Tra Treviglio e Caravaggio

Ecco il Kilometroverde: un enorme parco industriale che vuol cambiare la logistica

Martedì 13 ottobre è stato presentato l'ambizioso progetto, tutto improntato sulla sostenibilità (speriamo sia davvero così...)

Ecco il Kilometroverde: un enorme parco industriale che vuol cambiare la logistica
15 Ottobre 2020 ore 17:05

Chi l’ha detto che una logistica dev’essere per forza brutta? Abituati (male, come siamo) all’equazione sviluppo-inquinamento-devastazione del territorio, nella Bassa scatta ormai una sorta di riflesso condizionato quando si parla di nuovi insediamenti. Eppure, come sempre, ogni regola prevede qualche eccezione. E sembra essere proprio questo il caso di Kilometroverde, il grande progetto logistico che vorrebbe realizzare tra Treviglio e Caravaggio, sulla grande area fino a poche settimane fa destinata dalla Provincia alla realizzazione di un enorme interporto. Il progetto lo racconta PrimaTreviglio.

Il grande insediamento è stato presentato martedì 13 ottobre in un incontro nell’auditorium della Bcc Caravaggio Adda Cremasco. Presenti due dei progettisti, gli architetti Marco Facchinetti e Luigino Pirola, il presidente della banca Giorgio Merigo, il presidente di Brebemi Francesco Bettoni e – dopo il caso sulla “fuga di notizie” dei giorni scorsi – i consiglieri comunali della minoranza leghista di Caravaggio.

«Auspico che Kilometroverde sia fautore della tanto agognata ripresa – ha commentato il presidente della Bcc locale Merigo nel suo intervento che ha aperto l’incontro -. E che possa portare soprattutto per i giovani della zona occupazione qualificante, oltre a una riqualificazione ambientale di ampio respiro. L’auspicio è che il buon gioco di squadra nella Bassa possa creare situazioni di concreta prosperità, con questo intervento. Da parte nostra, Bcc Caravaggio Adda e Cremasco sarà a sostegno del progetto».

Kilomteroverde sarà un parco logistico e produttivo atipico, che – stando ai progettisti – punta a scardinare l’immagine tradizionale che la parola “logistica” porta con sé.

«Negli ultimi anni, ogni Comune ha sviluppato le proprie zone industriali senza alcuna logica d’insieme ma pensando ognuno al proprio territorio – ha spiegato l’urbanista Facchinetti -. Questo progetto è l’esatto contrario, un progetto ad alta concentrazione che permetterà di portare in una sola zona un grande impianto logistico-produttivo sostenibile e ad alta qualità ambientale».

L’area complessiva che occuperà il parco logistico-produttivo

Alla (ahinoi, arcinota) logistica “sparpagliata” in migliaia di piccoli e grandi poli disseminati nella pianura senza arte né parte – il più delle volte stravolgendo il territorio in modo devastante -, Kilometroverde contrappone un’idea di una logistica quasi “invisibile”. Intanto non si tratterà soltanto di un luogo di stoccaggio ma anche di finitura, come spiegano anche le proiezioni sul fabbisogno di personale. Gli utenti finali? Soprattutto grandi case della moda e del lusso, interessate da un lato a razionalizzare la propria filiera stoccando le merci, e dall’altra a centralizzare piccole operazioni di finitura che al momento vengono eseguite in tantissimi piccoli laboratori sparsi in tutta la pianura. Con un dispendio energetico ed economico notevole.

«La nostra logistica non è quella della scatola appoggiata per terra in attesa che sia venduta – ha continuato Facchinetti -. Saranno stoccate merci semilavorate di alto valore, sulle quali si eseguiranno diversi lavori di finitura prima della spedizione verso i negozi o verso l’e-commerce».

Anche per questo, come già accaduto per altri centri logistici di questo tipo, Kilometroverde prevede una massiccia assunzione di personale, n. Non solo per il facchinaggio, ma anche manodopera specializzata. «Un esempio è quello appena realizzato in provincia di Novara – ha ricordato Facchinetti -. Le figure professionali che vi opereranno saranno anche sarti, stiratori, operai specializzati…». Figure che secondo le proiezioni attuali dovrebbero, a regime, portare il numero di posti di lavoro complessivamente creati dal grande complesso a un numero compreso tra i quattromila e i seimila.

L’area su cui sorgerà Kilometro verde è divisa tra il territorio di Treviglio e Caravaggio, ma la gran parte (628mila metri quadrati su un totale di 765mila) ricade nel secondo Comune. La superficie effettivamente costruita (superficie lorda di pavimento) sarà però molto inferiore, per quanto consistente: circa 62mila metri quadrati su Treviglio e 287mila metri quadrati su Caravaggio. «Attualmente l’area interessata dal progetto è un deserto agricolo, con pochi filari, poche rogge ormai rinsecchite e una scarsissima qualità paesaggistica – ha spiegato l’architetto paesaggista Pirola -. Il progetto porta quindi in dote un aumento della qualità ambientale. Il rapporto di copertura non è superiore al 45 percento». Il resto sarà mantenuto “scoperto” e sarà occupato dalle aree verdi e dal vero e proprio Kilometroverde.

Il “bosco” che circonderà l’area

Il Kilometroverde che dà il nome al progetto è infatti l’enorme bosco di pianura che costeggerà il lato sud dell’impianto, e che sarà il biglietto da visita per chi arriva nella zona dalla tangenzialina di Caravaggio.

«Siamo abituati a vedere progetti urbanistici in cui l’ultima cosa a essere realizzata davvero è la parte verde, pensata sempre come semplice mitigazione – ha spiegato l’architetto -. Al contrario, per Kilometroverde il bosco di pianura sarà la prima cosa da piantare, in quanto parte integrante e cifra del progetto stesso. E non pianteremo fuscelli: utilizzeremo essenze locali già cresciute, con un diametro del tronco di 18-20 centimetri ognuna».

Si parla di circa 265mila metri quadrati di verde, con oltre cinquemila nuovi alberi e ventimila arbusti piantati attorno al complesso. Attualmente, l’area in esame conta circa 180 alberi sparsi e poche centinaia di arbusti. La fascia boschiva più importante sarà quella sul lato sud, lungo la tangenzialina, che si estenderà da ovest a est per l’intera lunghezza del complesso. Complessivamente, i tecnici che hanno esteso il progetto calcolano che il complesso assorbirà tredicimila tonnellate di anidride carbonica all’anno. Anche l’invarianza idraulica – un aspetto di fondamentale importanza per una zona come la Bassa, in cui il reticolo idrico minore e la rete dei fontanili sono una caratteristica primaria del paesaggio – sarà mantenuta. L’acqua piovana sarà raccolta dai tetti e convogliata in una rete di canali lunga circa tre chilometri: 27mila metri quadrati di specchi d’acqua artificiali ispirati alla rete delle risorgive, che dreneranno l’acqua e la convoglieranno in modo da permetterle di proseguire il suo ciclo naturale.

Uno dei punti qualificanti del progetto Kilometroverde, stando al progetto, sarà l’accento sul risparmio energetico e sulla sostenibilità ambientale. Sul primo fronte, l’azienda promotrice si affiderà a due certificazioni tra le più autorevoli al mondo in questo campo, Leed e Breeam. Kilometro verde monterà un sistema di pannelli fotovoltaici da 150mila metri quadrati, capaci di rendere energeticamente autosufficiente l’intero complesso con una produzione di circa 12 megawatt. I fabbricati verranno progettati secondo un approccio orientato alla sostenibilità utilizzando pannelli “sandwich” prefabbricati, leggeri e smaltibili, senza fondazioni profonde.

«Dobbiamo cancellare completamente dalla testa l’idea di un interporto. Un concetto vecchio, la cui cancellazione dal Ptcp è stata una battaglia vinta dal territorio – argomenta ancora l’architetto -. La parte costruita dell’intervento sarà di poco superiore al trenta percento del totale, il resto sarà scoperto e a verde».

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