Restano solo errori

Ehi Atalanta, ma che succede?

Ehi Atalanta, ma che succede?
20 Settembre 2016 ore 03:30

Troppo brutta per essere vera, troppo confusa per non destare preoccupazione, troppo molle per essere l’Atalanta. Domenica al Sant’Elia di Cagliari la formazione orobica ha sfoderato una delle peggiori prestazioni degli ultimi anni e sicuramente la più brutta prova della ancora breve gestione Gasperini. I dati raccolti dalla Lega di Serie A dicono che la Dea ha comunque provato a tenere il baricentro alto e a far male al Cagliari ma la sensazione di confusione, la costante paura che il Cagliari potesse ripartire e la scarsa pericolosità offensiva sono tutti segnali che hanno fatto precipitare l’umore dei tifosi orobici sotto i piedi.

 

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Le scelte di Gasperini. Il primo campanello d’allarme riguarda le scelte di Gasperini. D’Alessandro non ha giocato dal primo minuto perché durante la notte ha avuto un attacco influenzale e con lui in campo la squadra avrebbe avuto due soluzioni tattiche a portata di mano, invece il tecnico ha deciso comunque di puntare su Conti. Inizialmente la Dea si è dunque schierata con il 5-3-2: Conti a destra, Toloi centrale di destra, Zukanovic centrale, Masiello centrale di sinistra e Konko esterno a sinistra. Praticamente, 4 giocatori su 5 erano in una posizione molto diversa rispetto al normale. Mister, perché? Non era più logico piazzare Konko a destra, Masiello centrale di destra, Toloi centrale (a 3 è sempre stato messo lì fino a Cagliari), Zukanovic a sinistra (è l’unico mancino) e Spinazzola (invece di Conti) a sinistra? Dopo il gol di Borriello che ha sbloccato il risultato (era la terza occasione in pochi minuti), l’Atalanta è passata al 4-2-3-1. Mister, perché? È vero che nel calcio moderno c’è una duttilità totale dei giocatori ma se inizi in un modo e dopo pochissimo cambi nettamente schieramento piazzando Conti, Kurtic e Gomez sulla stessa linea (parliamo di tre giocatori completamente diversi tra loro) il rischio che la squadra vada in tilt dal punto di vista dell’organizzazione di gioco è altissimo. Anche nel secondo tempo, quando il Cagliari si è riorganizzato contro il 4-2-3-1, la squadra nerazzurra è andata in palese difficoltà: come mai la linea a 4 di difesa spesso è sembrata schierata a zig-zag? Sul palo di Sau, il posizionamento dei difensori era totalmente sbagliato.

 

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Chi è il rigorista di questa squadra? Il secondo tema di giornata è decisamente importante: chi è il rigorista dell’Atalanta? Contro il Torino doveva calciare uno tra Gomez e Paloschi. Si è presentato Kessie e, nonostante l’incidente diplomatico legato alla personalità del ragazzo ivoriano, la trasformazione è stata perfetta. In conferenza stampa, sabato, Gasperini ha confermato che un conto sono le regole di spogliatoio, che vanno rispettate, un altro il gesto tecnico e la condizione psico-fisica del momento. E Kessie ha dimostrato di saper calciare molto bene. A Cagliari, poco dopo la mezz’ora, il direttore di gara ha regalato (il fallo era fuori area) un calcio di rigore ai nerazzurri e sul dischetto si è presentato Paloschi. Tiro centrale, parata di Rafael e l’attaccante nerazzurro che ha rimandato ancora l’appuntamento con il primo gol. Succede, i rigori li sbaglia solo chi calcia. Ma nel dopo partita, Gasperini ha dichiarato ai microfoni di Radio Rai che il rigorista era Kessie e che invece ha tirato Paloschi. A questo punto urge fare chiarezza: non è importante che abbia 19, 26, 28 o 72 anni chi calcia il rigore. Se è bravo e se lo merita, deve andare sul dischetto il migliore del gruppo. Avere più opzioni significa che se non c’è il primo calcia il secondo, se non c’è il secondo calcia il terzo. Non che ogni volta si decide al momento.

 

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La scelta del portiere. L’unica cosa andata per il verso giusto a Cagliari è stata la scelta del portiere. Bisogna infatti sottolineare che Berisha ha giocato perché Gasperini lo ha preferito a Sportiello. Il ragazzo cresciuto nel vivaio e per due stagioni protagonista assoluto tra i pali ha avuto un problema alla zona lombare nella giornata di venerdì e non si è allenato insieme agli altri. Ma sabato tutto era risolto. Eppure Gasperini, in conferenza stampa, ha preannunciato che avrebbe avuto una possibilità dal primo minuto l’ex secondo della Lazio. La scelta tecnica di Gasperini non è motivata dal mal di schiena di Sportiello, non è figlia della discussione avvenuta a Genova o di chissà quali screzi. Semplicemente, e qui il mister ha ragione, a Cagliari ha giocato Berisha perché Sportiello nelle prime 3 giornate di campionato non ha convinto e ha commesso errori che non gli appartengono. Berisha a Cagliari ha fatto almeno 4 interventi decisivi, vista la prestazione è giusto che anche con il Palermo giochi lui perché oggi, il campo, dice questo. La situazione è spinosa, Sportiello non si deve incupire o pensare che il tecnico lo abbia fatto fuori: se Sportiello recupera i suoi standard, gioca. Adesso però non è il tempo di ragionare sulla valutazione (in calo) di Sportiello oppure al riscatto (troppo alto, 7 milioni) di Berisha. Ora conta solo il campo e il nazionale albanese merita di giocare.

 

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Paloschi e la solitudine. Dopo un’estate intera a provare il 3-4-3, Gasperini ha virato sul 3-5-2 (con Gomez in avanti) o in alternativa sul 4-2-3-1. In tutti questi casi, se Paloschi è il centravanti, l’unico vero compagno di reparto dell’ex Chievo è la solitudine. Il ragazzo si sbatte e ha bisogno come l’aria di un gol, a Cagliari (udite, udite) Paloschi è stato quello che ha corso di più tra i nerazzurri (terzo assoluto del match dietro a Tachtsidis e Padoin) ma con i moduli attuali non riesce mai a rendersi pericoloso al tiro. Qui non contano i soldi spesi per l’acquisto o lo stipendio che prende, è un discorso meramente tecnico: Paloschi è un valore per il gruppo dell’Atalanta, bisogna trovare il modo di sfruttarlo al meglio. Mister, il calcio che piace a lei e che speriamo di vedere presto a Bergamo lo abbiamo già ammirato a Genova. Ma questa squadra, probabilmente, non è ancora pronta per metterlo in pratica. Se con Paloschi è meglio avere due punte, se Gomez a sinistra riesce a dare il meglio e D’Alessandro ha gamba e cuore per fare la fascia opposta, perché non provare un classico 4-4-2? In difesa ha gli uomini giusti, in mezzo al campo con Kessie e Carmona la copertura non mancherebbe e registrando un po’ la squadra si potrebbero cercare punti importanti per poi tornare (tra qualche settimana) alla ricerca di una nuova idea di calcio senza assilli e ansie da zone calde.

 

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Giocatori e staff: fino a gennaio non ci sono alternative. Non è ancora il tempo delle ansie, non è ancora il tempo di buttarla sul tragico e tra due giorni ci sarà già un’importante prova d’appello per dimenticare in fretta la sfida del Sant’Elia. Tra Palermo e Crotone (nel giro di pochi giorni) l’Atalanta ha l’occasione di prendere un po’ di ossigeno ma in questo momento il lavoro più importante va fatto sulla testa. Il gruppo, almeno fino a gennaio, è questo. Non ci sono alternative, non ci sono opzioni aperte né si può pensare a chi inserire per migliorare il gruppo nell’immediato. L’Atalanta ha questi elementi e con questi bisogna arrivare a Natale almeno a quota 20 punti. Va trovata una quadra che ridia certezze ad ogni reparto e permetta al gruppo di esprimersi al meglio. Prima di Cagliari, tra Lazio, Sampdoria e Torino si erano viste buone cose abbinate ad errori certamente evitabili. In Sardegna le buone cose sono quasi scomparse e sono rimasti sono gli errori. Quelli ci sono e ci saranno sempre, nessuno può cancellarli del tutto, ma vedere una squadra molle e incapace di provare a ribaltare la situazione in ogni momento è ciò che fa più male. Ehi, Atalanta, che ti è successo? Forza Dea, guardati dentro e ritrova i tuoi valori: non è tutto da buttare ma ci sono tante cose da registrare e poco tempo per lavorare.

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