lo studio

Dal Mario Negri la biopsia liquida per diagnosticare il tumore ovarico con un prelievo

Sequenziando il dna tumorale presente nel sangue, misurandolo e studiandolo, sarà possibile ottenere informazioni molecolari sulla malattia e la sua progressione

Dal Mario Negri la biopsia liquida per diagnosticare il tumore ovarico con un prelievo
Cronaca 22 Dicembre 2020 ore 17:30

Dall’Istituto Mario Negri arriva una biopsia liquida che consentirà ai medici di tenere monitorata l’evoluzione del tumore maligno epiteliale dell’ovaio grazie a un semplice prelievo di sangue. Sequenziando il dna tumorale presente nel sangue, misurandolo e studiandolo, sarà possibile in ogni momento ottenere informazioni molecolari sulla malattia e la sua progressione. Lo studio, pubblicato sulla rivista americana Clinical Cancer Research, è stato condotto da ricercatori del dipartimento di Oncologia dell’Istituto di ricerche farmacologiche, guidato da Maurizio D’Incalci, in collaborazione con i medici dell’ospedale San Gerardo di Monza e i ricercatori delle Università di Milano Bicocca, Padova e dell’Harvard Medical School di Boston.

«Il tumore epiteliale maligno dell’ovaio è una patologia molto complessa, caratterizzata da una forte instabilità del proprio genoma – spiega Maurizio D’Incalci -. Ad oggi sono disponibili molte informazioni sulle caratteristiche molecolari della malattia all’esordio, mentre sappiamo poco o nulla sulle caratteristiche della malattia al momento della recidiva, quando diventa progressivamente resistente alla terapia farmacologica. Questa biopsia liquida ci permette invece di seguire la risposta della malattia alle terapie. La metodica permette di anticipare la diagnosi di recidiva di molti mesi rispetto ai metodi standard, come la misura del CA-125 o gli esami radiologici e, quindi, oltre al vantaggio di non essere invasivo, risulta molto più sensibile. I tumori dell’ovaio sono molto eterogenei, ma nella maggioranza di essi esistono delle alterazioni cromosomiche che permettono di distinguere il dna delle cellule tumorali da quello delle cellule normali».

La ricerca, finanziata dalla Fondazione Alessandra Bono e Airc, è il frutto della dell’integrazione di competenze di giovani biologi, patologi, bioingegneri, informatici e oncologi ginecologi. Svariati giovani medici specializzandi, guidati da Robert Fruscio e Fabio Landoni dell’Università di Milano Bicocca e dell’ospedale San Gerardo di Monza, hanno partecipato con entusiasmo alla ricerca. «Queste ricerche – precisa Sergio Marchini, che guida l’unità di genomica translazionale del Mario Negri – sono state possibili grazie allo sviluppo di nuove tecnologie per il sequenziamento del materiale genetico e all’utilizzo di sofisticati algoritmi di analisi bioinformatiche messi a punto dall’unità che dirigo, che permettono di riconoscere le tracce di dna tumorale presente nel sangue con una elevatissima sensibilità. In questo modo sarà anche possibile decidere se eseguire o meno una terapia in quei casi di tumori in fase iniziale che permettono una rimozione apparentemente completa».

«Abbiamo già avuto la richiesta di collaborazione da alcuni centri oncologici italiani ed esteri – conclude Maurizio D’Incalci – per applicare questa metodica in pazienti con tumori ovarici. Questo ci consentirà di verificare su ampie casistiche l’impatto dell’applicazione della biopsia liquida sull’efficacia dei trattamenti in pazienti con tumori ovarici».

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