Cronaca
Un confine a 5mila km da Damasco

Quei migranti entrati in Europa passando dal Circolo Polare Artico

Quei migranti entrati in Europa passando dal Circolo Polare Artico
Cronaca 01 Settembre 2015 ore 15:36

uNon solo il Mediterraneo. I flussi migratori che negli ultimi anni stanno scuotendo la geopolitica globale passano anche per zone e rotte che, davvero, sarebbe assurdo anche solo pensarle. Naturalmente le tratte che collegano il Nord Africa ai Paesi meridionali dell’Europa sono le più discusse e (tentativamente) affrontate, anche solo per una mera questione numerica: nel solo 2015, in Italia sono transitati ben 110mila migranti, in Grecia addirittura 160mila. Ma nella disperata fuga dal caos e dai pericoli dei propri Stati, sono in molti, soprattutto siriani, che hanno deciso di battere nuove vie per arrivare in Europa. E una di queste passa addirittura dal Circolo Polare Artico.

 

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Dalla Siria alla Norvegia. Murmansk è una città dell’estremo Nord della Russia, di discrete dimensioni (conta circa 300mila abitanti) e vanta l’onore di essere il più grande centro abitato all’interno del Circolo Polare Artico: perché sì, Murmansk è già oltre il cerchio che ricomprende le terre perennemente coperte di neve e ghiaccio del Settentrione della Terra. A poco più di duecento chilometri da Murmansk c’è il confine norvegese, che ha come suo primo baluardo Kirkenes, uno sperduto paesello che al contrario del centro urbano russo è abitato da una manciata di anime, poco più di 3mila. Ebbene, per quanto assurdo possa sembrare, questi 230 chilometri che separano Murmansk da Kirkenes sono una delle nuove vie per cui passa il flusso migratorio che porta i siriani in fuga nel nostro Continente. Qualora non fosse ben chiara la distanza (5.300 chilometri) che separa la capitale della Siria, Damasco, e Murmansk, si pensi che si tratta di circa cinque volte la lunghezza dell’Italia. Parlare di epopea, per descrivere il viaggio che i profughi siriani affrontano per arrivare infine a Kirkenes, è forse persino riduttivo. Risulta tuttora inspiegabile come e in quanto tempo questo viaggio venga compiuto, ma tant’è, da qualche mese a questa parte il traffico di migranti fra Russia e Norvegia ferve come non mai. E il termine “traffico” non è un’esagerazione, poiché c’è già chi ha pensato di fare di questa impensabile Odissea un business.

 

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In macchina e… in bicicletta. Naturalmente, tanto quanto lo è sulle nostre coste, anche in Norvegia l’immigrazione clandestina è un reato, e dunque i profughi che intendono varcare il confine nei pressi di Kirkenes devono trovare un qualche modo per poter passare inosservati. È nato dunque un fiorente mercato di spole in automobile targate Russia, con cui scafisti a quattro ruote, dietro pagamento, danno un “passaggio” ai migranti al di là del confine norvegese. Le forze dell’ordine di Kirkenes, che fino a qualche mese fa contavano di un solo agente e che oggi sono state, per forza di cose, corposamente irrobustite, fanno il possibile per tentare di arginare questo fenomeno di immigrazione clandestina: intervistato dal Guardian, Thomas Pettersen, quell’unico agente di Kirkenes di cui accennato, ha rivelato che il vero problema, oggi, non sono più le macchine, tutto sommato monitorabili, ma le biciclette. Visti i controlli operati dalla polizia norvegese in frontiera, i migranti hanno cominciato ad optare per l’utilizzo delle due ruote per praticare strade alternative ed eludere così le barriere. Un meccanismo che, peraltro, manda in tilt il sistema d’accoglienza che la Norvegia ha predisposto dalle parti di Kirkenes, disponendo che alcuni alberghi della zona concedano vitto e alloggio ai profughi in attesa del trasferimento in chissà quale Paese europeo. Le cifre, ovviamente, non sono quelle del Sud Europa, ma sempre secondo Pettersen si parla di un numero di migranti fra i 10 e i 20 che ogni mese valicano il confine russo-norvegese.

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