Molte fedi sotto lo stesso cielo

Che cosa ha detto Rosy Bindi sulla grandezza di Tina Anselmi

Che cosa ha detto Rosy Bindi sulla grandezza di Tina Anselmi
05 Dicembre 2017 ore 09:47
Foto di Clara Mammana

 

«Tina Anselmi è una credente con la schiena diritta» esordisce Daniele Rocchetti, presidente delle ACLI di Bergamo, lunedì sera all’Auditorium Sala Gamma di Torre Boldone. L’ultimo incontro di dicembre della rassegna Molte fedi sotto lo stesso cielo è dedicato a Tina Anselmi, «la madre della democrazia» e che dev’essere raccontata da una donna «altrettanto coraggiosa»: Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia.

Sono quattro i momenti da ripercorrere per raccontare la vita della prima donna ministro nella storia italiana. Si comincia con la sua partecipazione alla Resistenza come staffetta partigiana, a cui segue la militanza nei sindacati per la tutela dei diritti delle donne impiegate nelle industrie tessili e l’attività politica nella Democrazia Cristiana. La sua elezione come deputata nel 1968 segna un punto di svolta nella sua carriera, che culmina nell’istituzione del servizio sanitario nazionale nel 1978 e si conclude con la presidenza della commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2.

 

 

Pubblicato da Molte fedi sotto lo stesso cielo su Lunedì 4 dicembre 2017

 

La Resistenza. «Tina Anselmi racconta di aver deciso di diventare una partigiana il giorno in cui assiste con la sua classe all’impiccagione di trentuno prigionieri da parte dei soldati nazisti». L’esecuzione suscita reazioni opposte tra i suoi compagni: c’è chi trova il gesto aberrante e chi lo giustifica. La discussione degenera e «si prendono a botte»: così, appena diciassettenne, Tina diventa una staffetta partigiana. «Non dobbiamo dimenticarci della dimensione storica della nostra Costituzione – spiega Rosy Bindi – perché la democrazia sempre nasce in contrasto a qualcosa». La nostra carta è antifascista, così come quella sudafricana è antirazzista e quella dei Paesi dell’Europa dell’est è antistalinista: per questo non possiamo dimenticarci che la «madre della democrazia» italiana sia stata una staffetta. «Non dobbiamo mai stancarci di raccontare la storia della Resistenza alle generazioni future» esorta Bindi «perché anche se c’è sempre stata una certa nostalgia del fascismo comunque ci si vergognava. Oggi invece la si ostenta e non possiamo far finta di niente, perché nella società di oggi troviamo le stesse inquietudini che hanno prodotto i regimi totalitari».

 

 

L’impegno civile. La democrazia in Italia nasce con la fine della guerra, ma c’è bisogno di accompagnarla nella sua crescita: per questo Tina Anselmi dirige il suo impegno civile verso la militanza nei sindacati a difesa dei diritti delle donne che lavorano nelle filiere tessili del Veneto. «Tina vive la politica come una vocazione: è un elemento totalizzante della sua vita. Per questo non esita a iscriversi nella DC per portare avanti il suo impegno civile, ma non ci sarebbe mai entrata se figure come Aldo Moro non ne avessero fatto parte. La DC non era un partito di destra – precisa Bindi – ma come aveva detto De Gasperi “un partito di centro che guarda a sinistra” e cioè che realizza riforme sociali». Un partito, spiega Bindi, caratterizzato dalla libertà di stare insieme pur avendo punti di vista differenti.

L’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Tina Anselmi viene eletta venti anni più tardi, nel 1968. «Viene ricordata non semplicemente perché è la prima donna ministro, ma perché è il primo ministro che fa davvero il suo lavoro». Dieci anni dopo viene approvata la riforma che istituisce la sanità pubblica: è un anno di grandi riforme, ma anche quello in cui viene rapito e ucciso Aldo Moro. «La sanità pubblica è un messaggio chiaro e universalistico: tutti versano contributi in base al loro reddito e usufruiscono del servizio in base a quanto hanno bisogno. Non si guarda al libretto, al conto corrente, ma in faccia alle persone, perché il benessere non può dipendere dalle loro possibilità economiche». È il modo migliore di concepire il servizio sanitario: «Non credete a chi vi dice che è costoso. Gli Stati Uniti spendono il 15 per cento del PIL per sostenere un sistema che genera disuguaglianze. L’Italia spende il 6 per cento e sappiamo tutti che si spende sempre di meno, ma il sistema funziona meglio».

 

 

La presidenza della commissione per la P2. L’uccisione di Aldo Moro è la fine di un progetto politico di dialogo tra le parti, ma «se le brigate rosse sono gli esecutori, non sono certo gli unici mandanti». Le vittime dei sequestri erano soprattutto democratici cristiani aperti al dialogo e questi attentati sembrano essere orditi «con l’intenzione di far ripiombare l’Italia nella gabbia del fascismo», perché le logge come la P2 «hanno in mente un altro assetto per l’Italia». Ma Tina Anselmi non ci sta, perché la democrazia «non tollera la segretezza: qualcosa è tenuto segreto perché evidentemente va contro gli interessi della comunità». Dopo due anni di lavoro tra minacce e intimidazioni ecco la relazione finale, nel 1983. Tina rivela un lato oscuro della politica, «ma a palazzo gliela giurano»: nel 1992 viene candidata in un seggio diverso dal suo e non viene più eletta. Abbandona la politica e si ammala. Muore poco più di un anno fa, il primo di novembre.

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