via le buste, torna storia

L’esame di Maturità cambia ancora ormai è una caricatura di se stesso

L’esame di Maturità cambia ancora ormai è una caricatura di se stesso
23 Novembre 2019 ore 11:05

Se cercate notizie sull’esame di maturità su internet state ben attenti alle date: la maturità è cambiata talmente tante volte da mandare in confusione anche gli algoritmi del web. Così può capitare che cercando nella rete vi compaia ai primi posti una versione dell’esame che è già passata agli archivi. È passato agli archivi il modello usato lo scorso anno, figlio incompiuto della Buona Scuola di Renzi: era l’esame che aveva lasciato fuori dai temi quello sulla traccia di storia. Il ministro dell’Istruzione Fioramonti aveva detto subito di voler riportare (giustamente) la storia alla maturità. Ma intanto che doveva mettere mano all’esame ne ha approfittato per cambiare un po’ di altre cose. In particolare cambia la prova orale, che sarà divisa in quattro parti individuate dal Ministero. Si partirà con la discussione multidisciplinare di un argomento presente nella lista dei materiali precedentemente preparati dalla commissione. Verrà abolito il sistema (molto odiato dagli studenti) delle buste con il sorteggio delle domande. «Il sistema delle buste richiede tempo e risorse», ha spiegato Fioramonti. «Ho pensato così di alleggerire il lavoro delle commissioni che in questo modo potranno dedicarsi al meglio all’esame vero e proprio». Gli insegnanti dovranno quindi individuare e preparare dei temi già noti sui quali gli studenti sono chiamati a rispondere e a dimostrare la loro preparazione: ma cade il fattore sorpresa (o «terno al Lotto»…) che toglie il sonno ai maturandi. Resta confermata invece l’abolizione della tesina che generazioni di studenti hanno preparato come allenamento al possibile passaggio all’università.

 

Nulla di nuovo sui criteri di ammissione alla Maturità, che la Buona Scuola di Renzi aveva tentato di modernizzare, ma le cui indicazioni sono rimaste per ora lettera morta. Per la riforma renziana dovevano essere centrali i risultati dell’esame Invalsi, quello che mette sullo stesso piano tutte le scuole italiane e quindi garantisce parametri di giudizio più oggettivi; e doveva essere centrale anche la valutazione dell’esperienza di alternanza scuola lavoro fatta dallo studente. Tutt’e due questi requisiti sono stati rinviati, senza indicazioni più precise. Per ora per essere ammessi basta aver avuto la sufficienza (con la possibilità di essere sotto la sufficienza in una o più materia ma avere il via libera dal consiglio di classe); bisogna avere il voto di condotta non inferiore al 6 e aver frequentato almeno i tre quarti delle ore scolastiche dell’anno. Insomma niente per il quale perdere il sonno la notte.
A monte di questo nuovo restyling della Maturità viene naturale una riflessione: a furia di cambiamenti, spesso inspiegabili e arbitrari (come l’eliminazione della traccia di storia), a furia di innovazioni un po’ improvvisate l’esame è stato trasformato nella caricatura di se stesso. Tanto che il nome che continua comunque a portarsi addosso sembra sempre più fuori luogo. Un esame di Maturità non dovrebbe vivere di questa continua provvisorietà che è quasi una contraddizione in termini. Maturità implica un’idea di stabilità e autorevolezza. Altrimenti diamogli un altro nome…

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