Uno studio californiano

Altro che dieta, per dimagrire basterebbe guardare l’orologio

Altro che dieta, per dimagrire basterebbe guardare l’orologio
20 Dicembre 2014 ore 09:30

La rinuncia (alimentare) è lo spettro più temibile della dieta, a cui segue la maggiore fatica per il mantenimento dei buoni propositi. Sembrerebbe però che mettere chiavistelli a dispense e frigoriferi per autovietarsi spuntini fuori pasto, specie se notturni (rigorosamente banditi), sia una strategia superata. Più utile e meno avvilente sarebbe invece educarsi al ‘tempo del cibo’.

Entro 8 ore. Per perdere peso efficacemente occorrerebbe infatti mangiare rispettando una finestra temporale di 8 ore al massimo, senza sgarrare. Pasteggiare in modo ferreo ad orari fissi sembrerebbe poter aiutare il corpo ad impostare una sorta di orologio biologico interno che prevede, in autonomia, il momento in cui verrà nutrito, attivando di conseguenza tutti i meccanismi necessari a bruciare le calorie ingerite, specie quelle in sovrappiù. E consentendo così all’organismo di rimanere più vicino al proprio peso forma o meno a rischio di accumulare eccessi adiposi.

È questa la novità anti-obesità emersa da uno studio del Salk Institute, in California (USA), dove la “condizione extra-large” ha i numeri più abbondanti di tutto il globo e ripercussioni importanti: sviluppo di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2 sono tra i primi e principali effetti collaterali.

 

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Lo studio. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, è ancora sperimentale e quindi non consente al momento di trarre conclusioni scientifiche certe e affidabili, ma i primi risultati ottenuti da esperimenti di laboratorio sui topi sono promettenti. I ricercatori hanno infatti sottoposto ad un regime alimentare, ricco di grassi, un certo numero di cavie: hanno alimentato le prime in un intervallo di otto ore, ovvero tra le 9 del mattino e le 17 del pomeriggio; le altre con la stessa dieta e con lo stesso numero di calorie, ma in modo più dilatato, ovvero non rispettoso del fattore tempo.

Inutile dire (ma noi lo ribadiamo per convincere magari chi cede con più facilità alle tentazioni culinarie) che i topolini più sani e (naturalmente) più magri erano quelli delle 8 ore, rispetto ai più cicciottelli dei pasti ad orari casuali. Ma il migliore e forse più disatteso risultato, a detta dei ricercatori, è stato il post-esperimento: perché questo regime alimentare ha continuato ad avere gli stessi effetti slim anche quando ai topolini è stato concesso qualche giorno di sgarro dietetico. Tanto che i benefici dell’aver consumato i pasti alla stessa ora per un periodo di tempo limitato non sono stati annullati da un fine settimana in cui l’accesso al cibo è stato libero per tutto il giorno.

E quindi? Da questi risultati e da queste prime indicazioni riparte la ricerca, con l’obiettivo di capire se questo regime alimentare temporale possa aiutare a migliorare il benessere di chi normalmente mangia in modo sregolato con il vantaggio di apportare benefici indipendentemente dalla quantità di grassi e zuccheri ingeriti.

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