Cronaca
L'italo-argentino pronto all'esordio

Di football, calvizie e rimedi estremi Ora che Paletta ha deciso di rasarsi

Di football, calvizie e rimedi estremi Ora che Paletta ha deciso di rasarsi
Cronaca 12 Settembre 2015 ore 18:25

Calcio e capelli, è un binomio storico. In base alle epoche moltissimi giocatori hanno sfoderato acconciature bizzarre, platinate, codini, creste… purché ci sia la materia prima. A Bergamo ci si ricorda subito la chioma bionda di Stromberg, quella di Caniggia, ma non tutti sono così fortunati. Chissà a chi pensava il buon Paletta quando decise di farsi crescere i capelli, a chi voleva ispirarsi... Forse proprio a Claudio Paul, forse a Mario Kempes, eroe del mondiale 1978 dalla chioma abbondante. Sta di fatto che nella sua prima avventura europea del neo-atalantino, portato a Liverpool dal panciuto Rafa Benitez, la chioma c’è ed è folta. Ma all'epoca Daniel ha solo vent’anni.

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Il "dramma" sulla sua testa. Con il ritorno in Argentina e l’arrivo a Parma, la situazione degenera inesorabilmente. La moglie con ogni probabilità è troppo innamorata per fargli notare che forse, insomma, sarebbe il caso di accorciare un po’ il taglio. Così, anno dopo anno, si arriva al “dramma”, amplificato dall’esposizione mediatica nata con la nazionale prima e con il passaggio al Milan poi. L’ironia si spreca, specie in rete, nascono subito paragoni con l’Antonio Conte “ammirato” negli ultimi anni da calciatore (ci arriveremo). Il culmine probabilmente lo si raggiunge quando su Facebook nasce un gruppo in cui si invita Paletta (in maniera non molto fine e garbata) a tosarsi per bene; quasi 100mila “mi piace” la dicono lunga. Da dove sarà giunto l’input decisivo per la rasatura? Magari dal più noto cittadino di Arcore, anche lui in fondo di capelli (o meglio, di assenza di capelli) ne sa qualcosa. La storia comunque giunge al lieto fine, durante la sua avventura rossonera Gabriel decide di rasarsi e così lo vediamo giungere bel bello a Bergamo, in piena sintonia con il presidente Percassi e con il suo prossimo “vicino” di reparto, Andrea Masiello.

Il passato di Conte. Anche il difensore ex Bari non ha esattamente una capigliatura da spot della Pantene, ma lo ringraziamo sentitamente per aver avuto il buon gusto di tenere un taglio corto fin da ragazzo, evitando di farci vedere il peggio, al contrario di Conte. Già, il ct, eccoci qui. Allenatore di successo alla Juventus, mister della nazionale, ma prima? Come vediamo, da calciatore la situazione era molto simile a quella del numero 29 atalantino, prima che optasse anche lui per il “via tutto”. Nella sua prima esperienza da allenatore, all’Arezzo, lo vediamo infatti con una pelata degna di Colantuono. Per meriti tecnici (ma forse non solo), uno dei suoi pupilli in terra toscana è Capelli (c’erano dubbi?), che con il mister salentino vive la sua miglior stagione sia in termini di presenze che di gol. Ma oltre a valorizzare Daniele da Grumello, Conte decide di valorizzare anche i suoi, di capelli, e già dalla successiva esperienza sulla panchina del Bari la chioma è folta come da ragazzo, quando iniziava la propria carriera da giocatore al Lecce.

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L'onestà di Rooney. Parrucchino? Trapianto? Da anni ormai l’ironia si spreca sulla questione, in rete e sui social network. E proprio ai social si è affidato Wayne Rooney, che dopo anni di calvizie ha utilizzato Twitter per annunciare ai suoi followers l’avvenuto trapianto, con tanto di foto a corredo. Per un ragazzo che già fin da bambino mostrava una notevole stempiatura, la soluzione del trapianto sembra aver portato degli ottimi risultati. Visti gli ingaggi percepiti, ci sentiamo di consigliarla vivamente anche al re dei problemi tricologici sui campi da calcio (non poteva certo mancare): Gervinho. Gervais Lombe Yao Kouassi, in arte Gervinho, parte dalla sua Costa d’Avorio nel 2004 per arrivare al Beveren, in Belgio. Tutto normale fin qui, come quando si trasferisce ai francesi del Le Mans: una fascetta a tenere fermi i capelli e via, come andava di moda qualche anno fa. Il problema, non secondario, è che con il passare del tempo, quella fascetta tiene fermi sempre meno capelli e sempre più centimetri di fronte nuda, fino ad arrivare alla capigliatura “sfoggiata” al Lille e all’Arsenal, quando il valore di mercato dell’ivoriano raggiunge l’apice, di pari passo con la sua attaccatura.

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Gervinho alla Roma. Nel 2013 arriva a Roma, voluto fortemente dal suo mentore Garcia, che l’aveva già allenato con successo al Lille. Per l’occasione, l’attaccante decide di cambiare tutto: via la fascetta, si passa alla bandana completa. A Roma, figuriamoci, il soprannome nasce immediatamente: “er tendina”. Per un po’ va tutto bene, fino a quando in un contrasto di gioco la “tendina” vola via e si scopre quello che c’è sotto. Catastrofe. Apprezzate lo sforzo che facciamo per non esprimere in maniera diretta ciò che pensiamo. Buona compagnia quindi per il nostro Paletta, si è visto ben di peggio sui campi da calcio. La speranza è che ora la sua testa, ben tosata, faccia parlare di sé solo per il modo in cui svetta in area, e chissà mai che il CT Conte, memore anche del suo passato, possa dare una chance azzurra al suo ex “collega”.

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