Che cos'è il Dhkp-C?

Cosa sta succedendo in Turchia

Cosa sta succedendo in Turchia
02 Aprile 2015 ore 12:53

In Turchia da qualche giorno stanno succedendo fatti drammatici. Un’escalation di episodi di violenza che preoccupa non poco il Paese, a due mesi dalle elezioni politiche, dove il partito di Recep Tayyp Erdogan pare in netto calo nei sondaggi. Un elemento che, se le intenzioni di voto verranno confermate, mette a repentaglio il progetto del presidente turco, che mira all’ottenimento di una forte maggioranza assoluta utile a cambiare la Costituzione, al fine di introdurre un sistema presidenziale che rafforzi ancora di più i suoi poteri, e imprimendo alla società turca un’ulteriore impronta islamista.

Il black out. Tutto è cominciato lo scorso martedì, quando alle 10.36 un maxi black out ha lasciato al buio per ore quasi tutto il Paese. Trasporti e attività sono andati in tilt. È stata risparmiata solo la provincia di Van, nel sud est della Turchia, che importa energia elettrica direttamente dall’Iran. L’assenza di enesrgia si è risolta completamente solo nella tarda serata, e a due giorni di distanza ancora non ha spiegazioni chiare e ufficiali. Secondo il premier Ahmet Davutoglu, potrebbe avere una matrice terroristica.

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Il rapimento e la morte del magistrato. Ripristinata l’energia elettrica, è stato rapito un magistrato che indagava sui fatti di Gezi Park e, in particolare sulla morte di un manifestante. Il blitz delle forze speciali di Ankara, avvenuto dopo sei ore di negoziati, è finito in un bagno di sangue, con il magistrato morto insieme ai suoi rapitori. Un commando armato è entrato nella sede del palazzo di giustizia di Caglayan, nella zona europea di Istanbul, prendendo in ostaggio Selim Kiraz, procuratore impegnato nelle indagini sulle proteste avvenute a Gezi Park nel 2013, che fece traballare seriamente il potere dell’allora premier Erdogan. I sequestratori chiedevano l’ammissione pubblica della responsabilità degli agenti sospettati del ferimento mortale di Berkin Elvan, il quindicenne colpito alla testa da una capsula di gas lacrimogeno durante le manifestazioni. I rapitori chiedevano inoltre la scarcerazione delle persone sotto processo per aver partecipato alle manifestazioni di solidarietà nei confronti di Elvan, diventato il simbolo della lotta all’autoritarismo di Erdogan. Il procuratore Kiraz il giorno prima di morire si era schierato contro l’insabbiamento delle indagini sulle gravi violenze compiute dalla polizia nei confronti dei manifestanti di Gezi Park.

L’assalto alla sede dell’AKP. Mercoledì nuovi episodi di violenza: in mattinata un uomo ha fatto irruzione nella sede dell’AKP, il partito del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’uomo ha ordinato a tutte le persone all’interno degli uffici di lasciare l’edificio, prima di salire all’ultimo piano, dove ha mandato in frantumi i vetri di diverse finestre e ha issato una bandiera turca a cui è stato aggiunto il disegno di una spada. La polizia è intervenuta e l’uomo è stato arrestato. L’attacco è stato definito «tentativo di minare il processo di pace con i curdi», almeno stando a quanto dichiarato dal presidente Erdogan, che è rientrato in anticipo dalla sua visita in Romania per presenziare ai funerali del procuratore Kiraz. È però anche vero che tra Erdogan e il governo nell’ultimo periodo corre tensione proprio per la questione dei negoziati con i curdi: secondo il Presidente il governo starebbe facendo a questa minoranza troppe concessioni, mentre il governo rivendica l’autonomia nel negoziato.

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L’attacco alla caserma di polizia. Nel pomeriggio di mercoledì un nuovo episodio, ancora più grave: nel quartiere Vatan Sokak di Istanbul, due persone armate – tra cui una donna, equipaggiata con una bomba e pronta a farsi saltare in aria – hanno aperto il fuoco nei pressi di una caserma della polizia. Il bilancio è di un morto – la donna kamikaze, uccisa sul colpo – e due agenti feriti.

Gli allarmi bomba sugli aerei. In quattro giorni, inoltre, su ben tre aerei della compagnia di bandiera Turkish Airlines, si sono registrati allarmi bomba e i voli sono stati deviati e fatti atterrare in aeroporti diversi da quelli della loro destinazione finale.

La controversa legge sulla sicurezza. Tutto questo accade proprio pochi giorni dopo l’approvazione della controversa legge sulla sicurezza, che concede alla polizia, in alcuni casi, la possibilità di sparare sui manifestanti. Forte dell’introduzione di queste nuove norme, le forze dell’ordine hanno lanciato una dura campagna repressiva contro attivisti e simpatizzanti dell’estrema sinistra. Almeno 32 gli arresti a Antalya, Eskisehir, Smirne. La polizia ha anche fatto irruzione nella facoltà di giurisprudenza dell’università di Istanbul, arrestando 26 giovani, dopo che era stata esposta su un muro la fotografia di uno dei due sequestratori del giudice. Tra gli arrestati anche molti membri del Dhkp-C, un fatto che ha scatenato proteste di piazza.

Chi sono quelli del Dhkp-C. Responsabile degli atti terroristici del cosiddetto martedì nero turco e dei successivi episodi di violenza, è il Dhkp-C, una sigla che sta per Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo. Si tratta di un gruppo di militanti estremisti di ispirazione marxista-leninista, nati nel 1978, che si oppongono con tutte le loro forze al “sultano” Erdogan e al suo partito, giudicato corrotto. L’organizzazione è iscritta nell’elenco dei gruppi terroristici in Turchia, Stati Uniti e Unione europea. Secondo le forze di polizia turche, il movimento si è caratterizzato negli anni per un crescente attivismo, soprattutto nei confronti di obiettivi diplomatici. Al Dhkp-C sono stati attribuiti sia l’attacco del 2013 contro l’ambasciata americana, sia quello contro la rivista islamista Adimlar della scorsa settimana, che ha ucciso un giornalista e ne ha feriti tre. Nel mirino del gruppo anche le forze di polizia: nel gennaio scorso un militante del gruppo ha sparato all’impazzata in piazza Taksim contro la polizia, e una donna kamikaze si fece esplodere in piazza Sultanahmet, uccidendo un poliziotto. Il gesto venne rivendicato dal Dhkp-C.

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