Il governo turco accusa l'Isis

I 120 morti della marcia pacifista che doveva sfilare ad Ankara

I 120 morti della marcia pacifista che doveva sfilare ad Ankara
10 Ottobre 2015 ore 11:05

Sono drammatiche le immagini che arrivano da Ankara, dove ieri mattina una manifestazione per chiedere la pace tra Turchia e Kurdistan è stata sconvolta da una doppia esplosione, appena fuori dalla stazione ferroviaria cittadina. La conta dei morti è in continua crescita: sarebbero oltre 120, con 240 feriti. Ankara accusa il califfato: “C’è l’Isis dietro la strage” ha dichiarato un alto esponente del governo turco. Il Paese scivola un’altra volta in uno stato di paura e tensione, il tutto a poche settimane dalle delicatissime elezioni dell’1 novembre prossimo.

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https://youtu.be/h6Z2H2q6tv0

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La dinamica. Le ricostruzioni parlano di un attacco kamikaze, a colpire, poco dopo le 10 del mattino, tanti manifestanti radunati per chiedere la fine delle ostilità turche contro l’esercito curdo del Pkk, che proseguono ormai con insistenza dalla fine dello scorso luglio. Subito dopo l’attacco, gli organizzatori della manifestazione hanno invitato tutti i partecipanti a tornare nelle loro case, per paura che potessero verificarsi altre stragi. A organizzare il corteo era stato il sindacato di sinistra Disk e Kesk, il partito moderato curdo, alcuni gruppi di opposizione e gli ordini degli ingegneri e dei medici. Le immagini e la dinamica dell’attentato ricordano drammaticamente quanto visto a giugno a Suruc, la cittadina vicino al confine con la Siria dove un kamikaze uccise 30 persone, facendosi esplodere durante una manifestazione dei socialisti turchi che si preparavano a partire per Kobane, per portare aiuto e sostegno alla popolazione.

Le reazioni. La reazione del premier Erdogan è stata immediata: «Condanno questo attentato contro la nostra unità e la pace nel nostro Paese», ha detto il presidente, assicurando l’impegno del Governo turco nella ricerca dei responsabili dell’attentato. Immediata è stata anche la conferma da parte della polizia: quello che ha colpito Ankara è stato un attentato, ancora incerto se ad agire sia stato uno o più kamikaze. Sul luogo delle esplosioni non sono state rinvenute carcasse di auto.

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«Gesto intimidatorio». Tra le reazioni più dure, c’è quella di leader del Partito democratico del popolo (i filo-curdi di Hdp), Selattin Demirtas, che ha parlato di un chiaro gesto intimidatorio rivolto verso i suoi attivisti. Il politico doveva tenere un comizio lo scorso 5 giugno a Diyarbakir, ma anche lì un’esplosione interruppe il tutto, lasciando sull’asfalto due vittime. Per quell’attentato le accuse a Erdogan si inseguirono: non aveva fatto a sufficienza, si diceva, per limitare i rischi, e per qualcuno era addirittura responsabile della strage. «Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc», ha proseguito Demirtas. 

Cessate il fuoco curdo. Dal confine tra Siria e Turchia arriva invece la notizia che l’esercito curdo, in seguito alla strage, ha ordinato il cessate il fuoco ai suoi uomini, che non spareranno così alcun colpo, a meno di trovarsi sotto attacco. La decisione è stata presa dietro pressioni dall’interno e dall’esterno della Turchia, per ridurre il rischio e le tensioni che impediscano al Paese di avere «elezioni giuste e corrette», in una tornata elettorale in cui i filo-curdi dell’Hdp puntano a consolidare i consensi ottenuti a giugno.

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