Il caso

Ennesimo reclamo di una pendolare e non risposta (piccata) di Trenord

Ennesimo reclamo di una pendolare e non risposta (piccata) di Trenord
19 Novembre 2019 ore 12:31

Immaginate, ma non serve molta fantasia purtroppo, di inviare l’ennesimo reclamo a Trenord per i disservizi riscontrati sulla tratta che percorrete ogni giorno tra casa e lavoro. Immaginate, poi, che da Trenord vi arrivi una non riposta piuttosto irritante. È quello che è successo ieri, 18 novembre 2019, a una pendolare della Bergamo-Milano e a raccontarlo è il Comitato pendolari bergamaschi.

Cinquanta minuti sul treno e nessuna informazione. «Oggi abbiamo ricevuto una segnalazione curiosa quanto triste – spiegano – Uno scambio di email tra una ragazza pendolare da Bergamo a Milano e l’ufficio Reclami Trenord. La ragazza la chiameremo Anna». E inizia così la storia di Anna e come la sua, purtroppo, ce ne sono tante. «Anna era sul treno delle 18,05, il 2631, che il giorno 29 ottobre restò fermo senza alcuna indicazione da parte del personale di bordo con migliaia di viaggiatori che non sapevano cosa ne sarebbe stato del loro viaggio di ritorno – scrive L.N., pendolare – A bordo, per quel che vale, c’ero anche io e scrissi un post all’assessore Terzi a riguardo. Anna, come tutti, è arrabbiata. Sconfortata perché questo è solo l’ultimo disagio in ordine di tempo a cui è sottoposta. Ha già reclamato con Trenord, tramite il servizio che permette di protocollare i reclami. Ovviamente ad Anna di chi sia la colpa interessa poco. Per l’ennesima volta arriverà tardi a casa, senza avere informazioni o un minimo di conforto da parte del personale viaggiante, che dovrebbe tra le altre cose occuparsi proprio dell’informazione ai viaggiatori».

Il reclamo e la non risposta. «Scrive un reclamo – prosegue il racconto – I toni non sono morbidi ma neppure arroganti o maleducati. Solo disperati, ci verrebbe da dire. Oggi, 18 novembre, dopo un’attesa di più di due settimane, Anna riceve la risposta. In realtà è una non risposta. Ed è di fatto un rimprovero. Trenord inoltre le dice che i reclami dovrebbero essere costruttivi, dovrebbero aiutare l’azienda a migliorare. Eh no, cara Trenord, i reclami sono reclami e anche al peggior messaggio è dovuta una risposta. Soprattutto quando la ragione sta indubbiamente dalla parte del viaggiatore».

 

 

Manca la comunicazione. «Su quel treno siamo rimasti abbandonati per 45 minuti, senza informazione – conclude – Prima ancora che su dati di puntualità, mirabolanti arrivi di nuovi treni, miglioramenti dei tassi di soppressione, su questo serve soffermarsi. Che solo un’azienda monopolista e “vecchia” può rivolgersi a un suo cliente in questo modo, dopo per giunta aver fatto un disastro in termini di informazione. Sono certa che tante persone lavorino bene in Trenord, che lo facciano con passione e cura. Ma quando ricevo gli screenshot di Anna, ecco io mi sento trascinare verso un senso di sconforto».

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