A partire dal primo luglio 2016

Come si voterà la volta prossima Ora che l’Italicum è stato approvato

Come si voterà la volta prossima Ora che l’Italicum è stato approvato
05 Maggio 2015 ore 15:37

Lunedì 4 maggio 2015, con 334 sì, 62 no e 4 astenuti, la Camera ha approvato il nuovo sistema elettorale del nostro Paese, il cosiddetto Italicum. La legge verrà promulgata dal Capo dello Stato e diventerà efficace a partire dall’1 luglio 2016, sostituendosi così – dopo 10 anni – alla Legge Calderoli (noto ai più con il soprannome di Porcellum). Che cosa cambia ora e come si voterà?

Si voterà solo per la Camera. Va chiarito, innanzitutto, che l’Italicum vale solo per la Camera dei Deputati. La nuova legge elettorale, infatti, ha viaggiato in parallelo con la riforma della Costituzione – voluta dal governo Renzi – che porterà il Senato a non essere più elettivo (sarà composto da consiglierei regionali e sindaci). Per avere il tempo di ultimare la riforma costituzionale, nell’Italicum è stata inserita una “clausola di salvaguardia”, la quale prevede che il nuovo sistema elettorale entrerà in vigore a partire dal primo luglio 2016.

 

 

Quindi, se si dovesse andare al voto prima dell’entrata in vigore della riforma costituzionale, il Senato verrebbe votato con il Consultellum, un sistema proporzionale puro con preferenze e soglia di sbarramento ma senza premio di maggioranza. Se, invece, si andrà alle urne con la riforma costituzionale già approvata, il Senato non sarà più elettivo e i votanti avranno una scheda sola per la Camera.

Il premio di maggioranza (e le soglie). L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale: il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti e il calcolo sarà fatto su base nazionale. Il sistema proporzionale è però attenuato dal premio di maggioranza: la lista più votata che abbia superato la soglia del 40 percento dei voti al primo turno otterrà un premio del 54 percento, conquistando in tutto 340 seggi su 630 totali. Gli altri partiti, invece, dovranno ripartirsi i 290 seggi rimanenti, in proporzione ai voti ottenuti.

L’asticella del 40 percento per l’accesso al premio di maggioranza risponde alla critica proveniente dalla Corte costituzionale che aveva bocciato il “Porcellum” contestandone, appunto, l’assenza di una soglia minima per concedere la maggioranza della Camera al primo partito (sentenza n. 1 del 2014). Verso il basso, invece, la soglia di sbarramento per i piccoli partiti è del 3 percento. Si fa eccezione per le minoranze linguistiche nelle Regioni a statuto speciale.

 

 

Il doppio turno. Se nessun partito raggiunge la soglia del 40 percento dei voti al primo turno, dopo 15 giorni si va al ballottaggio, cioè è previsto un secondo turno fra le due liste più votate. La lista che vince al ballottaggio ottiene il premio di maggioranza. Fra il primo ed il secondo turno sono vietati i collegamenti tra liste e gli apparentamenti last minute: le liste devono competere così come si sono presentate all’inizio.

I collegi. Il territorio nazionale verrà diviso in 20 circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle regioni, suddivise a loro volta in 100 collegi plurinominali, ciò fatte salve le disposizioni speciali per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, dove vigono i collegi uninominali (un solo candidato per ciascun collegio). A parte i 12 seggi da attribuire nella circoscrizione Estero, i restanti 618 seggi saranno ripartiti per ogni circoscrizione in proporzione alla popolazione. La Lombardia è la circoscrizione che elegge più deputati (101 deputati in 17 collegi), il Molise quella che ne elegge di meno (tre deputati in un solo collegio).

Nei 100 collegi previsti ogni partito potrà presentare una lista di  candidati, tra questi il capolista è bloccato, sarà cioè scelto direttamente dai partiti tramite primarie o direttamente dalle segreterie e verrà eletto automaticamente se la lista vince il seggio in quel collegio. Per tutti gli altri candidati, invece, gli elettori potranno esprimere preferenze. Sono, quindi, proclamati eletti prima i capolista e poi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.

 

 

La (quasi) parità di genere fra uomini e donne. Gli elettori potranno esprimere una o due preferenze, la seconda preferenza deve per forza essere per un candidato di sesso diverso rispetto alla prima, altrimenti sarà annullata. Anche le liste devono essere composte in modo da garantire l’alternanza uomo-donna. Inoltre, nell’ambito di ogni circoscrizione, non più del 60 percento dei capilista sarà dello stesso sesso. Questo assicurerà una quasi parità di genere tra uomini e donne.

Candidature multiple per il capolista. Solo per i capolista sono previste le candidature multiple: uno stesso candidato potrà posizionarsi come capolista in più di un collegio, fino ad un massimo di 10 collegi. Se un candidato viene effettivamente eletto in più collegi, dovrà optare per un solo. Nei collegi “non optati” viene eletto il candidato che ha ottenuti più preferenze. Le pluricandidature sono una forma di garanzia per i partiti più piccoli che sono più forti in alcune aree del Paese e più deboli in altre.

La nuova scheda elettorale. La nuova scheda elettorale sarà più semplice: a fianco al simbolo di ciascun partito ci sarà solo il nome del capolista che, come visto, è bloccato. Di seguito ci saranno due righe bianche dove l’elettore potrà scrivere le eventuali due preferenze.

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