Cronaca
È un bene o un male?

Com'è che un pezzo di Benetton adesso è in mano agli svizzeri

Com'è che un pezzo di Benetton adesso è in mano agli svizzeri
Cronaca 31 Marzo 2015 ore 13:11

Un’altra azienda italiana passa in mani straniere: si tratta di World Duty Free, fino a pochi giorni fa controllata dalla storica società veneta Benetton, ora invece dalla svizzera Dufry. WDF è una holding operante nel servizio di vendita al dettaglio nelle zone franche degli aeroporti; dispone di 550 negozi sparsi in 20 Paesi del mondo, ed era controllata da Benetton attraverso le società Edizione Srl e Schema34 Srl. Che cedere al miglior offerente WDF fosse nelle intenzioni di Benetton era chiaro già da circa un anno e mezzo, ovvero da quando il marchio venne scisso da Autogrill (altra azienda in orbita Benetton allora controllante WDF) per essere quotata in Borsa in solitaria: una scelta solitamente tesa all’incremento del valore delle azioni di una specifica società così da accrescerne sì l’appetibilità ma anche il valore in sede di vendita. E la strategia ha funzionato: Benetton ha ceduto il 50,1 percento di WDF a 10,25 euro ad azione, per un totale di 1,3 miliardi di euro.

 

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Chi è Dufry. Battuta la concorrenza della sudcoreana Lotte Group, la svizzera Dufry potrà ora consolidare ulteriormente la sua posizione di forza nel mercato della vendita al dettaglio negli aeroporti: già prima dell’acquisizione di WDF, infatti, Dufry era presente in 217 aeroporti dislocati in 60 Paesi, detenendo complessivamente il 15 percento del mercato del settore in questione. D’altra parte, quella di WDF non è che l’ultima di una serie di acquisizioni che Dufry sta operando in questi anni: nel 2014, per 1,27 miliardi di euro, mise le mani anche su Nuance Group, conterranea rivale e detentrice di 60 negozi in 18 Paesi diversi. E ad oggi, con un valore di più di 3 miliardi e mezzo di euro, Dufry si appresta ad occupare una posizione da incontrastato leader mondiale.

Un vero e proprio affare. Per Dufry, oltretutto, si è trattato di un vero e proprio affare, finanziariamente parlando: l’aver fissato il prezzo di acquisto delle azioni a 10,25 euro l’una ha permesso di rilevare WDF ad una cifra di molto inferiore a quella che risulterebbe dal vero valore delle azioni della holding di Benetton, ovvero 10,96 euro l’una. Il motivo sta nella crisi borsistica che WDF vive da qualche settimana a questa parte: il valore delle azioni era in costante e inarrestabile diminuzione, e presto Benetton avrebbe potuto trovarsi nelle condizioni di dover piazzare l’azienda con un prezzo ad azione inferiore ai 10 euro. Occorreva dunque cedere, e in fretta.

 

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Dufry ha colto l’occasione, fissando un prezzo al ribasso che però Benetton non poteva rifiutare, visti i rischi appena sottolineati. Secondo la legge, oltretutto, Dufry nei prossimi mesi sarà obbligata a presentare un’offerta d’acquisto anche per quanto riguarda le partecipazioni degli altri azionisti (secondo una norma che costringe chiunque rilevi più del 50 percento di una società a tentare di acquistarla in toto entro breve tempo): dato il prezzo di acquisto da Benetton di 10,25 euro ad azione, anche nel caso in cui WDF nei prossimi mesi dovesse tornare alla riscossa in sede di Borsa, è altamente probabile che gli azionisti detentori del rimanente 49,9 percento dovranno accontentarsi anch’essi di un prezzo di vendita analogo.

Gli analisti sono divisi. Nei salotti della finanza, i pareri circa questa operazione sono discordanti: oltre all’ovvio e comune dispiacere dell’ennesima azienda italiana finita in mani straniere, serpeggia anche l’impressione che WDF poteva essere rilanciata grazie ad altre partnership, invece che da una cessione. Inoltre, la ripresa del traffico in Spagna, con i conseguenti risultati positivi che WDF avrebbe ottenuto già a partire dal 2015, potevano essere un buon motivo per attendere. Secondo altri esperti, l’offerta di Dufry, visto il continuo ribasso del valore delle azioni di WDF, era un’occasione che non si sarebbe più ripresentata.

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