I Paesi del nord europa vorrebbero abolirla

Giù le mani dall’ora legale Vuoi mettere le belle sere d’estate?

Giù le mani dall’ora legale Vuoi mettere le belle sere d’estate?
18 Novembre 2019 ore 10:41

Il prossimo 28 marzo 2020 potrebbe essere l’ultima volta dell’ora legale. Così ha deciso l’Europa, con una motivazione che sembra davvero abbastanza risibile: il cambio dell’ora genererebbe stress per l’equilibrio psicofisico dei cittadini. Naturalmente non è un obbligo, per Bruxelles lascia liberi i Paesi di decidere quale sistema scegliere. Ma è evidente che senza una linea vincente avremmo una situazione di caos in un continente che già fa a fatica a percepire la dimensione di unità. Questa volta però l’Italia si è messa decisamente di traverso e ha inviato a Bruxelles una richiesta formale di mantenere il sistema attuale, con l’anno diviso in due, sei mesi a ora solare e sei mesi a ora legale, con le lancette portate avanti di un’ora. Ma perché nei palazzi dell’Unione europea si è arrivati a prendere questa decisione di cui pochi sentivano la necessità? La verità è che su questa scelta ha giocato la spinta dei Paesi del Nord che non hanno vantaggio dallo spostamento delle ore, in quanto nei mesi estivi hanno sere molto lunghe e quindi il risparmio di energia è garantito a priori. Sono Paesi certamente a livelli di vita avanzati, ma i cui abitanti sono evidentemente esposti al rischio di fragilità psichica sopra la media. Per questo devono aver pensato di risparmiare lo stress annuale dei due cambi d’ora. Per venire incontro alle loro richieste la Commissione europea aveva indetto una consultazione pubblica avvenuta tra luglio e agosto 2018, in cui i sostenitori della proposta hanno avuto la meglio con l’84% dei voti. Va detto che a questa consultazione hanno partecipato in larga parte i cittadini dei Paesi del Nord Europa. Sull’onda di quel risultato il Parlamento europeo a marzo aveva votato a favore dell’abolizione dell’ora legale.

 

 

 

Se i Paesi del Nord sono schierati per l’ora unica solare, per l’Italia (e per tutti i Paesi del Sud Europa) le cose funzionano diversamente, come dimostrato il «position paper» che ai tempi del Conte I era stato mandato a Bruxelles e che non è stato rivisitato dal Conte II. L’Italia accusa i decisori europei di non aver mai presentato una valutazione d’impatto sui vantaggi e svantaggi derivati dall’ora legale. Dal conto nostro la valutazione d’impatto è stata fatta, affidata a Terna, il gestore italiano dei tralicci dell’alta tensione. Ebbene Terna quantifica i benefici economici derivati dal risparmio di corrente elettrica reso possibile dal prolungamento serale della luce, in 100milioni di euro l’anno. Terna non poteva valutare gli eventuali scompensi psicofisici sui cittadini, ma il buon senso porta a pensare che se scompensi ci sono, sono positivi, perché in un Paese come il nostro l’esperienza delle sere estive è qualcosa di molto corroborante… La decisione definitiva non è ancora presa, perché l’Unione europea per ora ha invitato gli Stati membri a esprimere la loro posizione sul tema, fissando però una data: nel marzo del 2021 dovrà essere presa una decisione. La materia ora verrà discussa dal Parlamento e dalla Commissione europea. Anche se l’avvio difficile di questa legislatura guidata da Ursula von der Leyden lascia presumere che i tempi non saranno brevi. Una cosa è certa: se si segue il mood sostenibile di Greta (che pure è ragazza del Nord) l’ora legale, con il risparmio energetico che garantisce, non si dovrebbe proprio toccare.

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