Un discusso criterio di valutazione

Cos’è il Texas Ratio e cosa dice della salute delle banche italiane

Cos’è il Texas Ratio e cosa dice della salute delle banche italiane
Cronaca 16 Febbraio 2016 ore 05:00

Il tema della crisi degli istituti di credito italiani continua a tenere banco, e ogni giorno si affastellano teorie e tentativi di rimedio che per il momento non trovano riscontri. La tanto chiacchierata “bad bank” di origine europea non si capisce se e quando decollerà definitivamente, e nel frattempo gli analisti hanno tirato fuori un nuovo indice che pare possa dire qualcosa in più sullo stato di salute delle banche del nostro Paese: il Texas Ratio, criterio di valutazione di cui molti diffidano e che a volerci dar retta dice che in Italia possono star tranquilli i correntisti di Intesa Sanpaolo e Unicredit, mentre tutti gli altri è bene che tengano occhi e orecchie ben aperti. Complessivamente, comunque, il Texas Ratio ci dice che la situazione è meno tragica di quanto si possa pensare.

 

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Cos’è il Texas Ratio. L’invenzione di questo indice si deve a Gerard Cassidy, manager dell’azienda canadese RBC Capital Markets, che lo applicò per la prima volta durante la crisi delle banche texane nei lontani anni Ottanta (da qui il nome Texas Ratio). Il fallimento di 400 istituti, più o meno piccoli, spinse Cassidy a creare questa formula che calcola il rapporto tra crediti lordi deteriorati e la somma del patrimonio tangibile più gli accantonamenti. In parole povere, vengono messi in relazione la quantità di crediti che la banca non riesce a riscuotere e il totale del denaro liquido di cui la stessa banca dispone più quella parte di utili che nel corso degli anni sono stati messi da parte per far fronte ad eventuali periodi di crisi (gli accantonamenti). Il risultato di questa formula è confrontato al parametro fondamentale di 100: più precisamente, se lo stesso è inferiore a 100 la banca può considerarsi solida, se invece è superiore la situazione è problematica e serve capitale aggiuntivo. È un numero importante, in mezzo ad una marea di dati, statistiche e analisi di bilancio che indica quanto una banca possa sopravvivere ai propri crediti problematici. Le banche, soprattutto le popolari, guardano questo indice con molta attenzione per capire quale ruolo giocare nelle loro trasformazioni in SpA, mentre le banche maggiori lo usano per non portarsi in casa rischi a fronte di eventuali fusioni. La Deutsche Bank, in un rapporto dedicato al sistema bancario italiano pubblicato poco tempo fa, ha utilizzato l’indice per esprimere un’ulteriore valutazione sulla salute delle banche nazionali più importanti.

 

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I risultati dello studio di Deutsche Bank. Venendo al succo della questione, ovvero lo stato di salute della banche italiane secondo il criterio Texas Ratio, Intesa Sanpaolo e Unicredit sembrano essere in ottima forma, con un indice fermo rispettivamente all’89 e al 90 percento. A corroborare l’ottimismo il fatto che nell’ultimo anno questo numero si è addirittura snellito, visti i 92 e 95 percento del 2014, segno che si tratta di due istituti che, oltre a non soffrire di particolare crediti deteriorati, hanno messo a punto un’ottima organizzazione in termini di gestione del credito. Sforano il 100 percento invece pressoché tutte le altre: Mps è al 147 percento, Banco Popolare al 158 percento e Ubi al 112 percento. Fra le banche virtuose si segnala anche Bpm, con un Texas Ratio addirittura all’87 percento. Occorre comunque sottolineare che molti addetti ai lavori non apprezzano particolarmente il Texas Ratio, poiché ritenuto un indice grossolano e che non tiene conto di tutti gli elementi in gioco: non vengono considerate infatti, ad esempio, i collaterali posti a garanzia, ovvero tutti i vari investimenti (su titoli finanziari, immobili, eccetera) che le banche possiedono e che possono essere considerabili come parte del capitale, e che quindi migliorerebbero notevolmente l’indice. Per di più bisogna considerare che i collaterali italiani sono nella maggioranza dei casi beni immobili, che offrono una copertura ben solida visto che in Italia non c’è stata la bolla degli altri Paesi.

Dunque? Il Texas Ratio, quindi, può essere sì indicativo di un generale benessere di una banca, ma assolutamente non è considerabile come un giudizio esaustivo. Perciò, niente panico. Certo, il fatto che gli istituti di credito italiani negli ultimi 6 mesi hanno perso in media il 41 percento in borsa è senz’altro indice della necessità di una svolta e soprattutto di nuove norme che possano aumentare le garanzie dei correntisti: ma, per il momento, possiamo solo attendere.

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