Come si costruisce un campione

I dolori del giovane Zlatan Il docu-film sulla storia di Ibra

I dolori del giovane Zlatan Il docu-film sulla storia di Ibra
Cronaca 23 Febbraio 2016 ore 13:30

Due fratelli, Fredrik e Magnus Gertten. Un luogo, ovvero Malmö, in Svezia. Un calciatore, e qui potete anche arrivarci da soli. Dopo “Io, Zlatan,” la biografia scritta con David Lagercrantz nel 2011, mercoledì scorso è uscito nei cinema svedesi “Den Unge Zlatan”, letteralmente “Il giovane Zlatan”, e poteva benissimo ispirarsi a Goethe diventando “I dolori del giovane Zlatan”, anche se fortunatamente per l’attaccante svedese, e per il calcio, l’epilogo è ben diverso.

 

 

Gli anni difficili fra Svezia e Olanda. Giunto agli ultimi anni della carriera, anche se a vedere la punizione battuta contro il Chelsea la settimana scorsa non si direbbe, Ibra è oggetto del documentario che lo ritrae, tramite filmati di repertorio estremamente rari, durante i suoi primi anni da calciatore professionista, contraddistinti dalle spigolosità della persona che poco si conciliava con gli ambienti che lo circondavano. Il film segue in sequenza atemporale le esperienze di Zlatan prima al Malmö FF, la sua squadra d’origine, poi all’Ajax dove divenne conosciuto a livello internazionale. Da qui, nonostante una prima stagione non indimenticabile, riuscì ad attrarre gli interessi delle big europee, sulle quali ebbe la meglio la Juventus dell’allora direttore generale Luciano Moggi. Lo stesso ex-dirigente bianconero figura fra gli intervistati nella parte finale del documentario, in cui si ricostruisce l’arrivo del campione svedese a Torino.

Dall’altra parte del ponte. Malmö è la meno svedese delle città per diverse ragioni: confina, anche geograficamente grazie al ponte eretto nel 1997, con la Danimarca che ne fu regnante per diverso tempo, tanto che ad oggi gli abitanti dello Skåne, in parte, ne rimpiangono il dominio, e sicuramente mantengono un accento estremamente diverso da quello standard di Stoccolma, con quella strana erre moscia tipica, invece, di chi abita dall’altra parte del ponte. La città è anche, fra quelle principali del Paese, quella con il maggior numero di immigrati: un mondo, come recentemente descritto da Marco Imarisio sul Corriere della Sera, che non riesce a mescolarsi con la controparte “bionda” della Svezia e se questo è vero per Göteborg e Stoccolma, a Malmö il fenomeno è ancora più visibile. Rosengård è il quartiere a più alta densità di stranieri, è spesso indicato come uno dei luoghi più pericolosi d’Europa e Zlatan vi è cresciuto palleggiando su quello che oggi si chiama Zlatan’s court, perchè lui stesso si fece promotore del rinnovo del campetto del quartiere, ribattezzato nel 2007.

 

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Una retrocessione, la sua salvezza. Nel film, si notano le difficoltà di Ibrahimovic ad emergere nella prima squadra perchè chiuso da compagni e dirigenti che lo reputavano poco maturo. La sua fortuna si lega alla retrocessione del Malmö, solitamente abituato a lottare per il titolo. La società investe su di lui che ricambia portando i suoi nella massima serie, anche se questa volta deve scontrarsi con gli arcigni difensori di provincia che poco tolleravano i suoi modi da star. Gli darà man forte, come sempre riconosciuto dal calciatore, suo padre, che lo abituerà a non sedersi sugli allori di una seconda divisione svedese, per puntare invece più in alto.

Da Mido a Jari. Contemporaneamente alle scene di Malmö, il documentario propone una serie di intervista, odierne e del passato, a giocatori e dirigenti che hanno accompagnato l’avventura di Ibrahimovic all’Ajax, dove prima non riesce a giocare perchè non visto dal tecnico Co Adriaanse, poi deve vivere la rivalità con l’egiziano Mido. È proprio quest’ultimo a fare da filotto nella difficile pagina olandese di Zlatan: chi ha migliore memoria, ricorderà che il mercato di quegli anni proponeva l’egiziano come uno degli astri nascenti, ma sarà un episodio avvenuto con Zlatan (il lancio di un paio di forbici verso lo svedese) a comportarne l’esclusione dal club ed il relativo declino. Tanto che nel parlato che accompagna le gesta di Mido si può vedere lo stesso ex attaccante di Ajax e Roma in condizioni fisiche che lo avvicinano più al venditore di kebab sotto casa che ad un ex atleta. Gli fa da contraltare Jari Litmanen, che da buon finlandese decise di rinunciare alla socialità e di dedicare la propria vita solo ed esclusivamente al calcio, tanto da abitare a fianco del campo d’allenamento dell’Ajax, a Diemen, per evitare le distrazioni della capitale. Il suo ritorno ad Amsterdam, nell’ultimo anno di Ibrahimovic, sarà fondamentale per lo svedese che ne trarrà esempio, così come sarà decisivo l’incontro con Marco Van Basten.

Il campione debole. Il ritratto che esce di Zlatan, soprattutto per chi non avesse letto la sua biografia, spiazza molti: inizialmente un giocatore troppo arrogante e presuntuoso perfino per la Serie B svedese, ma anche capace di lavorare interiormente e riconoscere i propri sbagli in un percorso che lo condurrà a diventare il leader dell’attacco dei Lancieri. A proposito di errori, proprio un grave scontro con il capitano dell’Ajax Van der Vaart, in uno Svezia-Olanda giocato nell’agosto del 2004, è determinante per la partenza verso Torino ed è probabilmente l’ultima “Zlatanata”.

 

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Vocabolario. A proposito, se la parola “Zlatanata” è un’invenzione del paragrafo precedente, il verbo “Zlatanera” è presente nella lista delle parole svedesi autorizzate dall’equivalente della nostra Accademia della Crusca, e significa “dominare, irridere”. Qualcosa che, nella parte finale del documentario, il suo primo allenatore italiano, Fabio Capello, riesce subito ad individuare, trasformando la capacità di Zlatan nell’umiliare psicologicamente l’avversario in un fattore decisivo per il risultato e non per lo spettacolo in sé.

Quando in Italia? Film consigliato per chi ama veri e propri reperti storici della produzione cinematografica sportiva (tanto che alcuni sembravano preparati, con 16 anni di anticipo, proprio a beneficio di un documentario di tale portata), e rivedere volti che per qualche tempo hanno attraversato i nostri schermi nella parte iniziale dello scorso decennio. I fan di Zlatan potrebbero non essere fra i più felici nel vedere il loro beniamino sotto una luce più umana, ma sappiamo tutti che il lieto fine della storia è arrivato. Non è ancora chiara, invece, quando e come avverrà la distribuzione italiana.

Futuro in Svezia? A tal proposito, il finale di carriera di Ibrahimovic è qualcosa che coinvolge anche gli svedesi: se è vero che l’approdo di Mourinho al Manchester United avvicinerebbe Zlatan all’Old Trafford, l’acquisto di una chiesa sconsacrata a Stoccolma, da trasformare in reggia per le sue permanenze svedesi, può lasciar pensare ad un desiderio di chiudere in patria. Dove? Certo non al Djurgården, i cui tifosi, già nel 2000 (documentato nel film dei fratelli Gertten) scandivano dagli spalti “Io odio Zlatan”. Nel 2013 il suo Paris Saint Germain inaugurò la Friends Arena, casa dell’Hammarby e qualcuno potrebbe non essersi lasciato scappare la promessa.

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