il “pregiudizio universale”

Giornali uniti contro il neogoverno Ma le prime mosse li smentiscono

Giornali uniti contro il neogoverno Ma le prime mosse li smentiscono
Cronaca 06 Giugno 2018 ore 05:30

Con una formula indubbiamente efficace Antonio Socci lo ha ribattezzato il “pregiudizio universale”. È lo strano schieramento che vede allineati giornali in genere su sponde opposte, nella condivisa opposizione a priori al governo che si appresta a trovare la fiducia in parlamento. È un arco che vede per una volta su posizioni uguali Il Manifesto come Libero, con la sola eccezione del Fatto quotidiano, più aperto alle forze che sono salite al governo, nonostante tra queste ci sia l’odiatissima (per i lettori del Fatto) Lega di Matteo Salvini. Da settimane sulle colonne dei giornali si leggono vere e proprie lezioni ai neo governanti rispetto all’inattuabilità del loro programma. Cifre su cifre per dimostrare che il governo giallo verde porterà inevitabilmente alla bancarotta del Paese.

Lo spaesamento dei giornali è ben fotografato dall’enfasi con cui i siti ieri hanno fatto eco all’uscita del miliardario George Soros: il miliardario dal palco del Festival dell’Economia ha lanciato l’allarme perché un governo come quello insediato sarebbe una sorta di emanazione di Putin. Un’insinuazione che si regge sui buoni rapporti tra il leader russo e Salvini, ma che è bastata per imbastire qualche titolo allarmistico.

 

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«Lo Stato siamo noi». L’altro aspetto paradossale di questo governo è di essere il primo che nasce con il consenso in poppa: non a caso Luigi Di Maio al suo primo comizio ha voluto ribadire che ora non c’è più una separazione tra rappresentati e rappresentanti. Ora al potere non c’è la categoria odiata dei “loro”; adesso c’è il “noi”. «Lo Stato siamo noi», ha detto dal palco con una formula che può far discutere circa l’ortodossia, ma che rende efficacemente il cambio di marcia a livello di percezione collettiva. È un “noi” composto obiettivamente da identità diverse, e quindi stanno tutti aspettando la neo alleanza al varco del primo scontro interno.

Prima miccia disinnescata. Ma, ad occhio, ci sarà da aspettare un po’ vista la velocità con cui Matteo Salvini ha disinnescato la prima mina a rischio di esplosione: quella causata dall’improvvida uscita del neo ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana circa le famiglie con genitori dello stesso sesso. Salvini ha tagliato corto chiedendo al suo ministro di imparare a tacere su punti che non sono nel programma di questo governo: infatti il tema dei diritti, che ha tanto ha imperversato in questi anni recenti, è destinato a entrare in una camera di compensazione. L’agenda prevede altre urgenze. Per i giornali non è una bella notizia, perché vuol dire avere meno materiale incendiario a disposizione…

 

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Il supporto di Merkel e Macron. E non è la sola cattiva notizia. Ieri infatti è arrivata un’inattesa sponda al neo governo da un personaggio di un certo peso e per altro messo nel mirino dai gialloverdi: Angela Merkel. A quanto pare alla cancelliera è piaciuta la parte del contratto di governo relativo alla gestione e al contrasto all’immigrazione. Non è un caso che solo ora Merkel abbia riconosciuto che l’Italia è stata «lasciata sola», benché proprio lei fino al 2016 abbia rifiutato di considerare gli sbarchi come un’emergenza europea. Piace a lei come piace pure al presidente Emmanuel Macron l’idea di procedure accelerate. Piace la proposta di procedure alla frontiera per le richieste di asilo di chi sbarca, anche se ciò implica per l’Italia uno sforzo logistico e finanziario notevole per il quale, a questo punto, c’è da credere che l’Europa sia disposta a scendere concretamente in campo. Così c’è già qualcuno che ha lanciato l’idea di allargare e riorganizzare il Centri di Detenzione voluti dal ministro uscente Minnitti per tutti coloro ai quali è stato rifiutato l’asilo. Se Salvini su questa vicenda dovesse arrivare a una collaborazione con Bruxelles per i giornali si farà ancora più dura…

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