Quasi due miliardi di euro

I conti correnti “dimenticati” Da novembre lo Stato se li piglia

I conti correnti “dimenticati” Da novembre lo Stato se li piglia
Cronaca 26 Settembre 2018 ore 07:00

Li chiamano “conti dormienti”. Sono quei tesoretti depositati presso le nostre banche che da oltre dieci anni non vengono movimentati. Insomma tesori senza più un padrone, nella gran parte dei casi perché il titolare è defunto e gli eredi sono rimasti all’oscuro di questo patrimonio sfuggito alle pratiche di successione. Infatti le banche non sono tenute ad avvertire dell’esistenza di questi conti, così, al decimo anno di immobilismo vengono trasferiti al capitolo 3382 delle entrate dello Stato, una sorta di salvadanaio per i conti pubblici. Una volta incamerati dalla Stato in realtà resta aperta una finestra per i possibili eredi di rivendicare quel patrimonio sfuggito ai loro conti. Passati anche quei dieci anni le somme diventano non più rivendicabili.

 

 

Il 1 novembre 2018 iniziano a scadere i termini per l’esigibilità delle somme relative ai primi “conti dormienti” affluiti al Fondo Rapporto Dormienti nel novembre 2008, all’indomani dell’avvio della riforma voluta dall’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti. In sostanza, dall’avvio della riforma lo Stato ha incamerato quasi due miliardi euro, che da dieci anni erano stati dimenticati e non erano mai stati movimentati. Questi soldi sono stati tenuti sino ad ora in stand by per lasciare spazio a eventuali richieste degli eredi (i “risvegli tardivi” hanno permesso di recuperare ai legittimi possessori circa 220 milioni di quei due miliardi incamerati dallo Stato). Passati anche questi dieci anni a partire dal primo novembre 2018 inizieranno dunque a entrare in modo definitivo a entrare nelle casse pubbliche. Si avvia dunque un processo che di giorno in giorno si rinnoverà. In tutto sono dunque venti gli anni di immobilismo dei tesoretti.

 

 

In sostanza d’ora in poi cominceranno gli ultimi appelli per le somme dimenticate, che non saranno più esigibili. I primi ad andare in prescrizione sono i soldi affluiti al Fondo nel 2008: si tratta di oltre 673 milioni di euro, al lordo di quelli eventualmente richiesti in questi dieci anni. È l’anno più ricco in quanto raccoglieva anche somme dormienti da un più lungo periodo. Ad oggi la dotazione del Fondo, secondo quanto reso noto dalla Corte dei Conti è di 1.547 milioni di euro.

Ma come può accadere che un conto venga dimenticato? Le banche dopo dieci anni di immobilismo sono tenute a mandare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno al titolare, chiedendo di impartire disposizioni nell’arco di 180 giorni dal ricevimento. In assenza di risposta, trascorsi quei sei mesi, i soldi passando al Fondo gestito dalla Consap, società controllata dal Ministero delle Finanze. Le banche non hanno invece obblighi nei confronti dei famigliari o degli eventuali eredi, che la banca non è tenuta a conoscere. Va anche detto che per ritenere attivo un conto non bastano operazioni automatiche come possono essere i Rid. Intesa Sanpaolo ha reso noto qualche dato interessante rispetto ai propri “conti dormienti’: nell’ultimo anno sono stati circa 2.700, tra i quali 34 con cifre sopra i diecimila euro.

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