«Chi ti paga per fare la figura del matto?»

La fuga di Manenti tra gli ultrà e la domanda che ci poniamo tutti

La fuga di Manenti tra gli ultrà e la domanda che ci poniamo tutti
28 Febbraio 2015 ore 14:57

Il curioso caso di Giampietro Manenti continua. Figuriamoci i drammi del Parma. Ancora? Sì, ancora. Questa volta è successo che gli hanno sequestrato l’automobile. Aveva appena lasciato il centro storico di Parma rischiando il linciaggio dai tifosi crociati inferociti. Via, e a gambe levate, perché è meglio non fare arrabbiare nessuno (ancora una volta). Ma dove vai se l’auto non ce l’hai? Pochi metri più avanti Manenti ha dovuto abbandonare l’auto sequestrata dagli agenti della Polizia Municipale, una scintillante Citroen C3, perché sul mezzo gravano multe non pagate per 1.900 euro complessivi. A quel punto gli agenti hanno provveduto al blocco amministrativo del mezzo e il presidente Manenti e la sua collaboratrice sono rimasti a piedi.

 

 

Che giornataccia, deve aver pensato Manenti. Già arrivare all’auto era stata un’impresa. Dopo l’attesissimo faccia a faccia in Municipio con il primo cittadino della città emiliana, Manenti è stato assalito dai cronisti, i quali, a differenza di tanti altri casi, lasciano da parte le buone maniere e vanno subito al sodo, senza un saluto o un diplomatico “Mi scusi presidente”: «Dove sono i soldi?». Manenti sbuffa, sogghigna, s’imbarazza: «Arrivano» risponde secco. «Sono 15 giorni che dice che arrivano ma non arrivano mai» fanno notare i giornalisti che l’accerchiano. Il manager di origini bergamasche li guarda di striscio: «Non sono mica la banca io. La prima non ha dato l’ok, ora una seconda banca ci ha dato il via libera. Questione di tempi tecnici, che non conosco. Direi 2, 3 o 4 giorni e i soldi ci sono». Ma a Parma tutti sperano in un fallimento “pilotato”, con i libri contabili il prima possibile in Tribunale. «Non ci penso nemmeno. Quella è l’ultima spiaggia» sottolinea Manenti. Intanto qualcuno (non si sa bene chi, ma qualcuno che non gli deve voler particolarmente bene) gli ha messo una sciarpa del Parma attorno al collo. È a quel punto che si scatena la rabbia di un gruppo di tifosi: mentre Manenti aumenta il passo, gli urlano contro di tutto. Gli urlano soprattutto una domanda, che a questo punto è anche quella che ci poniamo tutti noi: «Chi ti paga per fare la figura del matto?».

 

 

Per chi ancora avesse avuto dubbi, per quelli che credono nella buona fede a tutti i costi, questa volta c’è davvero poco da sperare. Le ultime parole (sagge) le ha spese venerdì 27 febbraio il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, subito dopo l’incontro con il neo presidente del Parma: «Nessuna credibilità nelle parole del Sig. Manenti. Stiamo valutando se chiudere lo stadio». Di più: «In questo Paese è tempo di dire basta a chi calpesta la dignità delle persone, delle nostre città e della nostra storia, oggi in particolare della storia secolare del Parma, dei suoi dipendenti e delle famiglie che hanno bisogno di risposte». Quest’ultimo era un post su Facebook ma sembrava un inno alla dignità. Del resto, Manenti non aveva assicurato garanzie nemmeno dopo l’incontro con il primo cittadino: «Non ha le idee chiare, non ha un piano: è andato in banca prima di venire qui, ci è tornato dopo, ma un piano concreto non c’è» ha spiegato Pizzarotti.

 

 

«Non mi interessa se una persona del genere porta 40-50 milioni: è uno che non ha credibilità sulla città – è andato avanti Pizzarotti -. Se arrivano i 50 milioni, ammesso che mai arrivino, mi chiedo da dove vengono, visto che questa persona non ha liquidità in Italia». Così, dopo aver portato via le panchine del Tardini (all’asta il 5 marzo), dopo aver pignorato gli attrezzi dalle palestre, i computer dagli uffici, le scrivanie e tutto il resto, dopo il rifiuto dei giocatori di scendere in campo, a Parma hanno ben poco da sperare. Ma, ahinoi, non è finita qui.

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