Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano Hitler non era salvo in Sudamerica

Cinque notizie che non lo erano Hitler non era salvo in Sudamerica
Cronaca 03 Novembre 2017 ore 06:45

 

1) Hitler dopo la guerra è fuggito in Sudamerica

Le ipotesi di una fuga di Hitler in Sudamerica esistono ormai da decenni, complice il mancato riconoscimento ufficiale del suo corpo al termine del conflitto mondiale. Fino ad oggi si è trattato soprattutto di ipotesi poco fondate, ma in questi giorni diverse testate giornalistiche hanno mostrato quelle che sembravano vere e proprie prove. Un documento della CIA, pubblicato dai media, mostrerebbe addirittura una fotografia di Hitler nel 1955, al sicuro in Colombia. Leggendo attentamente il file però si scopre ben altro. L'unica testimonianza infatti è quella di un uomo, Phillip Citroen, che ha sostenuto di aver incontrato un uomo molto simile al führer nel corso di un suo viaggio in Colombia. La fotografia inoltre mostra un uomo che sembra ben più giovane dell'età che Hitler avrebbe dovuto avere in quell'anno. L'unico tratto distintivo, di fatto, sono gli inconfondibili baffi. La CIA all'epoca decise quindi di archiviare la segnalazione come non attendibile.

 

2) Scamarcio dichiara di essere stato molestato da Asia Argento

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Lo scandalo Weinstein, scoppiato con le dichiarazioni di Asia Argento e che ora sembra allargarsi anche all'ambiente del cinema italiano, continua a provocare dibattiti tra televisione e social. L'ultima dichiarazione shock sarebbe arrivata però da un uomo, l'attore Riccardo Scamarcio, che avrebbe accusato la stessa Argento di averlo molestato sessualmente. La rivelazione sarebbe arrivata tramite Twitter, ma l'attore in passato aveva assicurato di non avere alcun account sui social. La bufala è stata rilanciata da alcuni blog, forse gestiti dagli stessi creatori dell'account falso creato a nome di Scamarcio.

 

3) L'asilo sgomberato per far spazio ai richiedenti asilo

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L'accoglienza dei migranti alcune volte viene resa difficile dalle stesse comunità di cittadini, che per il crescente stato di insicurezza e di ingiustizia sociale decidono di protestare e alcune volte impedire l'ingresso dei migranti nelle strutture a loro assegnate. In un quartiere di Genova, secondo quanto scritto, un asilo locale sarebbe stato chiuso per far spazio ad un gruppo di migranti, causando durissime contestazioni. La struttura in realtà era già chiusa da un anno, per decisione delle suore che la gestivano, che a causa dello scarso numero di bambini hanno ritenuto l'attività non più sostenibile. La vicenda era stata riportata anche sui giornali, come dimostra questo articolo di Repubblica che risale a febbraio del 2016. Non si tratta quindi di uno "sfratto", bensì dell'utilizzo di una struttura già in disuso.

 

4) Attenzione ai portachiavi regalati nei parcheggi

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È tornata a circolare in questi giorni una vecchia bufala che risale ad almeno un anno fa e che era stata prontamente smentita. Un avviso dell'ASCOM metterebbe in guardia tutti i cittadini dall'accettare portachiavi, distribuiti gratuitamente soprattutto nei parcheggi e nei distributori di carburante, da persone di origine rumena. All'interno dei portachiavi sarebbe presente un microchip in grado di tracciare i vostri movimenti, permettendo alle bande di ladri di pianificare con sicurezza i propri colpi nelle abitazioni. Nel 2016 sia l'ASCOM che la Polizia di Stato avevano smentito questa bufala, dispositivi del genere non sono mai stati trovati dalle forze dell'ordine.

 

5) L'SMS per evitare la sospensione della tua Postepay

⚠️ Nuove frontiere del #phishing!
Direttamente via #SMS!

Come evitare di cadere nella #trappola?
1) Diffidare sempre da...

Pubblicato da Avvocato Federico Baglini su Giovedì 26 ottobre 2017

La possibilità di accedere ad internet di quasi tutti gli smartphone, come ormai sappiamo, ha aperto ad una nuova serie di truffe che circolano tramite SMS e WhatsApp. In questi giorni molte persone hanno ricevuto un SMS che li invitava a verificare la propria identità per non incorrere nella sospensione della propria PostePay, la carta ricaricabile di Poste Italiane. Il link che veniva fornito però non aveva niente a che fare con le Poste e conduceva ad un sito internet esterno, creato da qualche malintenzionato per sottrarre i dati personali degli ignari utenti. Come sempre vi invitiamo a non fidarvi di nessun tipo di comunicazione simile che avvenga tramite SMS o WhatsApp, soprattutto se il sito fornito è particolarmente lungo ed articolato.