L'indagine

Crollo del commercio. Il 28 per cento non sa se riaprirà

Uno studio di Confcommercio rileva come gli incassi siano crollati del 50 per cento e molti temono di non farcela. I costi fissi sono troppo elevati e le aspettative sono meno del previsto.

Crollo del commercio. Il 28 per cento non sa se riaprirà
01 Giugno 2020 ore 07:59

Il commercio è in caduta libera. Basta passeggiare su uno dei lungolago del Sebino per accorgersene. Alcuni locali non sono stati riaperti. Quelli aperti hanno dovuto dimezzare la loro capienza, inoltre i tavolini, che prima avevano quattro sedie, ora li vedi solo con due. E non va meglio nemmeno per i ristoranti. In Valle Cavallina c’è chi in questi tre mesi di inattività ha dovuto sborsare qualcosa come trentamila euro per pagare i fornitori (senza riuscire a pagare l’affitto del locale) ottenendo in cambio dallo Stato soltanto i 600 euro. Confcommercio e Swg hanno commissionato uno studio di settore per capire come si è ripartiti. Il periodo di rilevazione interessato si è diviso sulle due settimane: quella della prima riapertura 19-21 maggio e l’ultima settimana del mese (26-28 maggio). Dalle interviste realizzate si ricava che delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi di mercato in Italia, dopo due settimane, ha riaperto l’attività l’82%. Di queste il 94% delle attività riguarda abbigliamento e calzature, l’86% altre attività del commercio e dei servizi e solo il 73% riguarda bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese attive nei consumi fuori casa. Tra le misure di sostegno ottenute, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha fruito della cassa integrazione (17%) oppure ottenuto prestiti garantiti (8%). Un terzo delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi oltre il 70%, mentre per il 28% rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità.


Un segnale negativo arriva da quel 18% delle imprese che potevano riaprire e non l’ha fatto; questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti. Il 68% del campione di imprenditori dichiara che i ricavi sono stati inferiori alle aspettative, (e che già si aspettavano più bassi). La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi pre-Covid per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione. Ma se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un’elevata probabilità di chiusura dell’azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell’azienda nei prossimi mesi. I titolari temono che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), e che non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) né di sostenere le spese fisse (43%). Sotto il profilo macroeconomico il PIL del mese di maggio dovrebbe risultare in crescita di circa il 10% rispetto ad aprile (Congiuntura Confcommercio, maggio 2020). Tuttavia, per molte imprese, concentrate in pochi settori a cominciare dalla filiera turistica, le sfide per la sopravvivenza si combatteranno nei prossimi mesi.

Food delivery
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia