La presentazione

Che fine ha fatto la contestazione Ne parlano 23 «ragazzi del ‘68»

Che fine ha fatto la contestazione Ne parlano 23 «ragazzi del ‘68»
Cronaca 19 Giugno 2018 ore 09:55

È un fenomeno già affidato agli studiosi di storia contemporanea. Ma è stato anche un passaggio che ha segnato le biografie di molte persone che hanno continuato a vivere e ad impegnarsi, e che hanno voglia ancora di raccontare. In Che fine ha fatto il ’68? Fu vera gloria? (Guerini e Associati) Giovanni Maria Cominelli, saggista ed esperto di sistemi scolastici (laureato nel ’68 in filosofia con Enzo Paci e dirigente del Movimento Studentesco), ha raccolto i ricordi e le riflessioni ex post di ventitré «ragazzi del ’68», in alcuni casi noti anche per il loro successivo impegno in politica o nel sindacato. Prendono la parola, tra gli altri, Sergio Cofferati e Nando Dalla Chiesa, ma pure i bergamaschi Maurizio Carrara – cofondatore del Cesvi Onlus – e Gian Gabriele Vertova, per molti anni docente di Lettere al Liceo Classico Paolo Sarpi, che racconta: «il ’68 pensava di essere politico – racconta Vertova – ma ha vinto perché ha permesso l’affermazione della libertà individuale attraverso il crollo dell’autoritarismo». Il curatore stasera presenta il volume alle 18 alla Fondazione Serughetti La Porta (viale papa Giovanni XXIII 30, Bergamo). Intervengono: Marica Tolomelli, docente di Storia Contemporanea, Università di Bologna; Gian Gabriele Vertova, nel ’68 presidente della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) di Bergamo e laureato in Lettere alla Cattolica di Milano.

 

 

Verso il «pensiero politico modesto». «La storia del mondo non è descrivibile come un progetto; non è teleologica. La storia accade a caso, gli individui in parte vi si adattano, in parte vi si ribellano, ne producono qualche frammento che si combina o confligge con quello di altri. La sfida che ne nasce: rinunciare all’Assoluto, senza tuttavia diventare cinici o nichilisti. Sì, lo dobbiamo confessare, abbiamo raggiunto, non tutti, le sponde di “un pensiero politico modesto” -così lo definisce Albert Camus, nei suoi saggi pubblicati postumi, nel 1965 – “liberato di ogni messianismo e sgombro della nostalgia del paradiso terrestre”». Lo scrive il curatore Giovanni Cominelli verso la fine della sua introduzione, a proposito dei contributi di quei 23 che si sono cimentati nella impresa di mettere per iscritto, in poche cartelle, un pezzo importante della loro vita.

Chi sono i protagonisti. Le persone che scrivono hanno operato in tutta Italia; per ragioni generazionali la loro collocazione nel decennio ‘68/’77 non incomincia sempre con l’anno del cinquantenario, presentano retroterra socio-familiari che vanno dal mondo comunista a quello cattolico, dal punto di vista della collocazione politica nel decennio appartengono in ordine di frequenza al Movimento Studentesco delle Facoltà umanistiche della Statale di Milano (poi Movimento Lavoratori per il Socialismo), ad Avanguardia Operaia, a Lotta Continua; nessuno di loro (con l’eccezione di Cofferati) ha fatto carriera politica; nella vita si sono ripartiti tra il mondo della scuola, quello dell’Università, quello del giornalismo, quello delle nuove professioni (come nel caso di Mannheimer o di Lanzone).

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