Dibattito aperto

«Ho conosciuto chi ha ricevuto un rene da mio figlio Riccardo»

«Ho conosciuto chi ha ricevuto un rene da mio figlio Riccardo»
Cronaca 05 Settembre 2017 ore 05:30

Grazie all’appello rivolto a Facebook è riuscito a incontrare un giovane papà di Bari che ha ricevuto un rene da suo figlio Riccardo Galbiati, morto a gennaio in seguito a un malore che lo aveva colpito sulle nevi dell’Aprica. E con questa sua esperienza papà Marco Galbiati vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulla possibilità di mettere in contatto la famiglie del donatore con il ricevente, proprio come chiede Reginald Green nella sua lettera appello pubblicata dal Corriere della Sera. «Incontrare Maurizio, un giovane papà di 26 anni, che sin dall’età di sette anni era costretto alla dialisi e che grazie al rene di Riccardo è tornato a una vita normale, mi ha fatto bene - ha raccontato Galbiati, imprenditore originario di Bevera di Barzago (Lecco) - A lui ha fatto piacere conoscermi, sapere di mio figlio, dei suoi sogni, delle sue passioni. Ne è nata una bella amicizia e ci sentiamo spesso al telefono o con qualche messaggio. Quello che sono riuscito a ottenere, non senza grande fatica, deve essere un diritto di tutti. La legge italiana parte da un principio corretto di tutela della riservatezza, però finisce per impedire anche a persone consenzienti di potersi incontrare. E questo va cambiato, mi impegnerò in tutti i modi perché questo avvenga».

A sostegno della sua battaglia («Che non è finita, voglio incontrare anche chi ha ricevuto gli altri organi», ha precisato), Galbiati parla di uno studio dell’ospedale di Bergamo che confermerebbe una grande richiesta da parte delle famiglie di mettersi in contatto con l’altra parte. «Me ne ha parlato un medico, a tutti i pazienti sottoposti a trapianto cardiaco dal 1985 al 1991 è stato inviato un questionario. Ne sono stati restituiti 152 su 154 e il 67 per cento di loro ha ritenuto corretto dare notizia dell’identità del donatore e del ricevente se richiesto da entrambe le famiglie. Sono dati pubblici, ma che non sono mai stati diffusi, non capisco il perché». Galbiati, che ha subito recentemente anche la perdita della madre e che si è concesso qualche giorno di riposo, è intenzionato a muovere mari e monti per sensibilizzare la popolazione su questo tema. «Non vedo perché due famiglie consenzienti non possano mettersi in contatto, come avviene negli Stati Uniti, grazie al filtro del personale sanitario - ha continuato - Forse c’è qualcosa che mi sfugge, se il timore è quello di eventuali ricatti, credo che ci siano sufficienti strumenti di legge per prevenirlo o per eventualmente punire comportamenti illeciti. La volontà delle famiglie dev’essere sovrana, è tempo che la legge italiana su questa materia venga modificata, sarebbe un segno di grande civiltà».