La novità

Regione, ecco il piano per fronteggiare il Covid: tamponi prenotabili e rafforzamento della rete territoriale

La misura prevede anche il potenziamento del sistema di assistenza e sorveglianza domiciliare e presa in carico dei pazienti positivi dai medici di medicina generale, che saranno affiancati dagli infermieri di comunità e dalle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)

Regione, ecco il piano per fronteggiare il Covid: tamponi prenotabili e rafforzamento della rete territoriale
05 Agosto 2020 ore 18:33

Potenziamento della rete territoriale, tamponi prenotabili anche dai medici di base, rafforzamento del sistema di assistenza e sorveglianza domiciliare e presa in carico dei pazienti positivi al Covid dai medici di medicina generale che saranno affiancati da infermieri di comunità e dalle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). Sono alcune delle novità previste dal “Piano operativo” varato oggi, mercoledì 5 agosto, dalla Giunta regionale per contrastare la diffusione dei contagi attraverso un’efficace sorveglianza epidemiologica. Un piano che è stato elaborato grazie al confronto con i rappresentanti degli Ordini dei Medici e degli Infermieri, dei Sindacati Confederali lombardi, dell’Anci, il Comitato Tecnico Scientifico e le Direzioni strategiche delle Ats e delle Asst lombarde.

Nello specifico, l’attivazione del sistema di monitoraggio avverrà attraverso le segnalazioni ai medici di riferimento da parte dei datori di lavoro (dopo la misurazione quotidiana della temperatura corporea dei dipendenti), oppure il riscontro di sintomatologie sospette nelle persone assistite dal sistema di medicina territoriale (medici di medicina generale, pediatri, medici di continuità assistenziale).

«Punto cardine della diagnosi è l’esecuzione dei tamponi, che avviene entro 48 ore dalla segnalazione, per la conferma dei casi sospetti – specifica l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera – mentre il contact-tracing è l’attività che sta alla base del contenimento dei casi secondari. Il tampone in ambito extra ospedaliero, a partire da settembre, verrà prenotato direttamente dai medici di famiglia e di continuità assistenziale, dai pediatri, dai medici delle Usca, dai medici competenti e da quelli strutture socio-sanitarie residenziali, contestualmente alle segnalazioni».

I tamponi saranno effettuati (anche a domicilio) non soltanto per confermare una diagnosi di positività al Covid, ma anche per accertarne la guarigione (doppio tampone negativo a distanza di 24 ore), così come a tutte quelle persone segnalate come “casi sospetti” e ai contatti di pazienti risultati contagiati, in particolare quelli stretti.  L’esecuzione di tamponi è prevista anche per quei cittadini di rientro da Paesi per i quali vige l’obbligo di quarantena all’arrivo in Italia. A ciò si aggiungerà una sorveglianza telefonica da parte delle Ats, all’inizio e alla fine della quarantena, per tutti i casi e i contatti stretti, fermo restando il monitoraggio clinico in capo ai medici di medicina generale anche attraverso sistemi di Telesorveglianza e il supporto delle Usca e dell’Adi Covid-19.

Inoltre, le Ats programmeranno a scopo preventivo attività di screening attraverso l’esecuzione di tamponi nasofaringei ai lavoratori impegnati nei seguenti settori:

  • nei comparti agricolo, alberghiero/ricettivo e della ristorazione in prevalenza stagionali, anche tenuto conto delle condizioni abitative temporanee con elevata promiscuità sociale
  • nei poli logistici di distribuzione, stante l’elevata esposizione in territori con diversi profili di rischio epidemiologico
  • nel trasporto pubblico
  • al personale che assiste al domicilio soggetti anziani e fragili, ad esempio le badanti
  • a lavoratori per i quali la Ats rileverà situazioni di rischio dovute all’ambito lavorativo e alle condizioni abitative
  • al personale sanitario anche convenzionato e socio-sanitario

ISOLAMENTO

«L’isolamento dei casi sospetti e successivamente accertati – sottolinea l’assessore Gallera – nonché dei contatti di caso costituisce l’intervento più importante per il controllo dell’insorgenza di casi secondari e, quindi, di cluster dell’infezione. A fronte delle segnalazioni che arriveranno dai diversi soggetti coinvolti, sia dell’area sociale sia dell’area sanitaria, di inadeguatezza delle condizioni necessarie a realizzare il corretto isolamento domiciliare, l’Ats all’occorrenza ne potrà disporre l’effettuazione in una struttura dedicata».

In particolare:

  • strutture alberghiere o simili destinate a soggetti asintomatici p paucisintomatici, autonomi, che non hanno condizioni abitative idonee o che vivono in comunità per cui è necessario un presidio di sorveglianza sanitaria di base che però non comporta la presenza continuativa di medici o infermieri
  • strutture residenziali che permettano di assistere pazienti dimessi dall’ospedale o che comunque non possono effettuare l’isolamento domiciliare in condizioni di sicurezza

POTENZIAMENTO E RIORGANIZZAZIONE DELLA RETE DI ASSISTENZA TERRITORIALE

In ogni territorio di competenza, le Ats assumeranno la direzione del tavolo di Coordinamento per la Rete Territoriale (Crt) nel quale sono rappresentate le diverse componenti, anche professionali, dell’offerta sanitaria e socio-sanitaria pubblica e privata accreditata, della medicina generale e dei pediatri di libera scelta, i Comuni e i Piani di Zona, prevedendo articolazioni legate ad una suddivisione territoriale in distretti.

Il tavolo di coordinamento può prevedere:

  • l’attivazione o il potenziamento dell’assistenza domiciliare per le persone in isolamento, anche ospiti in strutture assimilabili al domicilio, garantendo adeguato supporto sanitario per il monitoraggio e l’assistenza dei pazienti, nonché il supporto per le attività logistiche di ristorazione e di erogazione dei servizi essenziali. L’assistenza domiciliare potrà essere garantita nelle strutture in cui l’assistenza medica è in capo ai medici di medicina generale e pediatri come le comunità socio-assistenziali
  • l’incremento e l’indirizzo delle azioni di monitoraggio, terapeutiche e assistenziali a livello domiciliare non solo dei soggetti contagiati, ma anche di tutte le persone fragili quali, malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o con dipendenze patologiche, soggetti non autosufficienti o con bisogni di cure palliative e di terapia del dolore
  • il rafforzamento dei servizi infermieristici, con l’introduzione dell’infermiere di comunità
  • il potenziamento delle Usca consentendo anche ai medici specialisti ambulatoriali convenzionati interni di farne parte, fermo restando la priorità di contenimento delle liste di attesa delle visite ambulatoriali
  • l’attivazione delle degenze di bassa intensità assistenziale ad assistenza infermieristica, con la possibilità di consulenza specialistica. Tali degenze garantiscono risposte a pazienti dimessi dall’ospedale, o che comunque non possano effettuare l’isolamento domiciliare in condizioni di sicurezza clinica, e che nella fase 2 sono riconducibili all’area delle cure sub-acute o alle degenze di comunità
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