Cronaca
Tradizione addio, conta la qualità

Se il tè più pregiato è scozzese e il miglior whisky giapponese

Se il tè più pregiato è scozzese e il miglior whisky giapponese
Cronaca 20 Marzo 2015 ore 15:51

Nell’epoca della globalizzazione crollano anche gli orizzonti geografici che un tempo erano ben delineati. E capita che il miglior thé al mondo sia una prodotto in Scozia, mentre il whisky più pregiato di sempre porti un etichetta giapponese. Tutto vero, nessuna bussola impazzita. Basta guardare quanto ha detto la giuria del Salon du Thé di Parigi che ha premiato il Dalreoch Estate Smoked White Idea con il Gold Award, decretandolo miglior qualità di thé al mondo.

Il thé scozzese. Tutto è iniziato quando nel 2011 Tam O’Braan, un laureato in chimica originario dell’Irlanda del Nord, ha fondato una società con l’obiettivo di far nascere una fiorente piantagione di thé biologico nel Perthshire, contea scozzese sita all’interno del Paese. Dopo aver fatto un tour per le più ricche piantagioni del mondo, O’Braan si era convinto che la giusta altitudine della zona, unita al terreno fertile e all’abbondanza dell’acqua sorgente fresca, sconfiggessero i dubbi legati invece al clima freddo e nordico tipico della Scozia. Per ottenere il thè bianco infatti occorre far essiccare alla luce naturale del sole le gemme della Camellia sinensis, la pianta da cui si ottiene il thé.

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Il primo anno fu un flop. Tam acquistò dunque l’area dove era ubicata una fattoria che allevava pecore ed iniziò a curare le sue prime tre piante di tè bianco. L’inizio fu terribile, tanto che O’Braan e la moglie si vergognarono a raccontare alla gente del loro esperimento: l’inverno del 2012 infatti si rivelò essere il più freddo degli ultimi due secoli e solo le assidue cure intensive permisero alle piante di rimanere in vita. A febbraio del 2014 invece le piantine, che nel contempo erano diventate 14mila, iniziarono a produrre il primo raccolto di thé bianco e di thé bianco affumicato, prodotto in loco utilizzando esclusivamente il legno di faggio del bosco vicino. La produzione passò dunque alla Wee Tea Company, che dal natale scorso ha iniziato a mettere in commercio quello che al momento è considerato il tè bianco più raro e prezioso al mondo. I cinesi si sono subito interessati del prodotto che però, al momento, viene venduto solamente ad alcuni importanti negozi di lusso britannici che offrono una tazza della raffinata bevanda alla modica cifra di 10 sterline (circa 14 euro).

Il whisky giapponese. La “vittoria” della Scozia sul thé è solo una parziale soddisfazione per lo scalpo subito ad opera del Giappone nell’ultimo periodo. La World Whiskey Bible, la celeberrima rivista del settore diretta dal giornalista e degustatore Jim Murray, ha infatti segnalato il Suntory Yamazaki Single Malt Sherry Cask come il miglior whisky del mondo, con un punteggio di 97,5/100. La classifica, resa nota qualche mese fa, è stata impietosa per i produttori della “patria del whisky”. Nel Paese, la produzione del distillato dà lavoro a ben 35.000 persone, facendo guadagnare a Edimburgo poco meno di 4 miliardi di euro. Ma nessuna bottiglia scozzese si è classificata nelle prime cinque posizioni (dopo quello nipponico si segnalano tre americani ed un inglese).

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Qui si fa whisky dal 1923. Murray ha passato in rassegna 1.000 dei 4.700 diversi tipi di bevanda ed ha sottolineato come al giorno d’oggi non conti più la tradizione alcolica delle nazioni, in quanto la competizione si è trasformata in una sfida a livello globale. La storia del whisky trionfatore ha però ben più tradizione del thé del signor O’Braan; l’attività delle distillerie Yamazaki iniziò nel 1923 quando venne prodotto il primo whisky nella fabbrica di Shimamoto, prefettura di Osaka. Qui, la buona fornitura di acqua, il clima e l’alta umidità erano elementi favorevoli alla maturazione della bevanda. La cura e la preparazione hanno portato alla produzione del prodotto premiato a fine 2014: un single malt, invecchiato fino a 15 anni in botti usate per lo sherry (tipo di liquore spagnolo), e prodotto in sole 18 mila unità vendute al prezzo di 160 dollari l’una (circa 150 euro). La geografia delle bevande cambia, i costi dei prodotti di nicchia invece restano sempre elevati.

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