Si erge colossale sul monte Lee

Come è nata l’insegna Hollywood Nove lettere diventate un mito

Come è nata l’insegna Hollywood Nove lettere diventate un mito
09 Ottobre 2015 ore 13:20

La mitica scritta si erge colossale sul monte Lee, dominando l’omonimo quartiere della città di Los Angeles, da tutti conosciuto per il fatto di ospitare la “mecca del cinema”, la più grande industria cinematografica del mondo. Ma perché ergere questa insegna di nove lettere bianche, alte 15 metri ciascuna e lunga complessivamente 110 metri? L’idea è del “padre di Hollywood”, Horbat Johnstone Whitley, l’imprenditore dall’infallibile fiuto per gli affari, così definito per aver realizzato all’inizio del 1900 alcuni grandi opere in questa che una volta era solo una zona agricola.

Nel 1896, l’americano coniò il termine, letteralmente “la città degli agrifogli”, per dare il nome ad un ranch di 160 ettari di terreno. Quando, trent’anni dopo, il direttore del Los Angeles Times, il suo amico Harry Chandler, decise di investire in un progetto immobiliare nella zona, Whitley gli suggerì di far costruire una mastodontica insegna, “Hollywoodland”, come strategia pubblicitaria per promuovere il progetto. 4000 lampadine furono programmate per accendersi ad intermittenza, così da Illuminare la parola, prima per sezioni e poi interamente: “HOLLY-WOOD-LAND-HOLLIWOODLAND”.

 

 

Pensata come struttura provvisoria, l’insegna fu invece conservata e mantenuta fino alla Grande Depressione. Successivamente abbandonata, venne ceduta nel 1949 in condizioni di grave degrado alla “città degli angeli”, che ne finanziò un restauro con la rimozione delle ultime quattro lettere, “land”. “Hollywood”, il nome del distretto, si era ormai affermato nell’immaginario collettivo come sinonimo del cinema americano: già dal 1910, la zona aveva iniziato a raccogliere quei registi di New York che scelsero la soleggiata California per via del suo clima mite e per il fatto di rappresentare una zona più indicata alle riprese degli esterni. I registi vennero presto seguiti dai produttori indipendenti di Chicago e da tutti gli affaristi che avevano individuato il potenziale imprenditoriale della settima arte.

Le vecchie lamine di metallo imbiancato erano destinate a cedere ancora alla forza del tempo e delle intemperie fino al 1978, quando il fondatore di Playboy, Hugh Hefner, organizzò una raccolta fondi nel modo che meglio gli riusciva, una festa. La raccolta raggiunse oltre 250.000 dollari, cui contribuirono nove donatori, come il cantante Alice Cooper e la Warner Bross. Fra questi, anche un individuo misterioso a cui venne dedicata la lettera L.

 

 

L’immagine dell’insegna è nota in tutto il mondo. Regolarmente inquadrata nei servizi annuali, in occasione della premiazione degli Oscar, compare in numerosissimi film, non pochi quelli in cui viene distrutta da calamità naturali o per mano degli alieni. Fra gli ultimi San Andreas, del maggio scorso, dove uno sciame sismico attiva la famosa faglia di Sant’Andrea e genera il più forte terremoto della storia che scuote Los Angeles, distruggendo la scritta. Oppure Sharkando (2013), dove un tornado ne travolge le lettere. Di queste una colpisce e uccide un aspirante attore subito dopo aver pronunciato le parole. «Mia madre mi diceva sempre che Hollywood mi avrebbe ucciso».

Ma l’insegna fu protagonista di fatti di sangue tragicamente reali a partire dal 1932, quando l’attrice ventiquattrenne Peg Entwistl si gettò dalla cima dalla prima lettera, facendo della scritta un trampolino di suicidi raccontati da Kenneth Anger in Hollywood Babilonia, un famoso libro sugli scandali, le cronache, gli squallidi retroscena della “città dei VIP”.

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