200 milioni di spesa totale

Che cosa farà il nuovo governo con il bonus cultura ai 18enni

Che cosa farà il nuovo governo con il bonus cultura ai 18enni
Cronaca 20 Giugno 2018 ore 09:45

Come primo atto di un governo che è stato plebiscitato in particolare dall’elettorato giovanile non c’è male: il bonus cultura per i neo 18enni è stato pesantemente messo in discussione dal neo ministro della Cultura Alberto Bonisoli. In un’intervista al Corriere si è detto poco convinto dell’efficacia dello strumento e ha adombrato l’ipotesi che questi soldi in tanti casi siano finiti più che in cultura in festini. «Non è un caso se in diverse situazioni i soldi del bonus siano stati spesi per feste a base di alcol o usi simili».

In realtà prima del ministro era arrivato uno stop molto più pesante: quello del Consiglio di Stato, secondo il quale non basta un decreto con una variazione delle tabelle dei fondi del Mibact per estendere il Bonus cultura da 500 euro ai neo-diciottenni che festeggiano il traguardo anagrafico nel 2018 e 2019. In sostanza ci vorrebbe una norma di “rango primario”, una legge vera e propria. A questo punto, dunque, al ministro Bonisoli e al governo si dovrebbe chiedere una legge per tornare all’applicabilità del bonus. Viste le premesse, il percorso si fa complicato. In sostanza per i 592.017 giovani che compiono 18 anni nel 2018 e in 581.719 giovani che li compiranno nel 2019 non c’è nessuna certezza. Mentre i loro colleghi che sono diventati maggiorenni nel 2017 stanno spendendo ora il loro bonus, che scade il 31 dicembre 2018.

 

Il ministro della cultura Alberto Bonisoli

 

Ma questioni formali a parte, chi ha ragione sull’efficacia di questa applicazione? La 18App (questo è il nome della misura e della carta prepagata connessa) è un’idea dell’ex ministro Franceschini e dell’allora premier Matteo Renzi e pesa sul bilancio dello stato per 200 milioni circa. È un’applicazione web che permette a chi ha compiuto 18 anni nel 2017 di ottenere 500 euro da spendere in buoni per cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza, corsi di musica, di teatro o di lingua straniera. Come nel caso del bonus per gli insegnanti, ci si può rivolgere a esercenti che si sono iscritti al sito. Tra questi ci sono naturalmente le grandi vetrine digitali come Amazon. Tra le categorie di prodotti ci sono quelle classiche della cultura, dai libri al teatro, dai concerti, all’ingresso dei musei e al cinema. Insomma una gamma larga che si è forse prestata ad usi che con lo sviluppo culturale non hanno molto a che fare. Per questo il ministro ha annunciato che verranno introdotti «in modo graduale alcuni correttivi, per rimediare agli errori fatti in passato e preparare un programma strutturale per la promozione del consumo culturale, che assocerà progetti di diffusione culturale nelle scuole con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi culturali, a partire dal 2020».

Cosa accada tra qui e il 2020 non è chiaro. E i più inquieti sono appunto i primi nati del millennio che si trovano in mezzo al guado tra la misura formato vecchio e quella che verrà invece riformata e “blindata”. Certo sarebbe utile che il ministero rendesse noto come sono stati spesi i soldi del bonus: essendo un percorso tutto tracciato, con pagamenti digitali, non dovrebbe essere cosa complicata. Da parte loro gli editori hanno reso noto una cifra interessante: l’80 per cento dei fondi sono stati spesi in libri, per un giro di 163 milioni relativi alla prima annata (quella del 2017 per i nati nel 1998). Se è davvero così in un Paese che legge pochissimo, c’è da sperare che il ministro Bonisoli ci ripensi…

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