Le dritte di un esperto

Come chiedere un aumento senza fare arrabbiare il capo

Come chiedere un aumento senza fare arrabbiare il capo
09 Aprile 2015 ore 05:00

La vita nelle aziende, oggi, non è certamente facile. Va però detta una cosa: a sentire i telegiornali e le affermazioni dei politici, la crisi sta passando e le imprese stanno riprendendo finalmente a fare fatturato. Per molti di voi, quindi, potrebbe essere il momento giusto per chiedere un aumento di stipendio. Lo sappiamo, non tutti se lo possono permettere, e visti i tempi anche solo avere un lavoro è una fonte di grande gioia e soddisfazione, ma ognuno deve prendersi i giusti meriti. La paura di un rifiuto, infatti, porta spesso molti dipendenti a non avanzare mai alcuna richiesta d’aumento, anche quando in realtà lo meriterebbero.

Business Insider, pensando soprattutto a coloro che lavorano in grandi aziende, ha realizzato un piccolo vademecum dedicato a tutti coloro che credono di meritare il proprio stipendio ma non hanno ancora avuto il coraggio di farsi avanti con il loro superiore. Pochi consigli, frutto dell’esperienza di Adam Ochstein, esperto di human resources alla Stratex Partners, e utili per arrivare preparati al fatidico incontro. Ve li proponiamo, nella speranza che vi possano servire e, soprattutto, che il colloquio vada a buon fine.

 

Non aspettatevelo

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È fondamentale: sebbene speriate che l’esito dell’incontro che avete fissato col vostro capo sia positivo, dovete mettervi nella condizione psicologica di chi sa che la risposta potrebbe essere invece un secco “no”. Ochstein sottolinea come il più grande errore che uno possa fare in queste situazioni è presentarsi al superiore chiedendo un aumento per il semplice fatto di essere da anni parte dell’azienda. «L’argomento alla base della richiesta – spiega Ochstein – dev’essere forte, basata su dati e fatti concreti, non su aleatori meriti d’anzianità. I tempi sono cambiati, le aziende non ci mettono molto a trovare qualcuno che vi rimpiazzi. La fedeltà è un valore apprezzato, ma non necessariamente fondamentale». Insomma, sperate in un “sì” ma aspettatevi un “no”: solo così approccerete al meglio l’incontro.

 

Preparatevi al colloquio

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Come anticipato, bisogna che la richiesta di aumento si basi su elementi concreti e dati di fatto. Ochstein consiglia di prepararsi all’incontro fornendo al proprio capo motivazioni basate su un miglioramento degli introiti dell’azienda o su un taglio dei costi in eccesso. Dovrete quindi studiare dati aziendali, numeri e magari chiedere favori ai colleghi di altri reparti in modo tale da arrivare il più possibile preparati sullo stato di salute dell’azienda. «Il consiglio che do è anche quello di dimostrare al superiore che ciò per cui si era stati assunti è sempre stato fatto al meglio – spiega Ochstein -. Da questo dato di fatto si può poi dimostrare come si sono superate le avversità e affrontate le responsabilità che gli hanno dato dal giorno dell’assunzione o dell’ultima promozione».

 

Spiegate i vostri meriti, anche in termini non economici

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Non tutti, però, hanno la fortuna di poter dimostrare i propri meriti all’interno dell’azienda attraverso un aumento di fatturato complessivo o un netto taglio dei costi in eccesso. Molto più spesso, invece, un dipendente può essere stato un elemento fondamentale per il miglioramento delle condizioni di lavoro e della cultura lavorativa dell’azienda. Ochstein afferma: «Anche il lancio di un progetto o lo sviluppo di un sistema organizzativo sono meriti importanti. È giusto che il dipendente li ponga all’attenzione del proprio superiore. È fondamentale riuscire a far capire chiaramente i propri meriti se si vuole un aumento. Bisogna essere sempre pronti a rispondere alla domanda: “Oltre che essere qua da più anni, perché dovrei pagarti di più per fare ciò che stai facendo oggi?”».

 

Studiate il mercato

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Se anche avete bisogno di soldi, questo non sarà un buon motivo per avanzare una richiesta di aumento. Solo una richiesta sensata e logica verrà realmente presa in considerazione da un dirigente capace. Per questo Ochstein consiglia, prima di presentarsi davanti al proprio superiore, di studiare il mercato, perché bisogna essere realistici nella quantificazione dell’aumento che si richiede: «Informatevi sugli stipendi medi di chi ricopre il vostro stesso ruolo nelle aziende concorrenti o nel mercato nazionale in generale. Con le opportune ricerche, oggi, non è cosa impossibile». Naturalmente questo va fatto solo quando si è certi di avere delle motivazioni forti, che verranno prese in considerazione dal vostro interlocutore.

 

Non discutetene con i colleghi

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Un altro errore che capita di fare in questi casi è discuterne con i colleghi. Spesso, infatti, i nostri vicini d’ufficio o di scrivania diventano anche degli amici e confidarsi con loro, magari alla ricerca di un consiglio o di un suggerimento basato sulle loro precedenti esperienze, può sembrare una buona idea. Ma non lo è: quando si parla di soldi e di aumenti, le piccole invidie e le gelosie sono dietro l’angolo. Non fate domande e anche davanti al vostro superiore evitate di fare riferimenti o paragoni con altri: «L’ultima cosa da fare in colloqui del genere – spiega Ochstein –, è usare i colleghi come metro di misura di ciò che stiamo chiedendo. Perché non possiamo realmente sapere il motivo per cui il nostro vicino di ufficio ha ricevuto, un mese fa, un aumento in busta paga. Non è affar nostro. Basiamoci solo sulle nostre convinzioni e i nostri meriti. Evitiamo di creare una tensione agonistica».

 

Scegliete il momento giusto

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Carpe diem, direbbero gli antichi latini. Cogliete l’attimo, perché fare la stessa identica richiesta in due momenti diversi porterà a esiti completamente opposti. Attenzione a non esagerare però, anche i momenti più propizi ai nostri occhi possono invece rivelarsi dei clamorosi buchi nell’acqua, come spiega Ochstein: «Il momento peggiore, logicamente, è dopo un fallimento lavorativo. Ma anche appena dopo aver portato a termine un progetto importante può non essere il momento giusto. Il vostro datore di lavoro potrebbe pensare che state cercando di sfruttare il vento favorevole, quando in realtà non avete fatto altro che il vostro mestiere. Per questo consiglio di aspettare un paio di mesi dalla fine del successo lavorativo prima di avanzare la richiesta al vostro capo. Avrà ancora fresca la memoria del successo, ma non penserà che state abusando della buona sorte».

 

Capite se l’azienda cerca nuovo personale

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Se la vostra azienda è in una fase di stagnazione o di crisi, è evidente che non è un buon momento per avanzare certe richieste. In quei casi non importa i successi che avete ottenuto sul posto di lavoro: un aumento non lo avrete comunque. Se invece l’azienda è in crescita o alla ricerca di nuovi spazi di mercato, allora il momento è propizio. Un indizio in tal senso, come spiega Ochstein, è capire se stanno per arrivare nuove assunzioni: «Se una società è alla ricerca di nuovo personale, significa che ha denaro pronto da investire e, soprattutto, che ha bisogno di persone che si assumano ulteriori responsabilità. Presentarsi al capo e dimostrare di essere pronto ad assumersi un carico di lavoro maggiore a fronte di un aumento di stipendio o di una promozione vi metterà in buona luce e non vi farà apparire come degli avidi scalatori sociali. Anche perché potreste proporre di far ricoprire a voi un incarico per cui stanno cercando personale, facendo così risparmiare i soldi di una nuova assunzione. Ne saranno certamente lieti».

 

Parlate dell’azienda, non di voi

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Durante un colloquio del genere, un errore banale e molto comune, è quello di parlare spesso al singolare, rimarcando le parole “io” e “me”. Il vero segreto è considerarsi sempre parte integrante dell’azienda e, dunque, considerarsi un ingranaggio nel funzionamento di questa, come spiega Ochstein: «Le prestazioni individuali vanno sempre collegati agli obiettivi societari. I meriti di ogni dipendente, dunque, vanno inseriti nei vantaggi che hanno procurato all’azienda, parlando al plurale nella maggior parte dei casi».

 

Siate pronti a sentirvi rispondere di no

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Siamo partiti dal consiglio di non aspettarvi un esito positivo della vostra richiesta, chiudiamo con il consiglio di farvi trovare pronti a un eventuale e secco “no”. Non abbattetevi e non mostratevi delusi, cercate invece di capire se c’è la possibilità che la risposta cambi in futuro. Ochstein sottolinea che «è normale che un dirigente propenda sempre per negare un aumento, soprattutto alla prima richiesta. Se si reagisce inveendo contro di lui e la società, certamente vi giocherete ogni possibilità futura. Reagire positivamente, invece, lascia socchiusa la porta. Ringraziate, spiegategli cordialmente che magari ne potreste riparlare tra qualche mese, o tra un anno. Insomma, fate capire che non demordete, ma senza assillarlo».

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