Cronaca
In fumo il 50% del patrimonio

Come l'uomo più ricco di Cina ha perso 23 miliardi in 24 minuti

Come l'uomo più ricco di Cina ha perso 23 miliardi in 24 minuti
Cronaca 23 Maggio 2015 ore 10:57

Essere l’uomo più ricco della Cina, per poi ritrovarsi, in meno di mezz'ora, con meno della metà del patrimonio nel portafoglio. È accaduto nelle scorse ore a Li Hejun, proprietario della Hanergy Thin Film Power Group, azienda cinese leader nella produzione di apparecchiature per pannelli solari. La causa dell’enorme depauperamento dello sventurato imprenditore è stato un crollo borsistico come non se ne vedevano da anni. E così, il signor Li Hejun ha perso 23 miliardi di euro in 24 minuti, perdendo dolorosamente lo scettro di uomo più ricco della Cina, e probabilmente scendendone pure dal podio.

Le questioni giudiziarie. La Hanergy Thin Film Power Group, a dire il vero, non stava passando uno dei suoi periodi più sereni; non tanto per gli incassi e gli attivi di bilancio, sempre molto robusti e continui, quanto per questioni giudiziarie: l’azienda, infatti, era da diverse settimane nel mirino della Hong Kong Securities and Futures Commission, una sorta di ente di vigilanza della borsa cinese, la quale nutriva diversi sospetti circa manipolazioni illegali del mercato da parte di Li Hejun e della sua società. Sono accadimenti che possono senz’altro ledere l’immagine di un’azienda, con ovvie conseguenze sui titoli, ma che addirittura portino alla perdita del 50 percento del patrimonio sembra francamente eccessivo. Ma per il momento non si può far altro che ipotizzare, poiché nemmeno gli analisti più esperti riescono a spiegarsi questo improvviso e repentino crollo. «Dio lo sa, io no», ha commentato Charles Yonts, uno dei più autorevoli analisti della borsa orientale.

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Un’azienda eccessivamente in crescita. Ma nonostante questa indecifrabilità, eistono alcuni dubbi su manovre illecite finanziarie condotte dalla Hanergy Thin Film Power Group, e che solo ora si sono rivoltatele contro. La società di Li Hejun, nel solo periodo fra settembre 2014 e marzo 2015, ha visto il proprio valore aumentare di ben cinque volte, portando il proprio fatturato alla cifra record di 50 miliardi di euro, oltre ad un valore dei titoli finanziari pari a circa 300 miliardi di euro, ovvero circa sette volte quello della First Solar, azienda di punta del fotovoltaico statunitense. Un decollo finanziario che ha dovuto la sua fortuna in particolare agli ultimi dieci minuti delle giornate borsistiche: inspiegabilmente, infatti, proprio a pochi istanti dalla chiusura dei mercati, più o meno quotidianamente, le azione della Hanergy Thin Film Power Group subivano un’impennata incredibile, generando lauti guadagni. Accadimenti piuttosto sospetti, specie per la loro implacabile puntualità, che hanno portato i vigilanti a ritenere che sotto ci potessero essere speculazioni al ribasso sul titolo della società, per poi farne esplodere il valore a fine giornata. Da qui, i controlli delle ultime settimane. E i 23 miliardi di euro andati in fumo in 24 minuti.

Qualcuno però l’aveva previsto. Ma qualcuno, a dire il vero, alcune avvisaglie circa un possibile crollo le aveva già lanciate. Un analista cinese, la cui identità rimane ignota, pare che già nei mesi scorsi avesse dichiarato che l’azienda di Li Hejun era «un disastro che non aspetta altro se non di concretizzarsi». La tecnologia dell'azienda, riferiva sempre il misterioso uomo, non è mai stata sperimentata e il gruppo ha fornito pochi dettagli sul business alla base della valutazione elevata dei prezzi di borsa. Inoltre, la tecnologia di nicchia che l’azienda usa nel fotovoltaico, che si basa sull’utilizzo di silicio di grado solare per la costruzione di tre quarti di tutti i pannelli, è stata in passato criticata dagli esperti del settore. Le pellicole sottili dell’azienda cinese sono più flessibili, ma meno efficienti rispetto ai pannelli tradizionali che si servono di silicio policristallino. Una serie di elementi, insomma, che potevano far presagire il peggio. Certo che perdere oltre 20 miliardi di euro in meno di mezz’ora, forse, non se l’aspettava nemmeno il più tetro dei pessimisti.

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