Cosa cambia e perché

Il Coni ha perso la cassaforte Lo sport esce dai palazzi romani

Cronaca 01 Febbraio 2019 ore 12:10

È un ribaltone storico nell’organizzazione dello sport italiano quello che giovedì 31 gennaio il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha presentato nei dettagli: il Coni non avrà il controllo della cassa dei finanziamenti alle federazioni, in quanto viene chiusa Coni Servizi. Nasce la Sport e Salute S.p.A che costituirà una sorta di ministero dello Sport con più soldi e potere del comitato olimpico. Lo Stato a oggi finanzia il Coni per 416,9 milioni di euro. Il Comitato olimpico distribuisce poi questi soldi nelle varie voci del suo bilancio. Finora le risorse sono spese in maggioranza per i «contributi istituzionali», poco più di 276 milioni, che comprendono soprattutto i soldi alle federazioni fra «parte sportiva», personale e contributi per gli impianti, circa 246 milioni. In sostanza il provvedimento spezza il legame da più parti giudicato malsano tra Coni e Federazioni sportive. Al Coni resta la responsabilità della politica dello sport, nel senso di pianificare la preparazione dei migliori in prospettiva dei Giochi Olimpici. Ma tutto il resto passa sotto la gestione di Sport & Salute, società strumentale dello Stato sotto il controllo della Corte dei Conti e le cui nomine dipendono dal Governo.

 

 

È un ribaltone storico dal punto di vista organizzativo e anche culturale. Dal punto di vista organizzativo si smantella quel meccanismo lobbistico che ha fatto troppo spesso dello sport italiano un affare da palazzi romani. Dal punto di vista culturale, il nome stesso della società indica un cambio di indirizzo: non a caso nel progetto sono stati coinvolti i ministeri dell’Istruzione e della Salute, che saranno rappresentanti nel Cda, per impostare una politica diversa, che valorizzi lo sport dal basso e la portata sociale delle attività fisiche e agonistiche. La nuova società si occuperà di mettere insieme uomini e risorse per far crescere lo sport di base, «un settore», ha detto Giorgetti «che finora è stato sottovalutato dalla politica”.

 

 

La cassaforte dello sport italiano quindi esce dalla sfera del Coni per impostare un percorso diverso. Ovviamente la cosa non ha fatto felice il presidente del Comitato olimpico Giovanni Malagò. «Personalmente avrei fatto una società a parte», ha detto, «svuotando la Coni Servizi di tutti quei temi che devono rientrare nell’ambito e nelle responsabilità di Sport e Salute, come promozione, dell’impiantistica e mondo della scuola». Tra i pilastri della riforma il più importante è il meccanismo di autofinanziamento dello sport. Il gettito fiscale che genera lo sport moltiplicato per il 32 per cento è la cifra destinata allo sport italiano. «Il minimo è fissato a 408 milioni», ha precisato Giorgetti. «Soldi che possono solo aumentare se il sistema sportivo si sviluppa. Sport e salute eredità in successione i beni e il patrimonio di Coni servizi che devono essere fatti funzionare al meglio. L’autonomia dello sport è garantita al cento per cento».

Architrave della riforma è naturalmente il rafforzamento del rapporto con il territorio, sia per allargare la base di chi pratica le discipline anche amatorialmente sia per cercare risorse nuove per far crescere il sistema.

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