chiuse le indagini preliminari

Corruzione nella gestione del carcere, l’ex direttore Porcino verso il processo

Tra i reati contestati nell'ambito dell'inchiesta anche quelli di peculato, truffa, falso e violenza sessuale. Complessivamente sono indagate 22 persone

Corruzione nella gestione del carcere, l’ex direttore Porcino verso il processo
Bergamo, 18 Agosto 2020 ore 11:57

Nel giugno di due anni fa l’arresto dell’ex direttore del carcere di Bergamo, Antonio Porcino. Ora la Procura ha chiuso le indagini preliminari riguardanti l’inchiesta che vuole far chiarezza in merito al sistema di gestione della casa circondariale di via Gleno.

Oltre a Porcino, per 33 anni alla guida del penitenziario, erano rimasti coinvolti finendo ai domiciliari: Antonio Ricciardelli e Daniele Alborghetti, all’epoca rispettivamente comandante della polizia penitenziaria di Bergamo e commissario distaccato al carcere di Monza; Francesco Bertè, direttore sanitario del carcere di via Gleno; Mario Metalli, titolare della ditta specializzata nell’installazione di macchine distributrici di snack, bevande e tabacchi Alfa Express di Urgnano, e la figlia Veronica.

L’inchiesta dei carabinieri di Bergamo e Clusone e della Guardia di Finanza di Bergamo era nata da un mandato d’arresto emesso dal Tribunale di Vibo Valentia per truffa aggravata nell’ambito dei lavori di riqualificazione di un tratto della Salerno-Reggio Calabria nei confronti dell’imprenditore Gregorio Cavalleri. L’uomo sarebbe dovuto andare in carcere a Bergamo ma grazie alla certificazione medica di uno “choc emotivo” evitò la cella. Gli accertamenti fecero poi emergere, secondo l’accusa, altri episodi di corruzione legati all’appalto per la gestione del bar interno del carcere di Bergamo, vinto dall’Alfa Express e all’interessamento di Porcino per ulteriori appalti nelle carceri di Monza, Brescia e Vigevano in cambio di denaro (oltre 21mila euro ricevuti dall’ex direttore tra il 2015 e il 2018). In merito a questo episodio l’accusa iniziale era di corruzione, poi derubricata in induzione indebita a dare o promettere utilità. Reato dal quale, secondo la Procura, devono essere ritenuti estranei Daniele Alborghetti e Veronica Metalli, mentre restano indagati Antonio Porcino e Mario Metalli.

Nell’ambito dell’inchiesta il fascicolo più corposo è quello che vede coinvolto proprio Antonio Porcino che secondo i magistrati avrebbe utilizzato agenti e mezzi della polizia penitenziaria per scopi personali e sottratto materiali di proprietà dell’amministrazione pubblica (peculato). Secondo i pm avrebbe anche ottenuto certificati medici compiacenti per attestare uno stress inesistente accumulando così 205 giorni di malattia (falso e truffa) e approcciato sessualmente alcune detenute e dipendenti. Infine, a chiusura delle indagini preliminari, la Procura ha chiesto l’archiviazione per altri 8 indagati la cui posizione è stata riqualificata. Tra questi, l’assessore regionale al Turismo Lara Magoni.

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