Cronaca
Inchiesta del Washington Post

«Una gigantesca prigione» Ritratto dello Stato islamico

«Una gigantesca prigione» Ritratto dello Stato islamico
Cronaca 08 Gennaio 2015 ore 10:29

Uno Stato alle prese con sempre più grandi difficoltà economiche e logistiche, dove nemmeno le più normali necessità di acqua ed energia elettrica riescono ad essere soddisfatte con continuità. È il ritratto che fa del Califfato il Washington Post, in un’inchiesta sulla salute economica dello Stato Islamico. Qui dove musulmani arrivano attratti dal sogno di una nazione tutta per loro, pronti a combattere e morire per una terra consacrata ad Allah, le voci raccolte raccontano di difficoltà e carenze, con sempre più persone, combattenti o semplici civili, malcontente e pronte ad andarsene.

«Stiamo vivendo in una prigione gigante», è quanto racconta un giornalista che chiede di rimanere anonimo da Mosul. Qui l’eccesso di cloro ha reso l’acqua non potabile, l’epatite è sempre più diffusa e sempre più scarsa è anche la farina per fare il pane. «La città è prossima a morire». Non va meglio a Raqqa, che è pure capitale dello Stato Islamico: acqua ed elettricità sono disponibili solo per tre ore al giorno, e, racconta il Washington Post, nessuno raccoglie la spazzatura, che così giace ai bordi delle strade a pile sempre più alte: la gente vi fruga cercando qualcosa da mangiare o da rivendere.

«L’Isis non sa come far fronte a questa roba», spiega alla testata statunitense un ufficiale dell’esercito americano. Il suo riferimento, in particolare, va alla difficile situazione sanitaria e assistenziale: sono per lo più agenzie d’assistenza estera a portare aiuto alle aree della Siria sottoposte al controllo del Califfo, dagli Stati Uniti arrivano medicinali, lenzuola, teli per affrontare il freddo dell’inverno. «Quando tutto ciò è esploso si sono sentiti disperati. All’Isis mancano numerosi ingegneri e personale che possa far muovere le città, per questo le cose stanno crollando». C’è un residuo di dipendenti statali, qualche servizio continua a funzionare ancora stipendiato dai governi centrali di Iraq e Siria: ogni mese però questi lavoratori devono recarsi in zone non occupate dallo Stato Islamico per poter riscuotere il proprio stipendio.

 

stato islamico cartina

 

«Lo Stato Islamico non è quel mostro invincibile che può controllare qualsiasi cosa e sconfiggere tutti», dice al Washington Post un’attivista di Deir-al-Zour, da tempo sotto il controllo del Califfato nero. «La sola idea che sia ben organizzato e che sia una vera entità amministrativa è totalmente sbagliata. È solo un’immagine». Sono stati mesi terribili per queste terre: si combatte sempre, su un fronte estesissimo che va dalla Turchia all’Iraq. I soldi vengono usati per far fronte alle necessità di guerra più che per migliorare la vita nelle città. Così in tanti si chiedono quanto siano sostenibili le ambizioni degli uomini di al-Baghdadi, che vorrebbero restaurare, in tutta la sua autorità e splendore, l’antico Califfato islamico.

A giocare un ruolo chiave in questo stato di crisi sono i continui bombardamenti: i palazzi governativi sono ormai ridotti in brandelli e l’Isis ha dovuto abbandonarli, molte raffinerie sono state colpite, lasciando senza lavoro tante persone che col petrolio facevano guadagni e portando così ad un aumento dei prezzi. Così la popolazione siriana è sempre più allo stremo e arrabbiata, anche perché incontra, come soli rappresentanti dello Stato, gli Hesbah, la polizia che pattuglia le strade facendo operazione di sicurezza, ordine e intelligence. Vi sono stati, talvolta, momenti di tensione tra i civili e questi militari, che spesso sono stranieri e arrivano dall’Europa: i loro stipendi vengono pagati in dollari, mentre quelli dei siriani ancora con la poverissima sterlina siriana. In più i militanti stranieri vengono ricoverati in ospedali segreti presso i campi d’addestramento, mentre alla popolazione rimangono solo le sfornite cliniche locali. «La gente è arrabbiata, vorrebbe ribellarsi ma non ne ha la forza», spiega un attivista del gruppo “Raqqa is being Slaughtered Silently”, sito che richiama l’attenzione sulle condizioni pessime in cui riversa la città sotto l’Isis.