeste Fideles a Casazza
26 Novembre 2015 ore 11:30

 

1) Adeste Fideles vietato in una scuola bergamasca perchè «troppo cristiano»

Scuola di Casazza (Bergamo).Il dirigente scolastico, Maria Antonia S., chiede al Corpo Musicale della Parrocchia di non…

Posted by Matteo Salvini on Lunedì 23 novembre 2015

L’avvicinarsi del Natale in un periodo di tensione sociale come questo fa spesso nascere polemiche dovute alle celebrazioni delle festività, soprattutto quando si tratta di luoghi pubblici come le scuole. Lo scorso anno Matteo Salvini era venuto di persona a Bergamo per manifestare contro i dirigenti di una scuola primaria nel quartiere di Celadina, colpevoli, secondo quanto sembrava in principio, di aver vietato agli insegnanti di costruire un presepe nelle proprie aule. La notizia fu poi ridimensionata, non c’era stato infatti alcun divieto, ma le spiegazioni del preside della scuola non furono sufficienti a spegnere la polemica.

Pochi giorni fa il caso si è scatenato attorno ad una scuola di Casazza, dove il Corpo Parrocchiale Musicale è stato scelto dagli insegnanti per dare vita a uno spettacolo che coinvolgesse, nel canto, anche i bambini. Una componente del consiglio direttivo della banda però ha denunciato un fatto spiacevole: il brano Adeste Fideles proposto nella scaletta sarebbe stato rimosso dagli stessi insegnanti per motivi di natura religiosa, essendo considerato «troppo cristiano». Le polemiche sono piovute soprattutto da esponenti politici della Lega Nord, e anche in questo caso è intervenuto Matteo Salvini, che tramite il suo profilo Facebook ha espresso il suo sdegno, richiamando i suoi seguaci a una vera e propria ribellione.

Anche questa volta però i fatti sembrano essersi svolti in maniera molto differente da quanto raccontato. La preside della scuola di Casazza ha infatti spiegato di aver soltanto chiesto alla banda il motivo di quel brano, considerato fuori luogo visto che il tema del concerto erano le favole de I musicanti di Brema, nella quale non c’è alcun accenno al Natale. La canzone in latino è stata anche giudicata troppo antica e poco adatta ad un pubblico di alunni di bambini, che erano invitati a partecipare in prima persona come coristi. La banda ha comunque trovato un compromesso, eseguendo Jingle Bells Rock, non certo un brano estraneo alla festività di Natale, ma più movimentato e adatto a coinvolgere i bambini.

 

2) L’allarme Whatsapp della bomba a Roma

Gli attentati di Parigi hanno inevitabilmente scosso i cittadini europei e italiani, ed è innegabile che quasi tutti si sentano un po’ meno sicuri, dato che i terroristi hanno fatto capire di poter colpire obiettivi sensibili ma anche luoghi legati alla nostra quotidianità, come ristoranti, bar o sale concerti. Le leggende metropolitane trovano, in questi contesti, terreno fertile.

È accaduto per l’Expo, quando, a seguito dell’attacco alla sede di Charlie Hebdo, tra gli smartphone dei più giovani è circolato un avvertimento relativo a un potenziale attentato alla metropolitana di Milano il giorno dell’inaugurazione, ed è accaduto ancora in questi giorni a Roma. Una mamma forse troppo apprensiva ha colto qualche pettegolezzo che raccontava di un attacco imminente nella Capitale, il cui obiettivo sarebbero stati proprio i giovani e perciò i luoghi più a rischio sarebbero stati bar e locali affollati. Secondo quanto riferito dalla donna, anche l’allarme bomba scattato nella metropolitana, poi smentito, sarebbe stato reale, ma le autorità avrebbero nascosto la vera presenza di una bomba per non allarmare i cittadini.

A chiarire la situazione, smentendo categoricamente il contenuto del messaggio, è stato addirittura il Premier Matteo Renzi, che in una conferenza stampa ha anche messo in guardia chi volesse, per divertimento, diffondere messaggi di questo tipo, trattandosi infatti di un reato punibile dalla legge.

 

3) Le dichiarazioni di Putin contro l’ISIS e l’India

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di come sui social network, ma non solo, la figura di Vladimir Putin sia diventata di grande appeal, e questo è accaduto grazie anche a numerose informazioni false o inesatte che sono circolate negli ultimi mesi. Questa settimana, ad esempio, si sono diffuse notizie che dipingevano il leader russo come il protagonista di un film d’azione, con dichiarazioni (letteralmente) esplosive contro l’ISIS e la strenua difesa dei propri cittadini, ma non solo. Una delle frasi più forti, e degne davvero di un film di Hollywood, sarebbe stata riportata da Russia Today, a cui Putin avrebbe dichiarato: «Perdonare i terroristi spetta a Dio, a me spetta mandarceli». La stessa giornalista che inizialmente aveva riportato la citazione, però, ha cancellato il proprio tweet e ha spiegato che si trattava di un errore, scusandosi per aver creduto alla frase trovata su Facebook ma rivelatasi poi falsa.

Secondo altri, Putin si sarebbe addirittura schierato al fianco dell’Italia per risolvere la controversia con l’India sulla liberazione dei Marò, usando parole dure e minacciando conseguenze nel caso i due militari non tornassero al più presto in Patria. La notizia è però stata inventata ed è infatti pubblicata su un blog amatoriale, il suo autore è inoltre noto come creatore “professionale” di bufale, tanto che anche le Iene l’anno scorso sono andati a trovarlo per capire le ragioni di questa assurda attività svolta in rete.

 

4) Professore nigeriano risolve enigma matematico e vince 1 milione di dollari

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Esistono enigmi matematici che a distanza di decenni o addirittura secoli non hanno ancora avuto una soluzione, tanto che alcuni illustri istituti hanno da molto tempo lanciato la sfida a chiunque nel mondo riuscisse a farlo, mettendo in palio ricchi premi in denaro. Diversi giornali hanno riportato in questi giorni l’incredibile storia di un professore nigeriano, Opeyemi Enoch, che avrebbe risolto l’Ipotesi di Riemann, un enigma rimasto senza soluzione per 156 anni, nonostante i tentativi dei matematici più geniali degli ultimi decenni. Il quesito fa parte del sette problemi matematici del Millenium Prize Problem, per cui il Clay Mathematical Institute, nel 2000, ha stanziato un premio di un milione di dollari destinato a chiunque riuscisse a risolverlo.

Nonostante la notizia sia circolata un po’ in tutto il mondo, gli esperti hanno da subito espresso scetticismo, soprattutto perché, fin dall’inizio, le dichiarazioni del professore non convincevano chi davvero comprende la materia e la sua complessità. A distanza di diversi giorni, in effetti, non c’è stata alcuna precisazione o dimostrazione di quanto annunciato, pare infatti che non ci sia nulla di vero e che l’uomo abbia probabilmente cercato soltanto un momento di notorietà. Il Clay Mathematical Institute sembra per ora non avere grossi dubbi, sulla loro pagina infatti, il quesito risulta ancora irrimediabilmente “Unsolved”.

 

5) La lettera di Steve Jobs prima di morire

La figura di Steve Jobs, soprattutto dopo la sua morte, è stata quasi mitizzata da molte persone, che l’hanno addirittura accostato a grandi geni del passato come Michelangelo, in grado di rivoluzionare il proprio presente ma soprattutto il futuro. La scomparsa prematura nel 2011 ha rattristato molte persone, nonostante il suo stato di salute, aggravato dal cancro, fosse noto da molto tempo.

Nelle ultime settimane, sui social network sta circolando una lettera che il fondatore di Apple avrebbe scritto poco prima di morire, elencando i veri valori della vita, ben al di là delle ricchezze, di cui peraltro era ben fornito. «Ho raggiunto l’apice del successo nel mondo degli affari – si legge – Agli occhi altrui la mia vita è stata solo il simbolo del successo. Tuttavia, a parte il lavoro, ho una piccola gioia. Ala fine, la ricchezza è solo un dato di fatto al quale mi sono abituato». La conclusione è una raccomandazione per chi resta: «Fate tesoro dell’amore per la vostra famiglia, dell’amore per il vostro coniuge, dell’amore per i vostri amici. Trattateli bene. Abbiate cura del prossimo».

Nessuna delle biografie di Jobs però cita alcuna di queste parole e anche i siti che le hanno pubblicate a novembre di quest’anno non hanno alcuna traccia precedente di questa lettera. Secondo la sorella, pare addirittura che le parole di Steve sul letto di morte fossero ben diverse, com’era diverso il suo stile di scrittura, ma anche le citazioni a Dio sarebbero sufficienti a smentire la paternità di questa lettera: il capo di Apple era infatti notoriamente non credente.

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