La denuncia di Confedilizia

Cos’è la tassa sugli ascensori che non è una tassa, ma un po’ sì

Cos’è la tassa sugli ascensori che non è una tassa, ma un po’ sì
Cronaca 24 Febbraio 2016 ore 02:30

Preparate a dovere il bilancio famigliare per il 2016, perché quando meno ve lo aspetterete potrebbe arrivare una nuova tassa da pagare: quella sull’ascensore. Sembrerebbe uno scherzo o una bufala, ma non è affatto così, anzi, ad aprile arriverà al tavolo del Consiglio dei Ministri la bozza di legge che, se approvata, vedrà le famiglie italiane costrette a scucire denaro per la revisione e la manutenzione degli ascensori dei propri condomini. Detto così sembra proprio un’ingiustizia ed un’assurdità bella e buona, e diciamo che in parte può anche essere considerata tale. Ma precisando alcuni elementi di questa nuova imposta, che peraltro non sarà poi effettivamente una tassa, le cose si chiariranno un attimo di più.

 

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“Ancor più cara della Tasi”. Seconda la denuncia di Confedilizia, dunque, in seguito al recepimento della direttiva europea 2014/33 sulla sicurezza degli ascensori, il Governo starebbe mettendo a punto una nuova tassa che consisterà in un esborso da parte degli abitanti di un condominio in seguito alle spese di manutenzione, ed eventualmente anche ristrutturazione, dell’ascensore del palazzo. Di fatto, il testo del provvedimento che attua la normativa europea sulla sicurezza degli ascensori prevede tutta una serie di nuove verifiche sugli ascensori esistenti, attribuendo ai soggetti verificatori la facoltà di fissare una serie di interventi a carico dei proprietari di casa e introducendo una tassa in grado di annullare “in un colpo solo gli effetti dell’abolizione della Tasi sull’abitazione principale, imponendo esborsi pari al doppio del gettito della Tasi stessa. Qualcosa come più di 350 euro annui a nucleo familiare”, dice Confedilizia.

Il provvedimento in questione, infatti, prevede esplicitamente all’art. 2, anche per gli ascensori già in servizio prima della data di pubblicazione del regolamento e “pienamente conformi alle norme vigenti a tale data”, che i soggetti verificatori (ossia i professionisti abilitati alla verifica e alla certificazione di conformità), in occasione del primo controllo periodico provvedano ad “una verifica degli ulteriori requisiti minimi di sicurezza” relativamente ad una serie di prescrizioni: precisione di fermata, livellamento tra cabina e piano, presenza di illuminazione del locale macchine, presenza ed efficacia dei dispositivi di chiusura delle porte, presenza di porte di cabina, rischio di schiacciamento per porte motorizzate, e via dicendo. Ciò significa in sostanza che tutti gli ascensori, considerati a norma oggi, laddove non rispondenti agli ulteriori requisiti di sicurezza introdotti dalla normativa europea, dovranno necessariamente essere adeguati, con costi ovviamente a carico dei proprietari. La ratio del provvedimento addotta a giustificare tale scelta legislativa riguarda, ovviamente, un discorso di sicurezza, ma Confedilizia sostiene si tratta solamente di una via alternativa per recuperare i soldi su cui lo Stato non potrà più contare in seguito all’abolizione della Tasi.

 

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La spiegazione del Mise. Il Ministero dello Sviluppo Economico, in seguito al polverone che l’accusa di Confedilizia ha suscitato, ha precisato con una nota ufficiale di cosa realmente si tratti. Anzitutto, dicono, saranno sottoposti a verifica esclusivamente gli ascensori installati prima del 1999, e non sono previste verifiche straordinarie, ma solo controlli di sicurezza da svolgersi nell’ambito della prima verifica ordinaria utile. Se nel vostro condominio, dunque, l’ascensore è stato installato successivamente al 1999, non ci saranno problemi. Il Mise precisa inoltre che i requisiti da verificare, e che potrebbero essere quindi causa di intervento, sono stati individuati in modo proporzionato e selettivo e, quindi, non possono determinare spese eccessive, soprattutto se, come afferma Confedilizia, le regolari norme già oggi previste abbiano già indotto molti proprietari ad effettuare comunque tali verifiche. Insomma, riassumendo: non si tratterà di una tassa, tanto per cominciare, poiché non ci sarà alcuna cadenza regolare dell’eventuale pagamento; saranno coinvolti solo gli ascensori più vecchi rispetto al 1999; qualora sia necessaria una ristrutturazione dell’impianto, l’esborso nemmeno si avvicinerà ai 350 euro dichiarati da Confedilizia. La quale, peraltro, nonostante la risposta arrivata dal Mise, non accenna a voler deporre le armi: “Ribadiamo il nostro appello al presidente Renzi affinché disponga l’eliminazione della bozza di provvedimento di questo ‘corpo estraneo’”.

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