I numeri del progetto

Fusione dei Comuni della Presolana Il referendum sarà il 20 novembre

Fusione dei Comuni della Presolana Il referendum sarà il 20 novembre
23 Settembre 2016 ore 12:00

La data tanto attesa è stata ufficializzata: il referendum consultivo per la fusione dei cinque Comuni dell’Alta Val Seriana (Cerete, Fino del Monte, Onore, Rovetta e Songavazzo) si terrà domenica 20 novembre. La forza del progetto sta nell’unità di intenti dei sindaci interessati, ovvero Cinzia Locatelli, di Cerete; Matteo Oprandi, di Fino del Monte; Angela Schiavi, di Onore; Stefano Savoldelli, di Rovetta; e Giuliano Covelli, di Songavazzo. I primi cittadini hanno messo, lo scorso anno, nero su bianco le loro intenzioni di fusione e dal dicembre scorso a febbraio si sono riuniti per ben 9 volte in assemblee pubbliche con la popolazione, favorendo un utile confronto anche con i cittadini. L’opinione degli abitanti dei singoli paesi è fondamentale: affinché il progetto vada in porto, infatti, è necessario che il “sì” vinca nei referendum (senza quorum) indetti in ognuno dei 5 Comuni. Se anche in uno solo a vincere fosse il “no”, tutto si bloccherebbe. Nel caso in cui gli abitanti si esprimessero invece favorevolmente, a quel punto un commissario prefettizio, coadiuvato dai cinque sindaci, traghetterà le Amministrazioni sino alla tornata elettorale dell’aprile-maggio 2017, quando verrà scelto il sindaco del nuovo Comune unico.

 

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Il nuovo Comune. L’obiettivo è di far quindi nascere un nuovo Comune di 8.440 abitanti, che si estenderebbe su un territorio di 67,6 chilometri quadrati, più grande di Clusone e di Castione della Presolana (i maggiori della zona), in cui tutti i centri abitati coinvolti dalla fusione si troverebbero in un raggio di 2 chilometri e mezzo. C’è però da fare luce anche sulla questione del nome: come si chiamerà il nuove ente locale che nascerebbe da questa fusione? Le ipotesi sul tavolo sono 6: Borghi Borlezza, Borghi Presolana, San Narno, Larna, Valborlezza o Valleggia. A decidere, ancora una volta, saranno i cittadini, durante il referendum stesso. Proprio per il peso che ha l’opinione pubblica in questo delicato iter, i primi cittadini dei 5 Comuni hanno, negli scorsi mesi, incontrato a più riprese le parti sociali del territorio, esponendo i vantaggi della fusione e rispondendo alle domande dei cittadini.

C’è chi dice “no”. Naturalmente, come in ogni confronto, ci sono favorevoli e contrari. Il fronte del “no” ha evidenziato nei mesi scorsi gli «aspetti critici legati alla soppressione di questi cinque Comuni». A portare avanti la “battaglia” sono le minoranze di Rovetta e Cerete, unici paesi nei quali dei consiglieri si sono apertamente schierati contro il progetto.

A guidare il compatto (seppur, va detto, minoritario) fronte del “no” ci sono Mauro Bertocchi, capogruppo di minoranza a Rovetta, Paola Rossi, capogruppo di minoranza a Cerete, e i consiglieri Ezio Seghezzi, Mauro Marinoni (ex sindaco di Rovetta) e Carlo Gosio (ex vicesindaco di Cerete). Le loro motivazioni? Innanzitutto relative alle risorse economiche: secondo loro conteggi, l’aumento della dimensione del Comune farebbe passare i costi della politica dagli attuali 80mila euro a circa 100mila, senza risparmi nemmeno sulle spese di gestione, perché le sedi dei vari municipi, scuole, asili e biblioteche rimarrebbero intoccate e dunque con essi i costi. Auspicano dunque collaborazione tra i paesi, ma non la fusione.

 

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Il fronte del “sì”. A Songavazzo e Onore, invece, il via libera è stato unanime, mentre a Fino del Monte la minoranza ha collaborato alla stesura del progetto e alla fine, nonostante alcune critiche, ha votato favorevolmente.

Tra i promotori dell’iniziativa c’è poi Riccardo Cagnoni, sindaco di Vertova per dieci anni, fino a maggio 2014, e oggi consigliere comunale, cui è stata affidata, nell’agosto 2014, una delega ad hoc «per dar corso alle necessarie azioni volte ad approfondire la possibilità di attuare la fusione dei cinque comuni della media Valle Seriana: Cene, Gazzaniga, Fiorano al Serio, Vertova e Colzate». Cagnoni, in un’intervista a BergamoPost nel gennaio 2015, allineava una serie di vantaggi relativi alla fusione: «1) Un unico apparato politico e amministrativo comporta risparmi economici quantificabili in alcune centinaia di migliaia di euro, senza considerare l’efficentamento conseguente all’eliminazione dei tempi dedicati oggi da ciascun responsabile (e quindi ogni volta per 5) allo studio, all’approfondimento  e all’applicazione delle novità normative. 2) Un miglioramento della qualità dei risultati e quindi dei servizi attraverso personale più specializzato e riduzione dei costi dovuti alle sinergie ed alle economie di scala conseguite. 3) Un aumento della forza contrattuale nel negoziare con soggetti terzi. 4) Una maggiore omogeneità nell’offerta di servizi, nella fiscalità locale, nelle politiche ambientali e urbanistiche. 5) Un aumento del peso politico-amministrativo all’interno del territorio Seriano e Bergamasco. 6) Incentivi da parte dello Stato e in termini di Patto di stabilità».

 

 

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