Cronaca
Dove Hezbollah ha sferrato l'attacco

Cosa sono le fattorie di Shebaa e perché sono importanti

Cosa sono le fattorie di Shebaa e perché sono importanti
Cronaca 30 Gennaio 2015 ore 11:55

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In tutto si tratta di 25 chilometri quadrati di superficie, meno di quella della sola città di Bergamo. Leggendo su Wikipedia si trova la seguente definizione: “un'area agricola di 14 fattorie che si trovano a sud di Shebaa, villaggio libanese sulle pendici occidentali del monte Hermon, punto d'incontro tra i Paesi di Siria, Libano e Israele”.

Si tratta delle Fattorie di Shebaa, il luogo dell’ultimo attacco da parte dei combattenti libanesi del movimento sciita Hezbollah (il partito di Dio), che ha ucciso due militari di Tsahal, l’esercito israeliano. Un’area geograficamente, e soprattutto militarmente, molto importante, nonché al centro di una controversia internazionale che dura dal 1967. Libano, Israele e Siria dicono sia territorio di loro proprietà, ma la reale proprietà non si sa a chi appartenga. Furono il casus belli della guerra tra Libano e Israele del 2006, la prima guerra non vinta da Israele, che ha acceso una forte discussione interna nel Paese in merito all’efficacia del suo esercito, che vide notevoli perdite di uomini e non fu in grado di prevenire i bombardamenti in Galilea.

L’attacco condotto da Hezbollah il 28 gennaio non lascia presagire niente di buono, anche se forse la risposta israeliana non si vedrà nell’immediato. Hezbollah si sarebbe vendicato del blitz israeliano del 18 gennaio, che aveva causato la morte di sei miliziani sciiti e di un generale iraniano. Per ora Israele, in controrisposta, si è limitata a sparare dei colpi d’artiglieria nel sud del Libano, uccidendo un casco blu spagnolo della missione Unifil.

 

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Le Fattorie di Shebaa sono al centro della disputa da quando Israele le occupò con la Guerra dei Sei Giorni. Secondo Hezbollah e il governo di Beirut l’area fa parte del Libano. Anche la Siria riconosce che le fattorie di Shebaa sono in territorio libanese. Entrambi accusano Israele di non aver completato il ritiro delle forze armate dalla regione come previsto dagli accordi del 2000. Israele, invece, considera l’area come parte delle alture del Golan, e quindi la amministra in regime di occupazione militare, violando la risoluzione numero 425 dell’Onu.

Problemi grandi su territori piccoli. Ma non ci si deve stupire se in questa regione possono nascere gravissimi conflitti per piccoli pezzi di terra. La questione delle Mazrah Shebaa (come le chiama Israele) è un intreccio di interessi strategico-militari, dispute su sorgenti d’acqua, strascichi della guerra arabo-israeliana e giochi di potere che attanagliano il Libano fin dai primi anni della sua esistenza. Dal punto di vista politico, la rivendicazione delle fattorie di Shebaa è di duplice importanza per Hezbollah, in quanto da un lato gli permette di continuare la lotta di “resistenza contro l’invasore” e lo legittima, mentre dall’altro gli consente di rientrare pienamente dentro la politica nazionale libanese.

Le origini remote della disputa. Le vere origini della disputa risalgono alla fine del primo conflitto mondiale quando, con il crollo dell’Impero Ottomano, alla Francia venne affidato dalla Società delle Nazioni il mandato sulla Siria e il Libano e alla Gran Bretagna quello sulla Palestina. L’accordo di demarcazione franco-britannico del 1923 prevedeva che quest’area facesse parte della Siria ma gli abitanti delle fattorie si consideravano libanesi e i proprietari vivevano nel villaggio libanese di Kfar Shuba (Shebaa). La demarcazione venne riconosciuta, dopo la prima guerra arabo israeliana, nel 1949, come linea armistiziale da Israele, Siria e Libano, ma nessun confine venne tracciato tra la Siria ed il Libano, essendo entrambi mandati francesi. Negli anni Sessanta i due Paesi istituirono una commissione tecnica incaricata di studiare il problema, ma è con la guerra civile libanese del 1978 che Israele conduce l’operazione Litani, per espellere l'OLP (l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina) dal Libano meridionale e nel 1982 avvia una più vasta azione militare, denominata “Pace in Galilea”, con lo scopo di eliminare l’attività dei gruppi armati palestinesi e far ritirare le truppe siriane.

 

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Nella primavera del 2000, le forze dell’UNIFIL sono chiamate a tracciare confini condivisi tra Libano e Israele, per determinare i termini di soddisfazione del ritiro delle truppe dal Libano meridionale imposto allo Stato Ebraico al termine dell’operazione “Pace in Galilea”. La Linea Blu che ne seguirà, basandosi sulle cartografie ufficiali, non includerà le fattorie di Shebaa, le quali continueranno a essere rivendicate dal Libano come territorio indebitamente occupato dall’esercito israeliano. Da allora la questione delle fattorie di Shebaa è rimasta in sospeso. Si mischiano questioni di diritto internazionale e ragioni identitarie, oltre a questioni legate alle risorse idriche: i fiumi che qui scorrono vanno a formare il fiume Giordano. Tra il 2000 e il 2005 Hezbollah attaccò per 33 volte Israele, rapendo tre soldati, uccidendone sette e ferendone a decine. Si arrivò alla guerra del 2006 di cui parlavamo all’inizio.

In questi giorni la questione si è nuovamente accesa, sfruttando anche il momento di confusione in cui versa il Medio Oriente piegato tra l’ascesa dell’Isis, la guerra in Siria e le divisioni tra sunniti e sciiti. Un esperto di politica del Mediterraneo orientale, Daniel Nisman, ha scritto su Twitter: «Israele attaccherà Hezbollah nel sud del Libano in un modo che non si è visto dal 2006. Dopo di che, sarà Hezbollah a decidere se andare avanti a combattere o no». Ancora una volta, la questione del Golan e dei rapporti di Israele con i suoi vicini si gioca alle fattorie di Shebaa.