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L'intervista

Giuseppe Remuzzi non ha dubbi: «Ci serve il vaccino russo»

Lo scienziato, oltre all'acquisto di Sputnik, chiede regia centrale, utilizzo di Esercito e Protezione Civile, incremento delle somministrazioni

Giuseppe Remuzzi non ha dubbi: «Ci serve il vaccino russo»
Cronaca Bergamo, 01 Marzo 2021 ore 13:42

In un’intervista sul Corriere della Sera di oggi 1° marzo Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, fa presente l’enorme utilità che lo Stato avrebbe nell’acquisto di dosi del vaccino russo Sputnik: «Ne abbiamo bisogno, credo che i documenti arriveranno presto all’Ema. L’efficacia di Sputnik sfiora il 94% e la sicurezza la vediamo con l’alto numero di vaccinati in tutto il mondo – afferma Remuzzi -. Quando il prodotto sarà validato dall’Ema mi auguro che Aifa arrivi all’approvazione in pochi giorni».

Lo Sputnik era stato annunciato dall’Istituto nazionale russo Gamaleia nell’agosto 2020 come «primo vaccino ad essere sintetizzato contro il Covid» e a novembre, quando i dati erano ancora pochi, aveva mostrato un’efficacia pari al 92%. La notizia era stata però anche accolta con un certo scetticismo dal mondo occidentale, Unione Europea e Stati Uniti in testa, che avevano sollevato molti dubbi: L’acquisto da parte di Paesi del Patto Atlantico comporterebbe l’ingresso della Russia in settori importanti delle nazioni occidentali e implicherebbe una revisione degli atteggiamenti nei confronti della superpotenza. Dall’altro lato alcuni medici e scienziati, come fa ora Remuzzi, hanno sottolineato la possibilità di supplire alla mancanza di dosi acquistando quelle del vaccino russo, che però non ha ancora ricevuto l’approvazione dell’Ema.

Oltre all’appello per l’acquisto dello Sputnik, il direttore del Mario Negri si è detto favorevole all’adozione di un’unica regia centrale per le vaccinazioni in Italia, che si avvalga dell’aiuto anche di Esercito e Protezione Civile. Le operazioni dovrebbero essere svolte in grandi palestre e palazzetti, oltre che in unità mobili montate e pronte all’uso.

Remuzzi inoltre ritiene non sia sbagliato puntare sulla prima dose: «abbiamo pochi farmaci: se immunizziamo tutti gli over 80 con tutti i prodotti disponibili togliamo subito la pressione sugli ospedali, tagliando l’80% dei pazienti in terapia intensiva e abbattendo i decessi» e precisa sui dati dell’efficacia inferiore al 90% per la sola prima dose (di Pfizer, dati del New England Journal of Medicine, ndr): «Guardiamo al vaccino contro l’influenza che protegge in media del 50%: tutti quelli che si vaccinano, anche se si ammalano, sono protetti dalle forme gravi».

Il direttore dell’Istituto tuttavia sostiene che risultati si vedranno solo a partire da somministrazioni giornaliere di almeno 500mila dosi, altrimenti si stenterà a superare le difficoltà di contenimento e contrasto del virus.

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