Cronaca
Mentre gli sbarchi proseguono

Gesti d'accoglienza ai profughi in un'Italia che si dice stanca

Gesti d'accoglienza ai profughi in un'Italia che si dice stanca
Cronaca 17 Agosto 2015 ore 10:40

Si chiama Kos la nuova frontiera dell'immigrazione in Europa. È un'isola dell'arcipelago del Dodecaneso, 280 km quadrati, ma soprattutto è appena a 4 chilometri dalla costa turca. I migranti si imbarcano a Bodrum, l'antica Alicarnasso, e con pochi rischi arrivano su terra europea. I numeri dicono che nei giorni di Ferragosto ne sarebbero arrivati circa 3mila, in buona parte accolti sull'"Eleftherios Venizelos", un traghetto che può accogliere 2.500 persone. Così a Kos, isola turistica, che in tempo di crisi attira molti amanti del mare per le sue spiagge a basso costo, si assiste a un continuo faccia a faccia tra vacanzieri e migranti. A volte capita che i turisti diventino parte dell'organizzazione di accoglienza. Sono tanti i casi raccontati, di ospitalità e di condivisione di un pasto. Ma certo la storia più avventurosa è quella vissuta da Carlotta Dazzi, giornalista milanese, in vacanza con i figli in barca nella vicina isola di Pserimos. La notte dell'8 agosto le è capitato di assistere nel buio alla sbarco di un gruppo di profughi siriani, convinti di essere arrivati a Kos. Da giornalista ha raccontato tutto sul suo profilo Facebook, spiegando di queste persone «sbattute sugli scogli nel cuore della notte davanti alla nostra barchetta su un gommone stramarcio. Urla, pianti, paura che si palpava nell'aria e alla cieca». Si trattava di migranti siriani arrivati con un gommone sugli scogli: circa 45 persone, di cui 11 bambini di meno di un anno.

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L'iniziativa di Caritas. Se è vero che solo il 16% degli italiani si dice favorevole ad un impegno per l'accoglienza, come attesta un sondaggio Ipsos realizzato per Corriere della Sera e Rainews, è anche vero che gli italiani stessi quando si trovano faccia a faccia con un migrante cambiano atteggiamento. Lo ha dimostrato il successo dell'iniziativa lanciata per Ferragosto a Milano da Caritas Ambrosiana. Si chiedeva alle famiglie rimaste in città di accogliere a pranzo una famiglia di immigrati, e in 70 hanno risposto all'appello.

 

 

Il Moas dei coniugi Catrambone. Ma Ferragosto è stata giornata di gran lavoro anche per Regina e Christofer Catrambone, marito e moglie, che nell'ottobre del 2013 assistettero al tragico naufragio dell'isola dei Conigli e che da quel giorno decisero che non si poteva stare con le mani in mano. Avendo buona disponibilità economica in quanto titolari di un'impresa di assicurazioni, decisero di scendere in campo per sostenere i soccorsi. Si sono procurati una nave adatta allo scopo, hanno fondato una organizzazione non governativa, il Moas, acronimo di Migrant Offshore Aid Station, una sorta di pronto soccorso galleggiante. In questi mesi hanno effettuato decine di salvataggi. Il 5 agosto hanno partecipato al recupero di un barcone con oltre 400 persone a bordo. A Ferragosto invece ne hanno salvate 201 che sono state portate ieri al porto di Pozzallo in Sicilia.

 

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Un'oasi in spiaggia. Quanto a spirito di accoglienza certo è esemplare il caso di Rinaldo Aramini, titolare del “Lido verde” sulla splendida spiaggia di Cirella a Diamante (Cosenza). Si è inventato una piccola area di sosta per riposarsi un po’e ripararsi dal sole cocente. La postazione è dedicata esclusivamente agli immigrati che fanno i venditori ambulanti sulla spiaggia, carichi di ogni mercanzia. «L’anno prossimo», ha detto, «realizzerò meglio l’area di sosta con una grande tenda munita di materassini e acqua. Per ora, ho piazzato vicino alla riva del mare un ombrellone ed una sedia con una scritta in italiano ed arabo dove invito l’ambulante a fermarsi, riposarsi per una mezz’ora e poi riprendere il suo lavoro».

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