L'addio

È tornato indietro per salvare due colleghi: morto dopo tredici giorni Mustapha Ladid

L’operaio di 32 anni era rimasto intossicato dentro una cisterna alla Carrara Group di Brusaporto. Aveva soccorso il titolare dell’azienda e un altro dipendente prima di perdere i sensi

È tornato indietro per salvare due colleghi: morto dopo tredici giorni Mustapha Ladid

Era salito in macchina dopo aver finito il turno quando, dal capannone, ha sentito le urla. A quel punto Mustapha Ladid è tornato indietro di corsa. Dentro un’autocisterna due persone stavano male: il titolare dell’azienda e un altro operaio che aveva tentato di aiutarlo. Lui si è calato nella botte ed è riuscito a spingerli fuori. Poi è crollato sul fondo della cisterna, privo di sensi.

L’operaio marocchino di 32 anni, è morto martedì nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove era ricoverato dal 28 aprile dopo il grave infortunio avvenuto alla “Carrara Group” di Brusaporto. In tredici giorni non aveva mai ripreso conoscenza. A ricostruire quei momenti è l’avvocato della famiglia, Nabil Ryah, sulle pagine di L’Eco di Bergamo. «Era già salito in auto a fine turno quando ha sentito gridare dall’interno del capannone. Non ci ha pensato due volte», racconta il legale. Secondo quanto emerso, all’interno della cisterna si sarebbero sprigionate sostanze chimiche utilizzate per la pulizia, probabilmente acido solfidrico. È quel gas ad aver provocato la gravissima intossicazione risultata fatale per il trentaduenne.

Le condizioni degli altri due lavoratori coinvolti sono invece migliorate nei giorni successivi all’incidente. Il titolare dell’azienda, 44 anni, inizialmente ricoverato in condizioni serie, è stato dimesso. Martedì, dopo la morte di Mustapha, aveva raggiunto l’ospedale per stargli accanto. Meno gravi fin dall’inizio le condizioni del terzo operaio intervenuto nei soccorsi. Sulla dinamica dell’accaduto stanno lavorando i tecnici di Ats.

«Una gran bella persona»

Chi conosceva Mustapha parla di lui come di una persona molto disponibile, abituata ad aiutare gli altri anche nella vita quotidiana. «Era davvero una gran bella persona – dice commosso Jamal Ouchikh, presidente dell’Associazione Musulmani Bergamo -. Era ben inserito nel nostro gruppo di giovani e giocava nella squadra “My-Bg Muslim Young Bergamo Generation”. Quello che ha fatto non mi ha stupito: era generoso, altruista, sempre attento agli altri».

Originario di Béni Mellal, in Marocco, Mustapha viveva da anni in Italia e abitava a Nembro. Si era sposato pochi mesi fa. In provincia di Bergamo vive anche un fratello, mentre la madre si trova ancora in Marocco. Negli ultimi giorni aveva tentato di ottenere un visto per raggiungere il figlio in ospedale, ma senza riuscirci. La salma sarà rimpatriata in Marocco per i funerali.