No, niente ammoniaca

Faccia a faccia con una medusa? Come combattere la sua “pizzicata”

Faccia a faccia con una medusa? Come combattere la sua “pizzicata”
22 Agosto 2019 ore 09:03

Nessuno vorrebbe trovarsi faccia a faccia con una medusa, tentacolare e invisibile presenza delle acque marine. Sorniona e guizzante si avvicina, adocchia la vittima e quando noi la scorgiamo, di solito, è troppo tardi. Perché il danno è lì, a qualche millimetro dalla nostra pelle, irrimediabilmente marchiata da una scottante traccia. Il rischio di farne le spese è quasi inevitabile, tuttavia esistono delle misure lenitive e terapeutiche da intraprendere per limitare quanto più possibile gli effetti tossici di un indesiderato avvicinamento con le meduse. A indicarli sono gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che chiariscono reazioni e azioni per alleviare il dolore, soprattutto nei piccoli.

 

 

Non cadiamo in errore. Si dice che la medusa punga o morda. Né l’uno né l’altro, chiariscono gli esperti, bensì urtica. Proprio così, tramite una sostanza “pizzicosa” emessa dai tentacoli, che è una sorta di difesa dell’animale, dolorosissima per la nostra pelle, tanto da causare una forte irritazione, gonfiore e arrossamento. Il guaio è che non è necessario essere sfiorati dal tentacolo: il potere urticante della sostanza è tale da causare danno anche a distanza. Insomma si subiscono gli effetti anche per emanazione.

Cosa si prova. Neanche a dirlo: dolore. Appena appena tollerabile per i grandi, è invece insopportabile per i bambini che al minimo contatto con la medusa avvertono un forte bruciore. Con manifestazioni ben visibili che giustificano anche i lacrimoni, come ponfi simili a quelli dell’orticaria che fanno male per circa 10-20 minuti per poi trasformarsi in una sensazione di intenso prurito. Siate preparati, mamme e papà, perché se malauguratamente la medusa dovesse colpire la pelle del vostro piccolo con manifestazioni estese in più del 50 per cento del corpo la faccenda si farebbe davvero spessa e il dolore per loro sarebbe ai massimi livelli. Allora, che fare in questo caso e in quelli più blandi?

 

 

Le prime azioni urgenti. Se mai l’evento dovesse accadere, la prima cosa da fare, dicono gli esperti, è tranquillizzare i bimbi e indurli a respirare normalmente nonostante il dolore, portandoli subito fuori dall’acqua se la riva è vicina. Al largo, invece, è opportuno sorreggere il bambino e chiamare aiuto, soprattutto se anche l’adulto è stato toccato dalla medusa e ne stesse patendo le conseguenze, che devono risultare mascherate per non allarmare il piccolo. E, diciamolo, trattenere le reazioni di dolore non è sempre così facile, neppure per i grandi. Poi occorre verificare che a contatto della pelle non siano rimaste parti di tentacoli o filamenti che potrebbero continuare a esercitare l’azione urticante peggiorando la situazione, nel qual caso è necessario scollarle delicatamente con le mani. In assenza di terapie lenitive a portata di mano, cosa probabile in spiaggia specie se libera e priva di bagnino che potrebbe essere rifornito di qualche medicamento, può essere indicato sciacquare la parte colpita, anche con la stessa acqua di mare, per eliminare le tracce di veleno lasciate dalla medusa e diluire così la sostanza tossica non ancora penetrata.

La terapia. Dopo le prime misure tampone, per contrastare la diffusione/progressione del dolore è necessario agire localmente applicando sulla parte un gel astringente al cloruro d’alluminio che toglie rapidamente il prurito e blocca la diffusione delle tossine. Sarebbe utile inserire questo gel nel kit di farmaci da vacanza, stante la sua efficacia anche contro le punture di zanzara. In alternativa, può essere indicata una pomata al cortisone, seppure i benefici si comincino ad avvertire dopo circa 20-30 minuti dall’applicazione, quando la reazione inizia ad attutirsi già spontaneamente. È bene poi evitare che il piccolo gratti la parte irritata o che essa venga strofinata dalla sabbia, mentre sono assolutamente vietati rimedi come ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone, che non farebbero che peggiorare l’irritazione.

 

 

Pronto intervento. Di norma non accade, ma in alcuni casi le reazioni cutanee possono evolvere verso una sintomatologia più importante, sviluppando difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento. Non tardare, in presenza di queste manifestazioni, a chiamare il 118, che fornirà indicazioni sul da farsi in attesa dell’arrivo del personale di pronto soccorso. Un’ultima indicazione: in ogni caso, e indipendentemente dall’intensità della reazione, è bene ricordare che la zona colpita dalle meduse rimane (foto)sensibile alla luce del sole, tendendo a scurirsi rapidamente. Per evitare la comparsa di macchie sulla pelle, gli esperti raccomandano di non applicare pomate antistaminiche ma di tenere invece la parte coperta o protetta da uno schermo solare fino alla totale scomparsa della reazione infiammatoria, che potrebbe richiedere anche un paio di settimane.

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