il fronte della ricerca

Un legame tra inquinamento e diffusione del Covid? Al via uno studio epidemiologico nazionale

L’Istituto superiore di sanità, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente hanno avviato una indagine scientifica per valutare se, e in che misura, i livelli di inquinamento siano associati all’epidemia

Un legame tra inquinamento e diffusione del Covid? Al via uno studio epidemiologico nazionale
07 Maggio 2020 ore 12:28

Esiste un legame tra inquinamento atmosferico e diffusione del Covid-19? È una domanda spinosa, dibattuta a livello globale e verso la quale hanno cercato di dare una risposta molteplici studi emersi nell’ultimo periodo. Ora anche l’Istituto superiore di sanità e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) insieme al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) hanno avviato uno studio epidemiologico a livello nazionale per valutare se, e in che misura, i livelli di inquinamento atmosferico siano associati agli effetti sanitari dell’epidemia. Nello specifico, il progetto si baserà sui dati della sorveglianza integrata nazionale relativi al Covid-19 e del sistema di monitoraggio della qualità dell’aria.

L’improvvisa e rapida propagazione della pandemia ha infatti innescato un’intensa attività di ricerca non soltanto nel settore della prevenzione e nel campo terapeutico-assistenziale, ma anche per comprendere meglio il processo di trasmissione virale e i possibili fattori sociali e ambientali che possono contribuire a spiegare le modalità di contagio e la gravità dell’infezione dovuta al virus Sars-CoV-2. In seguito a numerose segnalazioni, sta emergendo la necessità di analizzare le possibili connessioni tra esposizione a Pm (il particolato atmosferico) e l’epidemia. Questo studio epidemiologico segue l’avvio dell’iniziativa Pulvirus, promossa da Enea, Iss e Ispra-Snpa, che valuterà le conseguenze del lockdown su inquinamento atmosferico e gas serra, oltre alle interazioni fra polveri sottili e virus. «L’emergenza sanitaria è una sfida per la conoscenza sotto molteplici punti di vista, non solo quelli oggi centrali sul fronte dei vaccini e delle terapie – ricorda il Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità -. Altri importanti quesiti di ricerca richiedono sforzi congiunti, come lo studio odierno che mira ad esplorare il possibile contributo dell’inquinamento atmosferico alla suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2, alla gravità dei sintomi e degli effetti sanitari dell’epidemia».

L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di infezioni delle basse vie respiratorie, in particolare nei soggetti vulnerabili quali anziani e persone con patologie pregresse; condizioni che caratterizzano anche l’epidemia di Covid-19. Le ipotesi più accreditate indicano che un incremento nei livelli di Pm rende il sistema respiratorio più suscettibile all’infezione e alle complicazioni della malattia, ma su questi temi occorre uno sforzo di ricerca congiunto inter-istituzionale. Lo studio delle possibili connessioni tra l’epidemia e l’esposizione a inquinanti richiede infatti approcci metodologici basati sull’integrazione di diverse discipline: epidemiologia ambientale, epidemiologia delle malattie trasmissibili, tossicologia, virologia, immunologia, unite a competenze chimico-fisiche, metereologiche e relative al monitoraggio ambientale.

Nel realizzare lo studio, si terrà conto del fatto che la diffusione dei nuovi casi segue le modalità del contagio virale e quindi si muove principalmente per focolai all’interno della popolazione; si seguiranno approcci epidemiologici per lo studio degli effetti dell’inquinamento in riferimento alle esposizioni sia acute (a breve termine) sia croniche (a lungo termine), con la possibilità di controllo dei fattori socio-demografici e socio-economici associati al contagio. Gli obiettivi dello studio epidemiologico nazionale serviranno anche a chiarire l’effetto che l’esposizione al particolato atmosferico ha avuto sulla distribuzione spaziale e temporale dei casi, sulla gravità dei sintomi, sulla prognosi della malattia, e sulla frequenza degli esiti di mortalità. La risposta a tali quesiti dovrebbe essere associata a fattori quali età, genere, presenza di patologie pre-esistenti, fattori socio-economici e demografici, tipo di ambiente di vita e di comunità (urbano-rurale, o attività produttive).

«Il presunto legame tra Covid-19 e inquinamento è un argomento divenuto quotidiano nel dibattito mediatico e non solo, suscitando da più parti teorie ed ipotesi che è giusto approfondire e a cui è doveroso dare una conferma, per quel che ci riguarda, tecnico-scientifica – conclude il presidente di Ispra e Snpa, Stefano Laporta -. Anche per questo abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta di collaborazione dell’Iss, con cui già dal 2019 condividiamo gli obiettivi di un Protocollo di Intesa sui temi che riguardano i rapporti tra ambiente e salute. Metteremo a disposizione le nostre competenze in materia di qualità dell’aria e di modellistica ambientale, per comprendere gli eventuali effetti associati all’epidemia di Covid-19. Un esempio concreto per fare rete e integrazione, un’azione congiunta che crediamo potrà supportare anche percorsi futuri».

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