Più colpiti i paesi ricchi

Depressione, la peste del millennio

Depressione, la peste del millennio
05 Dicembre 2015 ore 10:30

“La depressione è il male del terzo millennio”: una frase sentita ripetere frequentemente negli ultimi anni. E i numeri, d’altra parte, certificano che non si tratta, tutto sommato, di un’esagerazione: nell’ultimo secolo, infatti, nella sola Europa sono state 60 milioni le persone a cui è stato diagnosticato questo terribile male della psiche. E i numeri, in realtà, potrebbero essere molto più larghi, dal momento che, dicono gli esperti, sono moltissimi coloro che pur essendo depressi non se ne rendono conto, oppure cercano in ogni modo di nascondere questa drammatica realtà, anzitutto a se stessi ancor prima che ai medici. E l’Italia non è per nulla esente da questa crescita patologica esponenziale: secondo le stime più recenti, infatti, nel nostro Paese ci sarebbero circa 7,5 milioni di depressi, e il dato ancor più allarmante è che soltanto uno su tre ne è cosciente e si cura adeguatamente.

 

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I numeri della depressione nel mondo. Stando all’ultimo censimento mondiale relativo alle persone affette da depressione, sarebbero circa 121 milioni gli individui colpiti da questo male, ma probabilmente, oggi, sono molti di più, considerando che il dato è relativo al 2011 e che, come detto, ci sono moltissimi depressi che rimangono “anonimi”. Ad aggravare ulteriormente questi numeri, c’è il fatto che, ogni anno, si verificano 850mila decessi dovuti alla depressione, ma la maggior parte dei quali per suicidio.

Venendo a studi più recenti, nell’ambito di alcune ricerche effettuate dall’Organizzazione mondiale della sanità, emergono particolari, da un certo punto di vista, inaspettati: basati su dettagliate interviste rivolte ad 89mila persone, i risultati mostrano che il 15 percento dei soggetti che vivono nei Paesi ricchi ha probabilmente sofferto almeno una volta di depressione nella propria vita, contro l’11 per cento degli abitanti dei Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. La percentuale di chi ha riferito un episodio di depressione nell’ultimo anno è risultata del 5,5 percento. Fenomeni di depressione rilevante sono risultati ancora più frequenti nei Paesi con un elevato reddito pro capite (28 percento) e in particolare in Francia, nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti, dove la percentuale arriva al 30 percento.

La nazione con la più bassa prevalenza è risultata la Cina, con il 12 percento, mentre contrariamente alle attese è risultata assai elevata in India (36 percento circa). Alcuni aspetti sono risultati indipendenti dalla cultura di appartenenza: le donne hanno una probabilità di soffrire di depressione doppia rispetto agli uomini, e la perdita del partner, sia essa dovuta a morte, divorzio o separazione, è una delle cause più comuni. Al contrario, la distribuzione per età è risultata fortemente dipendente dal paese di origine: nei Paesi più poveri, l’età del primo episodio è più bassa rispetto alla media di circa due anni.

 

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La depressione in Italia, e i suoi costi. In occasione del forum “Un viaggio di 100 anni nelle neuroscienze” organizzato da The European House-Ambrosetti presso l’Accademia dei Lincei a Roma lo scorso 3 dicembre, sono state riportate stime davvero preoccupanti circa la depressione in Italia: 7,5 milioni di persone ne sarebbero affette, il 12,5 percento della popolazione, e solo il 34,3 percento si cura, assumendo antidepressivi e rivolgendosi ad uno psicanalista, e di questi solo il 29 percento affronta il problema entro il primo anno dalla sua insorgenza. Particolarmente colpite le donne, il 14,9 percento, molto meno gli uomini, il 7,2 percento. Da numerose indagini epidemiologiche risulta che il 2 percento dei bambini e il 4 percento degli adolescenti ha in un anno un episodio di depressione che dura almeno 2 settimane. Principalmente, si è detto al forum, la depressione insorge in seguito ad un preciso evento scatenante (un lutto, una separazione, un licenziamento, eccetera), ma talvolta anche senza un motivo apparente.

È stato inoltre notato, forse con quel pizzico di cinismo che spesso i numeri si portano dietro, che la depressione causa all’Italia anche un grosso danno economico: in termini, infatti, di ore lavorative perse dei malati e delle spese sociali che lo Stato sostiene, la perdita è di 4 miliardi di euro all’anno. Per quanto riguarda l’Europa, complessivamente, si parla di 92 miliardi di euro persi ogni anno, di cui 54 in seguito alla mancanza di produttività del lavoratore affetto. I dati a disposizione evidenziano la necessità di una maggiore attenzione nei confronti del fenomeno. A sottolinearlo è anche la stessa Oms, secondo cui l’effetto del trattamento della depressione sui costi legati alla produttività del lavoratore potrebbe generare un risparmio in grado di compensare le spese per il trattamento stesso.

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